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OTTOBRE 2020
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Il Meglio e il Peggio del mese
QUEEN – A NIGHT IN BOHEMIA di Tom Corcoran
Documento & Live Show

Con Brian May,Freddie Mercury,John Deacon,Roger Taylor

Vedendo questo documentario si prova lo stesso magnetismo di ipnotica curiosità e soddisfazione che emerge dopo aver visto un bel film a soggetto. Una parte composta da contributi con interviste passate e presenti,e l’altra da un concerto speciale che cambiò le vite e la strada dei Queen,aiutano all’osmosi originale di solito caratteristica delle pellicole di spessore. Intimità,aspirazioni e metamorfosi artistiche sono riunite per un grande disegno ricoperto di classiche incertezze umane ma elaborato in divenire che andremo a scoprire fin quando quattro ragazzi vorrebbero incidere un disco senza purtroppo avere contatti nel mondo dell’industria musicale. Dicono che se suoni al Marquee,club di Londra,tanti discografici potrebbero conoscerti,tuttavia se non hai mai fatto un disco lì non ci andrai mai. In questo surreale clima da quasi deserto gli innovativi Queen vivranno un paio d’anni,poi qualche tourné estera,alle quale seguì una chance. Il 24 dicembre 1975 la tv vorrebbe mandare in onda il loro concerto teatrale e pochi giorni prima era uscito il compenetrante,straniante,bellissimo,Bohemian Rhapsody. Non era in ballo soltanto il proseguo di una carriera,durante quella diretta si sarebbe misurato un duello di passioni e musica mettendo in atto atmosfere del sound finalizzate a una nuova impaginazione visiva del palco. L’insieme avrebbe impresso un alto tasso psichedelico dal vivo,tale da rinnovare il format di ogni concerto negli anni successivi. Cominciava l’era in cui suoni,luci,fashion e performance leggendarie davano il via a un centro estetico di profonda catarsi espressiva,catalizzando l’energia dell’esibizione musicale,scavando con il pubblico un percorso entropico mai sognato prima,condividendo tutti assieme la grandezza di musica e parole oltre il microsolco di un disco. Erano i primi passi di una stile che tuttora può offrire insegnamenti,perché nelle sonorità e in quell’immenso senso dell’immaginario che entrava dentro e riverberava attorno c’era l’anima della musica futura,l’universo straordinario di una colonna sonora perfettamente attuale. La vigilia di Natale del ‘75 la produzione BBC non offrì soltanto un programma di canzoni per i suoi telespettatori ma rompendo i canoni di una tradizione consolidata portò ai vertici dell’audience un concerto rock fino allora assimilabile solo al pubblico giovane. Montaggio rapido,dissolvenze incrociate,sdoppiamenti espressionisti,atmosfere in fusione con il sound dei Queen sono il contrappunto che preso di sana pianta dal manuale cinefilo regalò una magistrale lezione di talento registico live. Negli anni successivi in questo supporto la tv ha offerto sicura professionalità ma ha fatto prevalere freddezza,accademismo,è difficile trovare esempi di perfetta armonia e comunicazione visiva come quello,lasciando che per una volta la televisione brandisse la spada del cinema. A tarda ora la Christmas Night mandò al mondo il messaggio che la band di Freddie Mercury e Brian May aveva sparato i colpi più forti. Paure e timori di questi ragazzi non sempre convinti di farcela erano evaporati come acque domate sulle luci calde,fumanti dell’Odeon e nel delirio vibrante del pubblico che cantava con loro. Nasceva grazie all’alchimia del suono-immagine che sa trasmettere l’emozione di un attimo la linea di uno stile ispiratore,nonché imitato,in cui i Queen sono stati geniali precursori. Il concerto londinese,accettato con la disinvoltura di una scommessa rischiosa,rimarrà negli annali per bivio epocale e luminosa ascendenza mediatica. Avranno tante altre serate di gloria,ma non vivranno più la genuina,spontanea cascata di suggestioni intime e musicali di quella notte fantastica,dove compresero che i sogni della loro gioventù avevano vinto nell’insidia del palco. Questo è il film interiore che viene trasmesso con forza allo spettatore. A volte sospeso tra l’incorruttibile desiderio di affermare personale creatività e le incertezze iniziali dei protagonisti,percepiremo questo labile confine tra precarietà e folgorazione culminato in quel live tratto dall’album A Night At the Opera che lancerà i Queen sulla scia più luminosa dopo quella dei Beatles,che guarda caso dieci anni prima si erano esibiti nello stesso teatro.