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APRILE 2021
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Il Meglio e il Peggio del mese
L’INCREDIBILE STORIA DELL' ISOLA DELLE ROSE di Sydney Sibilia
Sceneggiatura di Sidney Sibilia, Francesca Manieri

Con Elio Germano,Matilda De Angelis,Tom Wlaschiha,Alberto Astorri,François Cluzet

Era un gioco ma divenne un caso di geopolitica dai risvolti scottanti. La costruzione di una piattaforma sul mare a dodici chilometri dal litorale Adriatico di fronte a Rimini,si trasformò nel più rocambolesco avvenimento di cronaca di quelle stagioni straripanti,trasgressive,che caratterizzarono il periodo del ’68. Ribattezzata poeticamente Isola delle Rose divenne subito un posto cool da frequentare. Non era tanto l’insolita collocazione e il modo anticonformista di presentarsi che infiammò i giovani,scandalizzò i benpensanti. Ridisegnò a modo suo il palinsesto del mito rendendo evidenti segni di ampia portata che gridavano al mondo intero la diversità avvolgente. L’isola cominciava ad essere frequentata da un target vario proveniente da molte parti,favorita peraltro da un’ubicazione all’interno delle acque internazionali fuori dal magnetismo giuridico italiano. L’ardito palco marino così accogliente ambiva a divenire uno stato sovrano,indipendente con propria moneta e identità di nuova lingua (esperanto) che fece breccia con molte richieste di cittadinanza dall’Italia e da lontani paesi. L’autodeterminazione ad esprimersi senza barriere era la regola principe per chiunque si trovasse sopra. Le potenzialità del piccolo aspirante stato erano immense a cavallo tra i blocchi dell’Ovest e dell’Est disegnati dalla guerra fredda ma attirarono invidie,ire,cospirazioni a Roma. Iniziata e animata da personaggi giunti dall’Emilia Romagna,Umbria,Germania,forse pervasi dalla libertà utopica che il mare suggerisce nell’anima,non sapevano che di li a poco quelle gocce di miraggio sarebbero diventate una cascata inarrestabile e condivisa da molti altri. Tuttora dai racconti di coloro che vivendo in Riviera hanno potuto scandire da vicino l’incedere di quei giorni,come pure dalle narrazioni dei vacanzieri in Adriatico,si deduce il dolce tepore di momenti leggendari. Genitori che indicavano ai bambini incuriositi l’orizzonte verso est dove nelle ore con poca foschia sarebbe apparsa l’indefinita sagoma dell’isola,ancor oggi assumono quel colore emotivo di aver distinto l’immagine del fantasma. Con ogni probabilità è la magia delle acque a suggerire visioni da cinema,per certo il potere onirico di quella costa suggerì qualche tempo dopo a Federico Fellini e Tonino Guerra nella stessa fascia marina il memorabile passaggio del transatlantico Rex che si manifesta d’improvviso,un grande capitolo dal trasporto metafisico scolpito in Amarcord. L’influenza figurativa continua a scaldare perennemente la sabbia romagnola e resta talmente alta da imprimere pure all’Isola delle Rose tradotta in film un velo mitologico e appassionante vicino al pathos elettrizzante dei racconti orali. La vicenda cinematografica (peccato non sia arrivata sul grande schermo) è una libera rivisitazione della vera storia che in molti,forse troppi,volevano seppellire e dimenticare. Attraverso una prosa sofisticata da film internazionale,dove si guarda all’articolazione dei capitoli e gli attori si calano nei personaggi senza le gigionerie o gli egocentrismi tipici delle produzioni italiane,L’Incredibile Storia dell’isola delle Rose,è intrigante apologo composto da commedia,storia del paese,grottesco e sogni ad occhi aperti. Ricostruzione minuziosa dell’epoca,che non replica il passato con la classica nostalgia delle fiction tv,riapre gli scenari sessantottini con fantasia ma con la coscienza pulita di farne un potere elevato e sincero. L’isola diverrà il simbolo catalizzatore del cambiamento e delle spinte ad andare oltre contestualizzando l’ideale di un nuovo approdo. Troverà antagonismo perfetto tra i palazzi romani e nel governo democristiano che intenti a reprimere le istanze giovanili pervenute dal maggio francese vedranno nell’isola d’acciaio un nemico da battere. Quei quattrocento metri quadrati sul mare avrebbero creato un precedente con tutti gli eccessi di gioventù e forse la prospettiva peccaminosa di un casinò,paradiso del poker,sarebbero stati un problema dal volto transnazionale per la stabilità della politica italiana. L’estrosa,gioiosa,tormentata battaglia dei protagonisti vivrà nella pellicola l’escalation di chi non vuole rimanere al soldo della palude ma naviga a misura di una creatività tutta da verificare. Le contraddizioni del precariato e le coincidenze da eroi per caso li premieranno per la vita spericolata,questo è il denominatore che verifica Sydney Sibilia,(qui al meglio della filmografia) riportando in auge una filigrana cara a Mario Monicelli.