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Amsterdam: Il culto della libertà
David O.Russell si conferma grande autore del cinema contemporaneo
Thriller a tratti grottesco che velatamente parla del mondo in pericolo

Margot Robbie e Christian Bale in Amsterdam
Margot Robbie e Christian Bale in Amsterdam
David O.Russell pur in presenza di tipicità comuni alla propria filmografia,dove la commedia continua a miscelarsi tra grottesco e folate di dramma,dà una scossa al palinsesto tendendo la mano ad una rappresentazione illuminata molto composita e spiccatamente d’indirizzo ideale. Amsterdam esplica una rinnovata fase eterogenea che non devia dalle precedenti pagine del regista. Senz’altro va ad affrontare temi e paradigmi facendo risaltare un grido chiaro sul momento politico vissuto in questi anni dall’America e dal mondo libero. La pellicola è un’ellisse piena di riferimenti criptici che s’intersecano nei capitoli dando la sensazione di trovarsi dentro un rompicapo. Allusioni e visuali formano un giallo sostanziale smuovendo i passi di personaggi crepuscolari di straordinaria metamorfosi intellettuale che intersecano senza volerlo le pagine della Storia. La trama punta in alto conferendo al contenuto un’aperta assomiglianza e assonanza con la vera storiografia. Con buona dose di reinvenzione il corso storico (siamo negli anni trenta) apparirà deviato da rivoli sotterranei e oscuri che minano l’integrità democratica degli Stati Uniti. Il disegno cinematografico possiede uno spessore trainante,traslato da posarsi con disinvoltura sul terreno dell’apologo e l’incursione lontana nel tempo sa parlare tra le righe alla sensibilità dei giorni nostri mettendo in luce il pericolo segreto,nemico della libertà che lega trasversalmente settori economici al fascino immondo dei dittatori. La vicenda finirà per rilasciare il più lucido manifesto che il cinema di queste stagioni ha saputo comunicare sul presente. Perché l’indiretto,mascherato richiamo al tentato golpe di Capitol Hill,a Donald Trump e al filo invisibile che porta fino a Putin lasciano strascico di un terribile monito incombente su tutti. Altrettanto impercettibili quanto ricchi di snodi organici quei legami che dirigono i protagonisti,Burt (Christian Bale),Valerie (Margot Robbie),Harold (John David Washington). Si conobbero al fronte in Europa durante la Grande Guerra,finito il conflitto scoprono ad Amsterdam un luminoso periodo di riconciliazione con la vita. Nella città olandese le loro relazioni conseguono,distolte dalla malvagità e dai subdoli inganni del passato,una sorta di armonica purezza. Possono facilmente toccare identità nelle nuove arti e creare dentro l’indole con modi spontanei ciò che sapevano soltanto come la dolcezza del sogno. C’è coscienza che vivere ed essere liberi impronti segnali indifferibili motivando l’importanza della scelta consapevole rispetto a quella del bisogno opportuno,aiutando a comprendere cosa devono veramente amare. L’età giovane fino a poco prima pareva tradirli,ora sa restituire credito trasformando il gorgo della deflagrante distruzione nel più esaltante sentimento creativo che abbiano mai conosciuto. Anni dopo,siamo nel 1933,le coincidenze rimettono in contatto i nostri eroi quando insolitamente si trovano innanzi a una morte misteriosa e sospetta proiettandoli nei paraggi dell’impensabile,ma li inquadrano in momenti diametralmente opposti rispetto all’Eden chiamato Amsterdam. Collocazione di ambito e venefico humus di famiglia (The Fighter),(Il Lato Positivo) tornano in auge,come piace a David O.Russell,anche se oggi sarà soprattutto il primato della dimensione psicogena a tentare di mitigare,deviare dal voler fare la cosa giusta,del resto molto efficace nel rendere vivamente espressiva sullo schermo la differenza concettuale tra trauma e svolta. Il puntiglio dei protagonisti,la caparbia resistenza di non restare inermi di fronte alle ottusità di casa e ai progetti assoluti di una classe dominante scriveranno immagini dal rilievo esteticamente plastico. Per tale suggestione preferiamo collocare la pellicola non nell’insieme voluminoso di un affresco,non certo nelle vivide sfumature di un quadro,ma nell’intensa impressione resa da elementi differenti che s’intrecciano,quasi fossero un arazzo imbastito da immane fatica vitalista. Amsterdam è un ottimo film da vedere a mente aperta perché sicuramente farà apprezzare una struttura dal linguaggio asimmetrico che conduce al tepore della libera espressione.
Franco Ferri