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Oscar 2019: Ha vinto il cinema
Green Book e altri premiati confermano la solidità di storie da vivere in sala
Sconfitto Roma, Netflix voleva imporlo senza un vero confronto di pubblico

Mahershala Ali (Green Book) con l'Oscar
Mahershala Ali (Green Book) con l'Oscar
Potrebbe sembrare un’ovvietà ma la 91°edizione degli Academy Awards ha ribadito in maniera chiara e inequivocabile la fondamentale importanza dell’essenza cinema. I film più premiati e rappresentativi nelle categorie chiave appartengono in maniera spiccata alle caratteristiche più congeniali da vedere e vivere in sala. Chi sa riconoscere il valore di ciò sorriderà alla strameritata vittoria di Green Book con tre Oscar primari che definiscono l’architettura portante di una vicenda per nulla scontata. Il racconto di un’amicizia che nasce all’interno di un viaggio quanto mai contraddittorio. Mostra da vicino il divenire dei personaggi che è alla base di un contatto con il pubblico nel far scattare quella naturale forma di comunicazione tipica dei grandi film. Black Panther,per altri aspetti è riconducibile a quanto descritto,e il riconoscimento con tre statuette di pertinenza tecnica non tragga in inganno. Il fantasy di Ryan Coogler ha rappresentato l’anno scorso la vera sorpresa al box office mondiale con un mix di tematiche colte in piena di originalità riversando nel format una perfetta amalgama,dall’action movie alla mitologia della cultura black. Se poi parliamo di mito in senso stretto gli Academy Awards di quest’anno hanno sottolineato il film che più di ogni altro ha saputo riprodurre il brivido caldo del talento e la magica esperienza di una rock band. Bohemians Rhapsody risulterà la pellicola maggiormente premiata con quattro statuette,il suo cammino nei cinema ha registrato flussi anomali e imponenti di pubblico per una storia di musica,ma nel suo status sa imporre un appeal magnetico che va fuori da schemi ricorrenti. Facciamo presente che le biografie tendono spesso a canoni uniformati da orizzonti televisivi,ma la parabola di Freddie e Queen riesce a metabolizzare con forza identificativa un carico di grande respiro emotivo assistito da buona forma drammaturgica. Il film sarà per molti mesi in programma reinventando una fenomenologia che sembrava estinta dal vocabolario distributivo. Tornerà tra la gente anche l’uso del passaparola,qualcosa che sembrava sopraffatto dagli istantanei metodi di marketing,favorendo di nuovo genuina e sincera promozione per Bohemians. Il premio a Rami Malek,come miglior attore,del resto simboleggia tutto il dna presente nel film sottolineando specifiche caratteristiche subliminali e perfezioniste che altri candidati non hanno sfiorato. Tra i film sconfitti,che viste le nominations parevano destinati ad altri esiti,ci sono La Favorita (dieci candidature) e Vice – L’Uomo nell’Ombra (otto candidature). Uno score troppo deludente che si tradurrà in un unico Oscar per ciascuno,quello di Olivia Colman come miglior attrice e il premio al makeup per Vice. Erano le pellicole più impegnate e ricche di elementi innovativi ma siamo convinti che la comune filigrana politica,sulfurea,sia stata determinante nel verdetto negativo. In questi casi l’Academy dell’Oscar ha manifestato una prudenza,scarso coraggio da sembrare del tutto allineata con l’establishment americano e non basta la statuetta per la sceneggiatura a BlacKkKlansman di Spike Lee. Il grande sconfitto degli Oscar 2019 dopo le dieci nominations,al di là di ogni punto di vista particolare è Roma di Alfonso Cuarón insieme a Netflix,che avrebbe voluto fare un balzo di categoria tra i big del cinema. L’assegnazione di tre Oscar è un carniere anche troppo generoso per una pellicola tutto sommato convenzionale e sopravvalutata,ma il budget e la macchina imponente che disponeva per la propaganda hanno cercato fino all’ultimo di confondere l’opinione pubblica con pronostici e trionfalismi rivelatisi bugiardi. Evidenziamo che nel premio al miglior film straniero scavalca con enorme dose d’ingiustizia gli altri contendenti,Cold War,Un Affare di Famiglia,Cafarnao,Opera senza Autore,erano tutti ma proprio tutti nettamente superiori al film messicano. In definitiva quanta gente ha visto Roma? Non ci sono dati sul modello box office da confrontare,streaming e download allo stato attuale riservano dubbi legittimi. Tanti spettatori,forse qualcuno,e si consolidano i misteri che Netflix non può risolvere perché i protagonisti della Notte degli Oscar hanno comunque sempre generato feedback forti e visibili con gli spettatori. Il successo dipende soprattutto dal pubblico come abbiamo visto,nel caso di Roma sembra di vedere un candidato alle elezioni suggerito dall’alto che vuol imporsi senza avere il supporto degli elettori. Un’allegoria purtroppo reale ma che suggerisce quanto il cinema possa ancora godere di un pensiero socioculturale basato sulla democrazia sviluppata dal basso.
Franco Ferri