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Il meglio e il peggio del mese
LA FAVORITA di Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura di Deborah Davis,Tony McNamara

Con Olivia Colman,Emma Stone,Rachel Weisz,Nicholas Hoult

Il settecento è un’epoca di passaggio nodale in cui comincia ad affermarsi quel concetto di modernità che la storia segnava lentamente già da centocinquanta anni prima. Avviò il corso con un’unione politica importante che determinerà in modo palese il destino dell’Europa,ora Scozia e Inghilterra sono governate da una sola regnante di casa Stuart,la Regina Anne. Il periodo fu propedeutico per grandi progressi generati grazie alla rivoluzione industriale e a nuovi territori che divennero gli avamposti della potenza britannica,ma dal continente la rivalità francese assumerà contorni sempre più aggressivi. Il Regno di Anne va ricondotto entro questi segmenti ricomponendo una parte di affresco secolare che non finirà di rendere rinnovate e seducenti costruzioni. Colleghiamo da queste,magari reinventiamo,un’era di splendore che osservata nell’ottica dell’evoluzione ha certificato,codificato tutta una serie di innovazioni filosofiche e di gusto molto aperte alle successive fasi di stravolgimento continentale. Oggi possiamo convenire che in Inghilterra le affermazioni e le avanzate di altre classi sociali durante i primi decenni del settecento furono di enorme influenza teorica nel preparare il terreno e le idee della Rivoluzione Francese. Grazie al cinema il diciottesimo secolo consegna una visione che comincia a disfarsi dei retaggi reazionari. Del resto la settima arte è riuscita a modellare un immaginario figurativo attraente carpendo dalle vestigie e dal disegno architettonico quel senso sfarzoso atemporale che regala alla sensibilità contemporanea una profonda reminiscenza di archetipi. L’estetica di un settecento immaginifico per antonomasia è quella tramandata da Stanley Kubrick in Barry Lyndon,il cui stilismo permea nell’attrazione romantica del personaggio precisi riferimenti politici composti da un sequenziale filologico ardito da miserie e nobiltà anarchiche. Nondimeno la capacità suggestiva di questo secolo attrae per ulteriori potenzialità. Yorgos Lanthimos concentra l’obiettivo adattando un centro estetico dove è forte il contrasto tra luci e ombre,quando d’incontro risulterà complicato armonizzare le ampie tonalità presenti nei colori. La scelta fotografica è fortemente indicativa per gli autori nell’inseguire una non troppo velata ambizione di parabola che riveli,seguendo la pista tracciata da Kubrick,la scalata e la natura insidiosa del potere. Questa versione del settecento sarà peraltro molto diversa da quella di Barry Lyndon,evita la percezione del fascino quale veicolo di malinteso,ma nello spirito di ricostruzione sfugge volutamente il minuzioso dell’affresco concentrandosi sul grigiore a sfondo realista dove gli interni avranno più significante degli esterni. Il Palazzo e la Regina Anne diventano il paradigma ossessivo,ancestrale di questo ritratto di corte in cui il regista Lanthimos fa trasparire il disegno di chi vuol condizionare le scelte sovrane. Nelle sue precedenti pellicole,The Lobster e Il Sacrificio del Cervo Sacro,aveva già inserito elementi che riguardavano gli alibi a sostegno del potere e la persuasione plagiante delle coscienze. Sul vero periodo regnante di Anne affabula con molta licenza,giocando sulla presunta debolezza di una corona,inserendo situazioni ad hoc basate su alcune testimonianze epistolari. Un libero bagaglio di partenza per lavorare su movimenti e dialoghi,presentano molto spesso la parvenza di aforismi per immagini che in una logica di messaggio prepara all’ostico terreno sul quale si ergono le dinamiche non sempre comprensibili della politica. Abigail Hill è la giovane accolta con misericordia,che sa trovare simmetria e identità con le insicurezze di Anne. Lady Marlborough,favorita della prima ora sembra la vittima di un intrigo fatale che la mette fuori causa,ma quando Abigail la spodesta viene a galla la violenza di un assolutismo senza pietà. Metodi ammalianti che nascono dal vertigo della sessualità,ma forse questo è soltanto uno dei motivi dominatori della sua personalità,senza alternativa per il dominio della protagonista e tali da rendere questo apologo fuori dal tempo con tante analogie presentabili alle domande insolute delle dinamiche complottiste attuali.