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Marcello, la Palma d’Oro e Dogman
L’attore premiato a Cannes racconta quello che fa con tutto l’amore
Gratificazione dopo la dura gavetta, ora impara l’inglese e via nel mondo

Intervista di Franco Ferri

Marcello Fonte parla del premio a Cannes
Marcello Fonte parla del premio a Cannes
Marcello Fonte ha rappresentato l’espressione più carismatica nel dare una determinata impronta a Dogman. Il consenso e la premiazione come miglior interprete del concorso al 71°Festival di  Cannes sono una gratifica prestigiosa che ha un senso ancor più profondo per le radici a valenza globale del riconoscimento. Sembra la figura uscita da una pellicola biografica sull’outsider che rompe schemi per approdare repentinamente sotto i fari della celebrità,ma l’intercalare continuo tra finzione e realtà concede stavolta al cinema il copyright da quest’ultima. Chi ha visto Dogman ha subito chiaro in mente l’importanza del suo personaggio nella riuscita della pellicola,dove Marcello con spontaneità caratteriale incarna forza interiore per tentar di ribaltare il dogma crudele del reale. Eppure Marcello Fonte fuori dallo schermo non pare affatto intimorito dalla quotidianità,abbiamo avuto la fortuna d’incontrarlo assicurandovi che di primo acchito appare come un fiume in piena. Sarebbe il compagno ideale in qualunque cena tra amici per innata simpatia con tanta voglia di comunicare e di rendersi disponibile a molti argomenti che sa trattare con particolare attitudine al sapere. Lontano da modalità navigate e retoriche sa trasformare in piacevoli le conversazioni,estende nel linguaggio gentile ed educato efficaci locuzioni,allegorie sulla vita che divengono insegnamenti preziosi al di là di ogni riferimento squisitamente cinematografico. Parla del suo lavoro e della sostanza che lo definisce interagendo con precisa filosofia pragmatica,per questo vogliamo presentare l’intervista nella sua completa integrità. Sa raccontarsi con dedizione artistica quando parla del film che gli ha dato la vetta,ma nei panni dell’interprete ora tra i più osannati del mondo riesce a trarre indicazioni speciali da regalare generosamente a tutti.

Quando hai capito di poter diventare il miglior attore a Cannes 2018 ?
Mai pensato o immaginato prima ! Dopo la presentazione di Dogman siamo tornati a casa,stavo già facendo le prove per il teatro. D’improvviso mi telefonano dicendomi di tenermi pronto per il ritorno in Francia,pensavo allo scherzo considerato che al Festival c’erano fior fiore di artisti che hanno fatto scuole importanti a differenza di me,magari si sarebbero anche potuti offendere. Non ero per niente preparato,ho preso solo lo smoking,e via di gran corsa verso la cerimonia.

Un traguardo così ti suggerisce riflessioni sulla scelta artistica intrapresa ?
Ho scoperto un’altra sfumatura della vita che mi dice di non dimenticare mai le radici da cui proveniamo. Per uno che ha fatto tanta gavetta questa è una lezione gigantesca. Bisogna imparare bene un mestiere prima di avere pretese,aspetto che oggi sembra venir dimenticato,spesso anche la routine è importante per formare una professione,ancor più nello spettacolo e nel cinema. Fondamentale è il come riesci a farlo un certo lavoro.

Adesso cosa cambia ?
Il premio dà più visibilità,è stato un riconoscimento dopo enormi fatiche: Perciò vorrei essere la voce di tutti quelli che hanno un sogno da rincorrere. Bisogna inseguire le passioni che scegliamo,ma si deve portarle avanti fino in fondo senza scuse superando gli ostacoli innanzi. Credo che la vita non sia ingiusta a priori,se lavori con forza prima o poi si rivelerà giusta. La vita serve per affrontare e superare i problemi.

A questo punto sai vedere il prossimo futuro ?
Continuerò a lottare partendo da quello che ho,forse con più fortuna per qualche vecchio progetto. Per altro vorrei vedere il mondo,imparare l’inglese e ogni lingua,mi piacerebbe fare rete e confrontarmi insieme a tanti altri. Voglio uscire fuori dal provincialismo e dai piccoli ghetti per conoscere un po’più d’internazionalità.

Chi sono stati i tuoi maestri ?
Sono autodidatta. Ho imparato tutto dalla strada,unica vera maestra che mi ha insegnato a interagire sviluppando intuizione all’esterno e ad apprendere la comunicativa del dialogo.

C’è qualche aneddoto da ricordare durante le riprese di Dogman ?
Abbiamo girato presso Castel Volturno (Caserta),al Villaggio Coppola,luogo particolare che era come un teatro di posa. Vivevamo e dormivamo lì e quando arrivava sera non vedevi l’ora di riposare perché la stanchezza era veramente tanta,sognavamo da personaggi del film. Ripenso alla fatica della lunga e tremenda sequenza finale del film replicata ben diciassette volte.

Quali caratteristiche emergono dalla lavorazione, quelle fondamentali per la resa artistica ?
Nel film è stato importante il gioco di squadra,per fare un affresco dove ogni ruolo anche tecnico diventa decisivo. Matteo Garrone è il primo che ha l’occhio dello spettatore per vedere dove sta il posto giusto e far funzionare l’orchestra. Per realizzare una scena al meglio aspettavamo la determinata luce durante il giorno e solo allora giravamo. Anche la pioggia era vera,la macchina da ripresa danzava intorno a noi riprendendo scorci d’umanità e angolazioni inconsuete.


Marcello Fonte in Dogman
Marcello Fonte in Dogman
Lo spirito del film sembra concentrarsi nelle tensioni tra i due personaggi chiave. Racconta in che maniera ci siete riusciti ?
Il rapporto tra me e Simoncino (Edoardo Pesce) è stato il risultato di un duro e lungo lavoro di prove. Siamo stati messi in una piccola stanza e usando un cellulare capivamo ciò che voleva Matteo. In pratica lì dentro c’era il condensato del’intero film,dopo aver assimilato in mente la sceneggiatura abbiamo smussato molte cose togliendo parole e tanto altro ancora fino a giungere all’auspicato risalto del dramma. Eravamo tutti protesi per il progetto,e Matteo è stato il mister di una squadra che ci ha insegnato a fare gioco e passarci la palla nell’attimo giusto.

Marcello cosa pensa di Marcello, il protagonista della storia ?
Lui porta qualcosa del mio carattere giocoso e dolce,nello stesso tempo dovrà aggiungerci semmai nuovi segni voluti dalla sceneggiatura. E’ una dose di ambiguità conseguente al clima della vicenda,l’attore deve trasportarla come fosse il menù della Casa. Ho dovuto fare il cameriere più consono per consegnarla in tavola nel migliore dei modi. Sono entrato nel personaggio lasciandomi andare in sintonia con le volontà di Garrone,un’empatia particolare senza distrazioni all’interno della scena in modo da privilegiare la nascita dell’emozione.

La reazione di Marcello di fronte agli eventi scuote tutta la storia
La dignità umana gli è stata calpestata e l’essere umiliato davanti a tutti,davanti alla propria figlia,scatena un effetto domino psicologico. Deve riguadagnarsi il rispetto,tutto gira qua ma non si può chiamarla vendetta,da qui dovrà proiettarsi ciò che lo spettatore vuole facendosi domande in modo aperto. Egli è individuo difficile da capire nel profondo,preferisce restare un po’misterioso tra la propria mitezza e l’oscurità dell’habitat circostante. Ombroso ma un po' luminoso è guidato dalla paura lasciando intendere le cose senza rivelarle troppo.

Lavorare e identificarsi con la natura dei cani ha posto delle difficoltà ?
A me piacciono gli animali,i cani sono un esempio per le persone,imprevedibili dicono sempre la verità. Sul set se si annoiano se ne vanno e non ci sono modi per costringerli a tornare. Quando sono a loro agio diventano interpreti perfetti.

Cosa vedi al cinema, quali film preferisci?
Mi piacciono le pellicole di Abbas Kiarostami che lasciano una forte impressione e offrono spunto al ragionamento. Ho preferenza per quelle storie con i campi lunghi ad ampio respiro. Amo pure i cartoni animati,possiedono un’idea di comicità insuperabile,in un attimo ci sono tremila aspetti da apprendere e per la loro gestualità sono esempio di comunicazione più immediata. Nel genere ricordo con piacere,La Città Incantata del giapponese Miyazaki,mentre da piccolo invece ero un fan dell’avventura di Rambo. I gusti cambiano,ora scelgo e ci penso,perché il costo del cinema è diventato quasi un lusso anche se vorrei vedere tutti i film che escono.

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