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GIUGNO 2019
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Il meglio e il peggio del mese
COLD WAR di Pawel Pawlikowski
Sceneggiatura di Pawel Pawlikowski,Janusz Glowacki

Con Joanna Kulig,Tomasz Kot,Borys Szyc,Agata Kulesza

Colpisce subito d’istinto per la fascinazione dei tratti che danno alla vicenda una completa forma stilizzata. In una sorta di guerra fredda che contempla la parte più rigida della storia,si sviluppa un’estetica sotto l’aspetto di conflitto torbido e sotto la copertura del confuso ruolo in cui giacciono le relatività individuali. Troveremo forze bipolari,attraenti,positive e distruttrici associate a quelle più in bilico sul dramma dell’amore. Negli anni dei mondi contrapposti in due versanti dove il cannone fu sostituito da propaganda e colpi bassi sotterranei,i paesi dell’est Europa vissero esperienze di centralismo in cui tutti dovevano identificarsi a stretto contatto con le direttive pianificate,ma questo rendeva complicata la libera realizzazione dell’essere artisti. Siamo nella Polonia di fine anni quaranta,Wiktor è un musicista alla ricerca delle profonde radici folk nate dal popolo cercando le migliori individualità per un gruppo di eccellenza. Nelle audizioni scopre Zula,ragazza dalla voce di raro portento con la quale si lega sentimentalmente. Musica,danza e canzoni sono per loro una porta d’ingresso verso i cieli,rappresentando una certezza ancestrale che viene dal profondo. Sono la personale espressione di genuina,immanente religiosità,che ancora fa scorrere energia nei giorni controversi di un paese ormai appoggiato sul patriottismo e sulle rigide soluzioni burocratiche. Le note e il linguaggio del pentagramma sembrano accompagnare le strade del loro amore contrastato,unendo esperienze di gioia comune e riallacciando energie inscindibili. Purtroppo sono in agguato veleni quando prevale il senso di razionali e temibili opportunismi. Viaggiano divisi tra Berlino e Parigi,all’insegna di una caccia che insegue Wiktor,colpevole di non ammansire l’arte al volere della politica. La ragazza inverò sperimenterà nuove prove musicali e ambientali scoprendo i lati polivalenti di altri attributi del vivere. L’uomo nonostante gli ostacoli non abbandonerà mai il duplice sofferto,contorto rapporto con lei e con la sua musica,incoerenti amori che la guerra fredda ha reso privi di slanci impetuosi. Il film diviene compatto nel trascinare una filigrana di forze potenti,vigorose come l’amore e le musiche,che lo stile ingloba dentro una figurazione glaciale a misura di affresco dissonante. Nella freddezza di pertinenza storica si concentrano i più insondabili e fortissimi sprazzi di vento vitale sospinti dalla volontà incrollabile che la mente tiene in serbo per vivere,non per sopravvivere. Viene abbassata la policromia del colore fino ad annullarla,un viraggio dei capitoli che non è bianco e nero (nonostante le proiezioni della versione italiana consegnino questo standard) ma esprime la percezione labile della fantasia circostante e della condizione umana. E’ un procedimento di comunicazione interiore che Spielberg introdusse per Schindler's List,un’espressione della fotografia per rimarcare la differenza tra le tonalità del grigio e il disagio immediato di un pastello naturale offeso,respinto. In parallelo otterrà nel vivido contrasto dei chiaroscuri la vicinanza omaggiante ai segni e alle relazioni controcorrente del cinema della Nouvelle Vague. Melodramma,scenari storici,il background di un paese,si intarsiano e si miscelano attraverso sequenze soffuse,lievi,che danno un tono di delicata intensità a tutta la pellicola. Al centro c’è la musica vissuta come se il pentagramma fosse la lingua dei protagonisti che batte il tempo e i fremiti dell’esistenza,capacità sofferte sebbene a volte elettive nel traguardo della vita. La disarmonicità e il valore dell’eccellenza possono trovare accordo,e in ciò la pellicola pare ricordare il filo delle storie dirette da Damien Chazelle (Whiplash,La La Land),nelle quali tormento e passioni rivelano compiutezza seguendo la connessione con la propria ambigua interiorità. Conta più del successo comunemente conosciuto e della storia scandita e imposta dagli altri. Nel sottofondo si riuniscono grande musica e canzoni d’epoca citando pure Adriano Celentano (24 Mila Baci),ma su tutte sono le note nell’aria dell’amour fou,leitmotiv quanto ossessiva chiave,quello senza remore che si erge a protagonista. Sarà eletto a locomotiva di vitalità che sfreccia tra oscurità e luce ponendosi a guardiano assoluto,legittimo delle esistenze private al di sopra del tempo e delle regole.