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MAGGIO 2020
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Il Meglio e il Peggio del mese
BOMBSHELL – La Voce dello Scandalo di Jay Roach
Sceneggiatura di Charles Randolph

Con Charlize Theron,Nicole Kidman,Margot Robbie,John Lithgow,Malcolm McDowell

Una notizia straordinaria viaggia sull’onda delle breaking news nei network americani,ma non sarebbe una bomba esplosiva se non avesse per trucido soggetto uno squalo insolito e per vittime le stesse protagoniste che danno il volto all’informazione sul piccolo schermo. Sono in prima pagina le molestie sessuali e i modi impropri per ricattare le carriere di professioniste da parte di un alto dirigente della televisione più rampante nel far da sponda alla corsa elettorale del futuro presidente Donald Trump. Siamo nel 2016 in anticipo di un anno sullo scandalo che travolse Harwey Weinstein ma per la storia la figura di Roger Ailes diverrà pionieristica in questo genere d’indecenza quanto antesignana di tormentoni mediatici tra gossip e arida giostra da penalisti. L’uomo contribuì a scrivere un capitolo nuovo del cambiamento operato dalle tv nella società statunitense,perché fu il deus ex machina nella creazione del canale Fox News di proprietà di Rupert Murdoch (tycoon del network internazionale Sky Tv,in quei giorni ancora proprietario di 20th Century Fox),per il quale mise a punto un sistema molto redditizio tra propaganda e inserzionisti. In breve quel marchio pieno di aggressività si trasformò nell’icona più desiderata se non idolatrata dal pubblico dell’America profonda che vuole l’esternazione dei valori conservatori e la persuasiva condivisione di una mitologia quotidiana fatta d’integralismo,forse ben oltre l’uso stringente da elettori repubblicani. Fox News fece da apripista ad esperienze analoghe in altri paesi e in Italia ispirò senz’altro il copyright informativo dei canali Mediaset in appoggio alle forze di destra. Nel film è la denuncia di un volto femminile che,tra omertà circostanti e l’avanzare faticoso di giusti propositi,coinvolgerà una stella del prime time tele giornalistico. La brillante signora non ha dimenticato un passato di lavoro precario che le riporta in mente i momenti oppressivi dettati dalle antiche avances del factotum di casa Murdoch. Si mette in moto tutto un microcosmo redazionale dove carrierismi e relazioni sfacciate sfrondano la robusta giungla che instrada verso l’opportunità. Là in mezzo scopriremo un personaggio particolare che crede ancora nella tempra pura della missione giornalistica manifestando assenso d’ingenua lealtà nei confronti del vecchio carismatico Roger. La giovane Kayla (Margot Robbie) convince in tal ruolo,ella vuol lavorare a Fox News per volontà espressa dalla famiglia,una tv empatica quasi fosse l’approdo nella chiesa della tradizione. Capirà per propria esperienza la differenza atroce tra la gioia missionaria e il gioco calcolatore che infangherà la sua semplicità ascetica. Questo supporto di contrasto ambiguo apre a una visione complessiva che s’intravede nella vicenda per poi dilatarsi con vigore portando in rilievo un centro strutturale di assoluta rilevanza interpretativa. L’edificio redazionale è il tempio della notizia,il luogo non astratto in cui si celebra il culto dell’informazione deputato a formare schiere di devoti. La moderna religione di stampo immanentista glorifica le news sospesa tra il fatto e il look dell’immagine,contempla i fedeli ma chiede in cambio il leale refrain di un potere. L’altare eretto dal teleschermo come liturgico cerimoniale esprime un baricentro nato all’interno di una cattedrale dove per riflesso forme di gerarchia pullulano ed espletano obbedienza,comando,influenza con fidato compito oppure devianza da un credo. L’impostazione presenterà disegno che vede dentro le mura movimenti e tensioni segrete fuori dalle norme di prassi come se le azioni prescelte nella sacrestia con umano arbitrio potessero determinare il candore della Grazia. Ventitre consorelle chiesero ascensione e il miracolo della vita al Gran Sacerdote,ma costui si appropriò consapevolmente della Divinità senza umile rispetto. La raffigurazione in tal chiave svolge il cinismo di un rapporto che s’infrange tra il fondatore di Fox News e il magnate che gli affidò l’opera “pastorale”. Rupert Murdoch è interpretato con illuminato disincanto da Malcolm McDowell,l’indimenticabile Alex di Arancia Meccanica. Un po’ tutta la caustica espressione del film la dobbiamo a Charles Randolph,sceneggiatore attento e virtuoso,già autore dell’ultimo film diretto da Sydney Pollack (The Interpreter - 2005) e sopratutto vincitore dell’Oscar 2016 per La Grande Scommessa di Adam McKay. La stoffa è di pregio,e anche stavolta ha creato una foggia di spessore.