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Oscar 2020: Hollywood in Standing Ovation
I 4 premi a Parasite sono un evento che emoziona la platea internazionale
La pellicola coreana tira la volata a film rigorosamente da grande schermo

Il team di Parasite con gli Oscar
Il team di Parasite con gli Oscar
Un’altra edizione degli Academy Awards è andata in archivio ma l’impressione lasciata alla grande comunità del cinema non è quella che anticipa la dimenticanza. La Notte degli Oscar di quest’anno ha rappresentato il vero rituale che sancisce l’apoteosi della settima arte come non accadeva da tempo. Non ha avuto necessità di artificiosi fari ma quelle ore all’interno del Dolby Theatre sono servite alla giusta premiazione di eccellenti film che hanno segnato tutto il 2019. La loro eco e le carismatiche sequenze che li hanno resi protagonisti sono state progressioni artistiche dalla parvenza impalpabile quanto molto sentita a pelle tra il pubblico presente in platea e nel resto del mondo. In particolar modo i quattro Oscar per Parasite saranno l’incoronazione perfetta dell’escalation di un film dalle qualità straordinarie. La pellicola coreana si è imposta quale storia dalle geometrie molto originali,permeanti ad ogni latitudine riuscendo a conciliare le ragioni analitiche della critica con quelle d’incassi superlativi,ovvero due pianeti spesso inconciliabili che vanno a coincidere nella stessa orbita stabilendo la solidità di un evento storico. Non ci sono regole per questa fenomenologia ma quando appare all’orizzonte con tutto il pieno d’irrazionalità esistono fondati motivi per poter scrivere importanti pagine di cinema. Negli Stati Uniti fin dalle prime proiezioni il film di Bong Joon Ho nonostante i sottotitoli (non esiste doppiaggio) è stato preso d’assalto diventando immediatamente sirena,un trend per cinefili che ben pesto ha contagiato l’attenzione del pubblico più vasto. E’ stato di certo un biglietto da visita senza eguali che gli ha spalancato le porte dei riconoscimenti. Se Hollywood si alza in standing ovation sotto il boato di una spontanea emozione,rompendo il tabù della statuetta andato per la prima volta a una pellicola non in lingua inglese imprime una risonanza dal significato netto. L’attribuzione degli Academy Awards maggiori a Parasite non sono esclusivamente il manifesto regale a un film che possiede indubbi meriti ma fa comprendere una visione etica di ampia portata. Quando si elegge una storia criptica comunque assimilabile e suggestiva,che una volta sarebbe stata avvolta nello schema chiamato cinema d’essai,e senza più l’inestricabile confine linguistico,si tende una mano al criterio di universalità svolgendo in esso un altro passo verso la conoscenza e l’avvicinamento delle culture. Proprio nel momento in cui le politiche nazionali,anche negli Usa,vorrebbero negarlo così il messaggio indotto esprimerà un forte grido di civiltà. Positivo appare il premio a Joaquin Phoenix per Joker che ingloba con stessa carica polemica le parole di ringraziamento al riconoscimento del provocatorio film. Per curiosa analogia,Parasite e Joker,hanno iniziato i loro carismatici percorsi vincendo rispettivamente a Cannes e Venezia. Altro esempio,un tempo blasfemo,che andrà a conciliare le idee estetiche dei Festival con quelle dell’Oscar,e anche questo fisserà la conferma di una piccola rivoluzione in atto. Ancor più marcatamente dell’anno scorso si riconosce la vittoria dei film rigorosamente da grande schermo con la quasi totale esclusione dei film sponsorizzati da Netflix. Questi ultimi sembrano titoli che avrebbero avuto poco scampo nella vita in sala,troppo legati a una concezione paratelevisiva che abbassa i livelli di sintassi e prosa dei racconti rispetto alle tipicità del cinema. Non offrivano cenni di sperimentazione,spesso stereotipati hanno reso troppo appianati intrecci anche potenzialmente stimolanti. L’identikit si riferisce ai deludenti capitoli di The Irishman di Scorsese come pure al pretestuoso,mediocre melò di Noah Baumbach,Storia di un Matrimonio,plot sui sentimenti dove prevalgono compromessi di narrazione che lo presentano insolvente quanto del tutto indolore. L’unica nota corrosiva che troveremo nel film,almeno per l’Italia,è la feroce battuta sulla compagnia aerea,Alitalia. Tornando al cinema da Oscar,molto bene,C’era una Volta a…Hollywwod di Quentin Tarantino con 2 statuette,1917 di Sam Mendes con 3 Academy benché minori,e Le Mans “66 – La Grande Sfida di James Mangold con 2 riconoscimenti solo tecnici ma che fanno risentire quel lungo sapore da Oscar avvertito fin dall’uscita del film.
Franco Ferri
19 febbraio 2020