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L’attrice che visse due volte
La parabola dell’arte che servì a Grace Kelly per trasformarsi in principessa
L’aiuto di Hitchcock e tutto l’amore per il cinema nel film di Olivier Dahan

Nicole Kidman in 'Grace di Monaco'
Nicole Kidman in 'Grace di Monaco'
Il clamore e la presentazione ufficiale di Grace di Monaco al 67°Festival di Cannes sono stati per molti versi un fattore mediatico che non rende affatto giustizia ad un film quanto mai distante da verbi ed espressioni legati all’ufficialità. Rassegne stampa di report e telegiornali hanno visto il solerte lavoro dell’informazione alle prese con la pellicola di Olivier Dahan cercandone aspetti del tutto fuorvianti se non dichiaratamente delegittimanti. A cominciare da quella transalpina che forse reputa tuttora sovversiva la visione di un panorama geopolitico di mezzo secolo fa rappresentato nella storia. Ancor più in profondità,non è stato perdonato il peccato di lesa maestà che attribuirebbe proprio ad un prodotto francese la figurativa,sottile filigrana di un Hollywood-pensiero uscito a sinonimo d’ispirazione per il libero arbitrio?  Per non parlare di quella buffa proveniente dall’italica tv dove cronisti mondani si fingono seri analisti commentando giudizi di seconda mano,disquisendo sull’opportunità di metter in campo Nicole Kidman colpevole di non aver la stessa età di Grace Kelly nel 1962. In tempi di stupidità dilagante sembra giusto focalizzare l’obiettivo su argomentazioni maggiormente cinefile perché Grace di Monaco non è una biografia per teledipendenti,ha solidi ed elaborati intrecci che poggiano su un circuito drammaturgico efficace nel dare trasporto ad un’idealità pregnante. Si avverte una determinata onestà intellettuale uscita dal film che non può essere coperta e derisa da artificiosi depistaggi,ma il progetto del regista francese come fece con Édith Piaf,in quel caso con stile più astratto,tende a puntualizzare lo stretto rapporto di un’artista nella fase critica antesignana di slanci pindarici o del salto nel buio. Una figura carismatica viene posta al centro di questa grande inquadratura è quella di Hitch,nome per gli amici di Alfred Hitchcock,che con il suo intervento nel piccolo regno del mediterraneo porge aiuto alla musa di un paio di suoi film passati all’empireo delle arti (La Finestra sul Cortile,Caccia al Ladro). Ha in serbo un copione,Marnie,vicenda di una signora alienata che sembra fatto apposta per lei tra verità nascoste e finzioni di superficie.

Il 'vero' Hitchcock, ideale ispiratore
Il 'vero' Hitchcock, ideale ispiratore
Il mago della psychology story ha i tempi dell’opportunità nel sangue,conosce il segreto di una donna ormai vicina al segno del non ritorno,fare di nuovo un film con Grace avrebbe avuto valenza multipla. L’ex ragazza di Philadelphia ne ha fatta di strada nonostante la volontà contraria della famiglia borghese,ha vinto un Oscar,ha metabolizzato uno stile personalissimo colpendo il grande pubblico e ancor di più Ranieri. Dopo qualche anno da principessa nel palcoscenico monegasco quel ruolo non sta funzionando e soprattutto per una nata sotto il segno dello scorpione la fredda vita da ricca casalinga che guarda sempre il film del suo matrimonio è malinconia pura. Lo scenario accanto a lei acclimata venti di guerra tra un De Gaulle,novello Napoleone nel tentativo di colonizzare il principato di Monaco,e i disordini in Algeria che inquietano le rivalse di Francia. Dovrà rinunciare al ritorno nella settima arte però Hitch in quell’apparizione,fra le pieghe di un meccanismo che solo gli artisti comprendono le lancia l’ultimo,strabiliante consiglio da inimitabile guru. L’importante è restare sempre al centro dell’inquadratura,le suggerisce,con rigore e tensione d’autore. Per lei inizia un nuovo lavoro,l’impulso più nobile per reggere il peso da aristocratica gentile e tenace,un’immersione all’interno di sé stessa per sconfiggere il pericolo del vertigo. Studia da ritrovata attrice per un ruolo che pareva facile ma immedesimarsi,raggiungere il quid della fiction significa esprimere verità e con essa l’amore verso i tuoi vicini. Grace e la principessa non saranno per molto separati in casa e l’accordo in questo strana sceneggiatura assegnata dal destino la vedrà nuovamente protagonista,la conquista della fiducia altrui non sarà utopia. Il compito della vita assistito dal principio delle arti è di avere un compimento non per soddisfare l’ego ma per espandersi intorno,raggiungere un risultato che faccia ricordare l’esempio. Grace Kelly ebbe un’esistenza fino all’ultimo bersagliata da ipocrite congetture,in ogni caso l’importanza della sua opera resta immutata fino ai nostri giorni attraverso non comuni doti diplomatiche e di carattere. Olivier Dahan riproduce una metamorfosi,libera questa essenza mettendo in risalto la dote umana attraverso la sottile,ideale linea dettata da un grande maestro come Alfred Hitchcock. Aver catalizzato questo tipo di scelta è servita a condurre in porto l’ellisse e la profondità di una donna senza toccare convenzionalità ed enfasi di un personaggio.
Franco Ferri
19 maggio 2014