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David Bowie: “Creare il XXI secolo negli anni 70”
Il docufilm Moonage Daydream alla scoperta del più grande sperimentatore
Il Duca Bianco profetico oltre la scena musicale racconta la linfa di un’epoca

David Bowie in Moonage Daydream
David Bowie in Moonage Daydream
Moonage Daydream
è un documento di divulgazione culturale di primissimo ordine. Diretto da Brett Morgen è l’analitico studio su un personaggio geniale come David Bowie,che non rincorre unicamente la vita e l’opera di un profeta del rock,ma si allarga oltre il fenomeno musicale per comprendere i capisaldi di un’era. Da immagini di archivio sia private che di documentazione mediatica,attraverso interviste poliedriche e grazie al supporto di testi straordinari pensati e pronunciati dallo stesso Bowie uscirà il ritratto più esplosivo quanto colmo di sapere per capire dove siamo,e quali siano le strade di oggi da solcare per scuotere e conquistare una provvida evoluzione. Si rimane coinvolti perché in ogni passaggio del film le immagini e la mente di David Bowie sono un sincrono incalzante che non dà tregua alla sete di conoscenza concedendo a noi tutti seduti quel particolare privilegio a voler entrare in una sorta di contemporaneità atemporale (non è un gioco di parole). Il Duca Bianco raccontando se stesso riconosce con sensazione ponderata a fronte del proprio lavoro artistico,ma anche di altri colleghi,di essere tutti riusciti a creare il ventunesimo secolo dentro gli anni settanta. Infatti le sensazioni determinate dal pensiero e dalle multiformi soluzioni che esprimono quella organicità visiva approvano un perfetto calzante con la nostra sensibilità attuale. Forse sta qui il magnetismo con cui recepiamo e decodifichiamo la gran mole di elementi che non renderanno mai freddo il docufilm,né tantomeno un prodotto retrospettivo. Non sarà difficile riscontrare in David Bowie la figura del profeta che per sua stessa ammissione scorge via diretta quando giovanissimo inizierà a dar risalto alla parte spirituale della personalità. Il discernimento lo porterà ad una corrispondenza che aprirà spazi inimitabili alla vena ispiratrice ma possiamo dire quanto questo sia poi il frutto di un trauma avvertito. L’influenza di Nietzsche ha avuto peso per buona parte del secolo ventesimo,il filosofo con l’aforisma Dio è Morto provocò shock e caotiche riflessioni ma in misura crescente fece capire l’opera folle,subdola dell’uomo in un atteggiamento di critica dei valori occidentali. Secondo Bowie quell’eco fu una paradossale spinta alla competizione degli uomini per colmare un vuoto di assoluto trasformandosi in una rincorsa alla divinità dove il giovane David a meno di vent’anni pensò di ritagliarsi un posto maestoso. Mentre sempre alla metà degli anni sessanta la sfida Nietzschiana trovava anche in Italia con Francesco Guccini e la canzone Dio è Morto un’eccellente espansione. Andava affermandosi con rigore nonché attraverso senso dell’immaginario un ruolo definibile tra cielo e terra nel quale l’eclettico londinese s’incuneò rendendosi personalissimo protagonista del complesso fenomeno psichedelico. Variabili distanti,in apparenza non compatibili,furono rimodulate da una travolgente sensibilità interdisciplinare che qualificò in maniera splendida la sua idea di sperimentazione. La scena musicale si giovava dell’eccesso che in realtà era la rappresentazione alchemica di un legame polimorfico con l’infinito da cui riuscì a trarre una cifra stilistica tuttora piena d’insegnamenti. In anni tracciati da immensa trasformazione tali attitudini lo aiutarono senz’altro a imprimere nell’io una fase percettiva che dava al tempo diversa collocazione,come se un nuovo potere avesse restituito più fluidità e sospensione al suo presente artistico. Eppure diventa restio a definire il concetto di artista che ripensa con scetticismo paradossale, perciò dirà,“Gli artisti non esistono sono solo nell’immaginazione della gente che s’inventa miti vedendo Beatles,Rolling Stones e altri” . Il film osserva attentamente la schiettezza dell’uomo mettendo in rilievo quanto questa nasca da una connaturata predisposizione al sentirsi libero che di conseguenza aprirà ad una più ampia disquisizione sull’ideale di libertà. Conosceremo il David Bowie politico che vede l’essenza libera non come aprioristico dono per ciascun individuo o società ma il degno frutto di una sudata conquista. Afferma così,”La vera libertà o liberalità condivisa si ottiene soltanto dopo aver passato la dura prova sotto la destra autoritaria”. La sua fama profetica evidentemente giunge ai nostri giorni genuina di eterna plausibilità. Il documentario di Brett Morgen nel materiale utilizzato presenta anche citazioni di Pasolini,Mastroianni,Fellini,e un ringraziamento per contributo ci sarà per Red Ronnie,ma è un evento che se l’avete perso mettetelo in agenda per recuperare al più presto la visione.
Franco Ferri