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Il Grande Match con le Cine Opinioni
Oscar: Per fortuna che c’era Coppola
Tutti ad indicare con pollice verso la peggiore edizione mai accaduta
La presenza del regista materializza il legame con l’ideale di grande cinema

A cura di Franco Ferri

Francis Coppola al centro con Al Pacino e Bob DeNiro
Francis Coppola al centro con Al Pacino e Bob DeNiro
Abbiamo conosciuto edizioni degli Oscar che sono state la massima espressione della meritocrazia cinematografica e tale identikit è stato aderente alla qualità fino a poco meno di dodici mesi fa. Poi per chissà quali rimescolamenti da dietrologia oppure per una stagione dove ci può essere stata frenata della competizione viene meno quell’orizzonte cui guardano sempre i critici per capire se un’opera è degna di appartenere all’arte. La 94° Notte degli Oscar sembra aver tradito alla grande gli opinionisti,tra i primi a rompere gli indugi c’é Paolo Mereghetti (Corriere della Sera). “Diciamo la verità: l’edizione degli Oscar 2022 è stata la peggiore di sempre con buona pace della qualità estetica e dei meriti della messa in scena”. Sono stati verdetti attesi sotto molti aspetti dopo che il mondo hollywoodiano aveva instradato i suoi primi riconoscimenti all’inizio dell’anno ma anche uno scontato thriller a volte prevede il colpo di scena. Nessuno avrebbe mai osato ipotizzare che il trionfatore diventerà CODA – I Segni del Cuore e questo fa subito arrabbiare chi ha nel cuore i segni dell’analisi. Alessandra Levantesi Kezich (La Stampa) senza peli sulla lingua per il remake de La Famiglia Belier dice:”L’Oscar a questo film grazioso e gentilmente impaginato è un premio discutibile,destinato a rimanere ininfluente dal punto di vista delle ragioni dell’arte“. Anche una penna critica di solito pacata come Alessandra De Luca (Avvenire) lancia strali irritati al centro della discussione.”Hollywood in crisi di idee che pesca dal serbatoio europeo e scopre l’acqua calda”. Ma nella sostanza in cosa si differenzia dalla pellicola francese? Troveremo un pizzico d’inclusività in più che pone in rilievo maggior punto di osservazione sulla soggettiva di chi non ha l’udito ribaltando loghi consolidati del mondo circostante. Veramente troppe le statuette da ridiscutere,contestare,usando l’idioma caro ai cinefili ma nel caso de Gli Occhi di Tammy Faye che pluripremiato,in primis la migliore attrice Jessica Chastain,ha dato sensazione permeante di trovarsi sulla sommità del ridicolo. Non vale solo per la mediocre resa complessiva ma come affermano,Teresa Marchesi (Domani),Jessica Chastain premiata per una recitazione sopra le righe” e Pedro Armocida (Il Giornale),Nel solco delle interpretazioni più stereotipate che giocano sull’eccesso,sulla ridondanza,sul gigionismo”,facendo intendere quale dubbio livello di grottesco si è voluto favorire. Quasi simili ai Bambini Perduti sull’Isola che non c’è ciascuno sarà andato dritto,seppur smarrito e  confuso,alla ricerca di qualcosa che motivasse comunque una scintilla da accostare al mito della notte hollywoodiana,cercando di sentire ancora i battiti di un ideale da grande cinema. Talvolta basta anche un’apparizione fugace per stemperare delusione e speranza frustrata ma tutto ha un senso quando sul palco del Dolby Theatre arriva Francis Coppola. L’occasione sarà offerta dal 50°anniversario de Il Padrino e con lui (foto a lato) ci sono due della famiglia Corleone (Al Pacino e Robert DeNiro) che hanno fatto la storia perfino della saggistica offrendo con la loro poliedrica immersione drammaturgica enorme influenza culturale al rinnovamento delle opinioni. Coppola rappresenta pur sempre il segnale filologico che ti fa dire come le vie della cinematografia restino aperte e sarà l’unico ospite della serata con spontaneo appoggio alla libertà dell’Ucraina. Altrimenti resterà in memoria solamente il peggio incarnato dagli eccessi di Will Smith,che se da un lato gli procureranno lunga squalifica all’Oscar dall’altro vedranno un’ulteriore scivolone dell’Academy per averlo di fatto graziato non revocandogli il premio vinto come Miglior Attore. Federico Pontiggia sul Fatto Quotidiano inquadra la questione con l’ironia degli aforismi che predilige e sentenzia:”Fa più clamore la Mano di Will Smith contro Chris Rock che quella «Divina» di Sorrentino”,fornendo ottimo assist per un nuovo piccolo capitolo. La categoria del Miglior Film Internazionale sarà tra le poche che esce a testa alta e la vittoria di Drive My Car è una delle rare cose giuste scritte dagli Oscar quest’anno. Per tale fatto,E’ Stata la Mano di Dio,non può essere annoverato tra le delusioni perché non c’è stata mai partita. Semmai la presenza in gara del film di Sorrentino è un miracolo dell’onnipotenza di Netflix che pare abbia investito per tutte le nomination fra 200/250 milioni di dollari offrendogli per certo una visibilità come nessuno sarebbe stato in grado. Inoltre vanno considerati percorsi che commisurano la strada verso l’Oscar nei quali sono inequivocabili i responsi di preferenza. Dopo Venezia la pellicola viene ospitata nei migliori festival e rassegne internazionali d’autunno ma le risultanze dei riconoscimenti non saranno esaltanti,mentre il film giapponese che comincia il rush dopo i premi di Cannes ne metterà in bacheca un’altra settantina compresi quelli delle grandi associazioni dei critici. I particolari che Sorrentino conosceva bene lo condurranno a dire con onestà intellettuale,”Avevo capito già da qualche mese che non c’erano speranze”. Ogni contributo ci aiuta a definire questa edizione degli Oscar quanto mai amletica e contorta perciò le considerazioni in chiave zuckerberghiana di Walter Veltroni con annesso bagaglio di realtà allargata potrebbero servire per qualche risposta in più. “Gli Oscar sono spesso il metaverso del cinema. Ma gli si vuole bene lo stesso perché sono,in fondo,lo specchio di come siamo”. E aggiungiamo,di come non vorremmo essere.