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DICEMBRE 2019
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Il meglio e il peggio del mese
IL MISTERO HENRI PICK di Rémi Bezançon
Sceneggiatura di Rémi Bezançon, Vanessa Portal

Con Fabrice Luchini,Camille Cottin,Alice Isaaz,Bastien Bouillon

La casa dei misteri diviene più piena e intrigante,gli attributi di un nuovo tipo di delitto assumono contorni debordanti quasi non ci fossero strumenti efficaci per impedire il perpetrarsi della nefasta pratica. La vittima prediletta di tale consuetudine per comune analogia di solito sembra attirata dall’irresistibile convinzione con cui i suoi assalitori mostrano il feeling. L’assassinio meno denunciato ma molto in voga nei corridoi e nelle stanze delle maison editoriali consiste nell’esibire novelle creazioni quali fossero gioielli inconfutabili. Eppure quegli effettivi corpi di reato fuori da ogni controllo possiedono capacità di intrufolarsi nel mondo tangibile, perché un libro sfugge nelle sue dinamiche a preventivati percorsi di guida. La pagina assume insospettate e alternative forze vitalistiche che divampano oltre espandendosi nei contesti del quotidiano con modi i più irregolari. Permea persone e s’insinua ricreando altre creature con potenza,come se il thriller atipico che stiamo cercando di catalogare possa agganciare suadenti e impreviste caratteristiche nell’ambito del reale. Il particolare e volteggiante affresco criminoso è quello che colpisce la letteratura nell’attimo dove racconto e autore dovrebbero verificare il binomio sincero con un nome schietto dal volto non ambiguo. Oggi il dilagante uso dei ghostwriter attribuisce un senso ad autori privi di dote oppure regala al marketing spropositati effetti per vendere alte tirature. La storia del film caldeggia innescando una sorta di modus evolutivo vagamente astrattista che in presenza di dolo,reiterato aduso di esercizio quanto danneggiamento dell’onorabilità professionale altrui,non prevede il classico intreccio di sangue ma si permea nel mistery indagando su oscuri sentieri non proprio leciti. Siamo nell’era della comunicazione e tutto s’ingigantisce ratificando nei fatti una specie di delitto d’autore che resta impunito,e quando riciclato in virtù potrebbe attribuirsi le stesse sembianze dell’opera d’arte. Restiamo sedotti dal protagonista di questa elettrica vicenda che s’impone per assecondare un’inviolabile predisposizione etica e poi decide di agire anche a causa della perdita del lavoro mentre sbandierava con saggio senso di responsabilità il presunto misfatto. La sottile pregnanza che scaturisce dalle pagine scritte a volte nasconde indizi e la linguistica può esaltare il potere di condurre alla verità. Tale circostanza colpisce in maniera devastante,Jean-Michel,il critico presentatore di un nota rubrica televisiva sui libri,quando arriva al successo il racconto tumultuoso e ricco di acume di un certo Henri Pick,pizzaiolo ormai defunto,che pare rappresentare il ritratto decadentista nel più recente sfoggio talentuoso. L’avventurosa pubblicazione del manoscritto rinvenuto in una lontana biblioteca che accoglie testi rifiutati dagli editori ripresenta nuova e affascinante sequela da leggenda. Il critico pur riconoscendo meriti alla narrazione,sospetta una possibile truffa ai danni del pubblico e da certosino difensore della pura cultura adombra in diretta interrogativi inquietanti. Messo all’indice dalla tv fa valere l’ampia conoscenza della grande letteratura. Dovrà dimostrare le sue intuizioni che non sono calunnie e nei panni di investigatore provetto va a sperimentare possibili risposte indagando su stili e filologie connaturati alle parole scritte del romanzo incriminato. Significati e parabole erudite si alternano con le relazioni quotidiane mutuando nel clima da intrigo le tracce più insorgenti,piene di originali conseguenze. Giallo e colta derivazione si mescolano con tonalità da commedia per descrivere le nebulose di certe frontiere dell’atto editoriale,forse per la legge senza colpevoli ma di sicuro criminose per l’equazione attendibile da sancire in un lavoro d’ingegno. Nel film ritroviamo il gioco bizzarro,intrinseco agli scrittori criptici da cui trassero familiare sofisma persino alcune trame di Umberto Eco. Nell’ottica specifica cinefila la pellicola confuta quesiti provando dimestichezza con determinate modalità e variabili della scrittura letteraria spesso presenti nella cinematografia francese attivando salutare vigore d’immaginazione. Coloro amanti dei soggetti e delle deduzioni da suspense troveranno elementi di elaborazione bibliografica dalle intensità talmente appetibili che saranno di certo sospinti dal desiderio di tramutarsi in eminenti professori di letteratura.