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Cannes76: La voce della Palma d’Oro
Justine Triet oltre l’ufficialità, Solidale e vicina con chi protesta in Francia
Per il suo film plausi e ovazioni, Per altre storie forte impatto, Per l’Italia buio

Justine Triet: Palma d'Oro solidale con le proteste
Justine Triet: Palma d'Oro solidale con le proteste
Fin dai primi giorni si percepiva tra la gente,festivalieri e popolo dei visitatori,quale influenza avrebbe potuto avere il clima delle proteste che ormai dilaga in tutta la Francia. Nei commenti più disparati si faceva strada il ricordo di un’edizione lontana quando la kermesse cinematografica fu bloccata nel maggio 1968 dall’impetuoso dissenso che unì cultura,società e politica. Discorsi e memorie carpiti al tavolino del bar che sembravano il film eroico di una generazione sognante,eppure le nubi odierne non parevano rimettere in gioco parallelismi da nubifragio. Qualcun’altro si chiedeva (con speranza o preoccupazione) se i manifestanti riusciranno a raggiungere la Croisette,o se una star oserà esibire i simboli della conflittualità sopra l’abito da sera. Nella sequela di timori e immaginazione perfino il magazine di critica cinefila per eccellenza,Cahiers du Cinema,s’inseriva con lapidario,ineffabile verbo,scrivendo,”Cosa succederà a Cannes 2023 mentre la rabbia si sta diffondendo con impeto?”. La fantasia più profeticamente agognata diverrà realtà sabato 27 maggio. Appena ricevuta la Palma d’Oro da Jane Fonda la regista francese Justine Triet dedica ringraziamenti (terza donna Palma d’Oro) ma ancor più solidarizza con fermezza in favore delle manifestazioni per la riforma delle pensioni. “Quest'anno la Francia è stata attraversata da una protesta unanime che viene disattesa e repressa in modo scioccante",dirà rompendo l’ufficialità del protocollo. Una voce spalmata di fresca autorevolezza che farà scalpore riunendo per la prima volta da tanto tempo,pensiero civile,cultura,società,lo si nota distintamente perché immediati plausi e ovazioni riempivano la sala. La Triet prosegue,”Questo modello di potere dominante sempre più disinibito sta scoppiando in diverse aree ma anche in tutte le altre sfere della società,e il cinema viene colpito con la mercificazione della cultura difesa dal governo neoliberista che è in procinto di eliminare l’eccezione culturale francese". Un finale a sorpresa suggellerà il 76° Festival di Cannes scaldato fin nei primi giorni dalle favorevolissime opinioni di stampa per il film di Justine Triet Anatomie d’une Chute,che veniva subito pronosticato all’unanimità potenziale trionfatore come non accadeva dall’anno di Parasite. Il termometro dei film riassunto dalle critiche delle principali testate europee e mondiali,con appositi aggiornamenti distribuiti ogni giorno,veniva sondato da Le Film Français e Screen Daily. Per la maggioranza il possente drama-crime della regista francese ha rappresentato il punto più alto,una storia che s’avvolge momento dopo momento in un personaggio femminile di inconsueto spessore (Sandra Hüller). L’attrice tedesca farà da ponte per un’altra pellicola da lei interpretata,molto votata e ampiamente recensita. The Zone of Interest di Jonathan Glazer alla fine riceverà Il Gran Prix,un urto devastante per ogni coscienza assistere ai progetti di buona borghesia della famiglia di Rudolf Höss mentre a pochi metri dalla villetta (nel lager di Auschwitz) il famigerato nazista pianificava strumenti di distruzione umana. Quest’anno non ci sono state sorprese sul piano formale come accadde per Titane e Triangle of Sadness ma gli autori di questi film,Julia Ducournau e Ruben Östlund oggi membro di giuria e presidente,hanno indirizzato il Palmares verso un esemplare cinema che restasse nella memoria. Tra i grandi favoriti alla vigilia c’era anche Les Herbes Sèches di Nuri Bilge Ceylan che seppur dimenticato dai riconoscimenti principali riceverà lode e Palma per l’interpretazione femminile di Merve Dizdar. Il regista turco,un mito autoriale di questi anni e vincitore a Cannes 2014 (Il Regno d’Inverno),affronta tematiche con colta sensibilità trasportandole nell’utopia,nella fallacità delle scelte politiche,un ritratto deflagrante tra luce e oscurità. Scriverà Gaël Golhen (Premiere),”C'è soprattutto Dostoevskij nel suo modo di raccontare gli infiniti tormenti del protagonista”. Nonostante una folta rappresentanza in concorso i film targati Italia non hanno portato a casa nulla. Bellocchio,Moretti e Rohrwacher,non sono riusciti a riportare in alto l’immagine del cinema italiano in campo internazionale. Poco apprezzati i loro film lasceranno presto spazio all’oblio.
Franco Ferri