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La Palma d’Oro che ha spiazzato Moretti
Nanni Moretti dopo il verdetto di Cannes 2021 cade sul vincitore Titane
L’originalità del film francese mette al tappeto non solo il regista sconfitto

A cura di Franco Ferri

Nanni Moretti contro la Palma d'Oro
Nanni Moretti contro la Palma d'Oro
Per maestosa autorevolezza il Festival di Cannes continua a essere un saldo punto di riferimento per la cinematografia mondiale. Tutte le vie del cinema portano sulla Croisette,anche in tempi sociali confusi e drammatici,da quelle parti si contestualizza senza sosta un’idea di arte che apre al futuro smarcandosi dalla proliferazione di festival locali fin troppo genuflessi al conforme. Proprio per la sua importanza i verdetti che conferisce assumono sovente prestigiosa influenza e un eco mediatico quasi fosse il campionato del mondo,ma per questa natura dal carattere universale Cannes a volte può generare reazioni bizzarre nella mente degli sconfitti. Come se il calcio di rigore che assegnava il titolo abbia spiazzato e vanificato la tensione nervosa del portiere battuto imparabilmente. Sembra suggerire questo immaginario la vivace protesta di Nanni Moretti contro la Palma d’Oro vinta da Titane. A giochi fatti ha scritto sul suo profilo pubblico. "Invecchiare di colpo. Succede. Soprattutto se un tuo film partecipa a un festival. E non vince. E invece vince un altro film, in cui la protagonista rimane incinta di una Cadillac. Invecchi di colpo. Sicuro". Non accettare la vittoria limpida di un concorrente sarebbe antisportivo,Moretti per il vero non mira a ciò ma cerca a luci spente di riaccendere un lumicino su Tre Piani abbuiato dall’indifferenza che il film ha suscitato in concorso. Del resto come afferma Gloria Satta (Il Messaggero),”Il film di Moretti incensato dai nostri critici non ha mai convinto la Giuria di Cannes,né la stampa internazionale”,e in quest’ultimo caso prendendo ad esempio una testata quale Le Monde,” Moretti intreccia storie convenzionali e incoerenti ”,restano inconfutabili le ragioni di un’esclusione,” Prevedibili “, anche secondo Federico Pontiggia (Il Fatto Quotidiano). Eppure nella cerchia del tifo per Nanni Moretti c’era perfino il giornale,Libero,che galoppando sulla consistenza di un sovranismo trasversale ormai dilagato pure nel cinema italiano augurava un premio “Last Minute” sottolineando come,” La vittoria di Moretti fosse un desiderio comune a tutti,siamo un popolo di patriottici”. L’uscita del regista romano è l’elaborazione della sconfitta. La delusione personale verso una cinematografia a lui estranea che non dovrà però trasformarsi nel confine asfittico da autore miope. L’ingeneroso aforisma nei confronti del film della Ducournau d’incontro non fa che rafforzare quella storia anticonvenzionale,capitolo errante di evoluzione linguistica,nel proiettare sull’opinione pubblica un ingigantito feedback. Un grido solitario quanto una ritorsione artistica nondimeno arricchita dall’umorismo sarcastico e cinico che ha saputo infondere nelle pellicole migliori,ma velato da un suo tipico cavallo di battaglia,lo spirito d’inadeguatezza. Una topica che rimbalza,s’eclissa e ritorna quasi fosse la traccia di una sceneggiatura prossima ammettendo in calce quella specie di conflitto sottile contro se stesso (“non vince”) confessato con puntuale senso di autoanalisi. Ha riproposto nel post la fiction melodrammatica del decadentismo che fiuta il declino,eppure la provocazione riesce a stimolare di nuovo perché un dibattito è come una canoa alla quale si addicono ripide e acque controcorrente.

Julia Ducournau regista di Titane, Palma d'Oro
Julia Ducournau regista di Titane, Palma d'Oro
Fa sorgere in ogni caso spontanea e curiosa la domanda più logica,cosa pensano in giro della Palma d’Oro? Titane di Julia Ducournau è stata la vera gloria di Cannes 2021? La Giuria presieduta dal regista Spike Lee,personalità tra le più travolgenti del pianeta film,faceva presagire che il sommo riconoscimento sarebbe andato a un’eventuale storia dal potere distintivo nel comunicare l’identikit di un carisma,e così andò. Il regista di BlacKkKlansman sarà loquace e soddisfatto della scelta,”«Titane» è il primo film in cui una Cadillac mette incinta una donna: C'è del genio e della follia,due cose che amo in questo lavoro”. La giovane autrice del film francese chiarirà con pregio alcuni concetti basilari della pellicola,” La mostruosità che attraversa il mio film è una forza che rompe le barriere della normalità mettendo al di sopra un fortissimo grido d’amore che possa far accettare un mondo più inclusivo e fluido”. Sul versante dei critici appare netto l’entusiasmo di Francesco Alò (Il Messaggero),”L’opera più nuova e scioccante di Cannes,più pulp di Tarantino”,mentre per Andrea Martini (Il Giorno – Quotidiano Nazionale),”Nell’opera della Ducournau c’è voglia di non fermarsi davanti a nessun confine”. Resta colpita Mariarosa Mancuso (Il Foglio) per come ”la regista spinge pesantemente il pedale sul post-umano”. Secondo Alessandra Levantesi Kezich (La Stampa) il Palmares di quest’anno,citando anche il premio assegnato ad Annette di Leos Carax,è stato l’inno a film che s’incontrano di rado,” Perché si tratta di due pellicole fatte per dividere,per essere amate o detestate senza mezzi termini”.In quest’ultimo spazio si va a collocare Emiliano Morreale (La Repubblica), «Titane» è di gran lunga il peggiore visto in concorso” e in tale schieramento Paolo Mereghetti (Il Corriere della Sera) sembra voler rispondere alla regista “(Lei) non si mette al servizio della fluidità ma gratifica quel pubblico che Virginia Woolf definì middlebrow,che segue le mode supinamente”. Non siamo d’accordo che Julia Ducournau sia la replicante di generi stereotipati o la nuova espositrice di filoni collaudati,ambiti,dagli spettatori. I riverberi di certe tematiche percorse da due David (Lynch e Cronemberg) possono facilmente fuorviare la lettura di Tirane,ma la parentela con essi pare condita con qualche apparenza di troppo. La regista riempie di personalissimo spazio e disorienta le coscienze del conforme perché ha portato una tempesta di novità visionarie,concettuali. Continua ad andare in onda la classica battaglia tra immobilismo e innovazione. L’importanza di un film la si vede dal principio attraverso gli schieramenti spontanei delle opinioni che nascono,tuttavia non sembrano somigliare affatto alle mosse prefabbricate di un gioco calato dall’alto.