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DICEMBRE 2021
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Il Meglio e il Peggio del mese
LA PERSONA PEGGIORE DEL MONDO di Joachim Trier
Sceneggiatura di Joachim Trier, Eskil Vogt

Con Renate Reinsve, Anders Danielsen Lie, Herbert Nordrum

La Julie del film (Renate Reinsve) è una protagonista suo malgrado,la meno affidabile in tema di sentimenti,preferisce viaggiare con l’acceleratore al massimo apprezzando che chi le sta accanto non usi la cintura di sicurezza e non abbia paura del botto finale. Almeno così appare al tatto maschile ma non crediamo sia giusto definirla cinica o più semplicemente inebriata di egoismo. La ragazza tuttavia si deprime,soffre il ritmo di un ambiente ossessionato dal richiedere adesione devota alla frenesia comparativa,a indicatori insensati,che per assurdo non riescono più a mostrarle dove sia il traguardo. La patologica amnesia costruttiva del non saper rilevare,trovare una giusta meta la sta bloccando,e la propria identità sembra procurarle soltanto giri a vuoto. Giunta sui trent’anni ha necessità di definirsi con maggior caratura ma comprende che non serve rinnegarsi a priori per estrapolare la pozione del magico equilibrio. Così prosegue il cammino che da sempre la contraddistingue usando al cospetto delle azioni un’attenzione semmai circostanziata per svolgere autoanalisi e adeguata,sincronica terapia utile alla sua esistenzialità. Non può rinunciare a quel fardello in cui lei stessa osa identificarsi nei giorni delle colpe,sentirsi spregevole forse la persona peggiore che esiste in giro. L’assioma,condividendo un precetto Freudiano,piloterà la ricetta curante del suo schietto e persuasivo caso. Ha una relazione con un intellettuale creativo ma se lui alza il tiro nel legame lei comprende quanto sia difficile adattarlo al suo nuovo corso. Decide di rompere il rapporto nonostante trovasse con l’uomo molti punti in comune. Riconosce come la scelta assapori per certo l’amaro della scorrettezza,crede però possa aiutare il bisogno di altri orizzonti e favorire esperienze interessanti,Julie sente la necessità di scrivere il romanzo che freme dentro. Per farlo ci vorrebbe anche una realtà più briosa che solo lei può costruire,in tal modo nasceranno i dodici capitoli pungenti e liberi del film spinti dalla buona stella di un nuovo amore. Spesso le circostanze trasportano tempeste e veleni,eppure sostenuta da un provvido vento di scirocco avrà la fibra di rimodulare con coraggio la sessualità femminile negli anni del #MeToo. Non pensiamo troppo presto al sorriso della commedia fondata sulla carica di vita menefreghista,lei del resto non può conoscere il titolo del successivo capitolo. Mentre il destino sornione la controlla di spalle innanzi va a presentarle intrecci che sembrano proiettarla al centro di eventi retrospettivi. Julie sta sul bordo del precipizio oppure l’improvvisa asprezza in cui s’imbatte è il bivio per individuare un percorso assoluto? La pellicola con intelligente verve pare avere lo sguardo dello scultore che scolpisce e smussa una roccia con sarcasmo di se stesso,sebbene del tutto immerso nella dedizione di poter trasformare la sua pietra in figura comunicante. Non sono i fatti placati nel felice approdo,nell’abulica insipienza,a rappresentare il cerchio di una vita ma è il loro esprimersi attraverso il parco delle emozioni che sublima il risultato di un’opera. La ragazza dovrà tentare di sfrondare residui nebbiosi,inquadrare e memorizzare ogni gamma emotiva distinguendola dal superfluo. Comprendere tutto ciò rende i rilievi assimilabili alla complessità. Sono il pregio superlativo di questa commedia (ma non troppo) che con estrema probabilità è la più magistrale da molto tempo. Una storia che s’imprime non per distinguersi dall’estemporaneo e dilagante perbenismo dell’oggi,ma gettando in discarica ogni regola,riferimento del politicamente corretto farà scoprire il reale sofisma indicando dove sta l’essenza.