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APRILE 2024

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Il Meglio e il Peggio del mese
IO CAPITANO di Matteo Garrone
Sceneggiatura di Matteo Garrone,Massimo Ceccherini,Massimo Gaudioso,Andrea Tagliaferri

Con Seydou Sarr, Moustapha Fall, Issaka Sawagodo, Khadi Sy

Partire per una terra lontana che sia trampolino di lancio per le loro attitudini e possa finalmente rendere effettive quelle ambizioni mai nascoste. Due ragazzi stanno organizzando da mesi l’addio a Dakar,la capitale senegalese non permette di pensare in grande e il miraggio del continente europeo fa risplendere l’immaginario. Nemmeno il rimprovero e l’ostilità dei familiari fermeranno Seydou e Moussa,quando la volontà cospira di genuino entusiasmo l’idea dell’emigrazione è più seducente che restare a casa. Questi poco più che adolescenti s’avventurano in una traversata verso l’Africa del nord e il Mediterraneo quanto mai irta di difficoltà. Visto da un altro lato il sud del pianeta ha urgenza di essere compreso dal cuore lontanissimo e distaccato degli occidentali,merita una chance per far conoscere bene un dossier articolato affinché i risvolti dell’emigrazione non siano riversati unicamente in paura e odio. Il fenomeno emigratorio va osservato all’interno di una complessità e deve abbracciare un dettaglio di non poco conto che non potrà essere distratto dal contesto generale. E’ fondamentale dar voce al significato ampio di immigrazione,ovvero l’impatto che intercorre dopo gli approdi generando influssi umani,sociali,di enorme portata mentre irrompono in chiave politica nella collettività europea. Diventano flussi che concretamente trasformano le società interessate,creano opportunità ma anche opportunismi e convenienze favorendo l’insorgere di pelosi,disumani protocolli d’accoglienza da parte di molti governanti. Garrone torna all’esistenzialità dopo Pinocchio,cercando lumi nel continente africano che sostengano la partenza e le peripezie del viaggio,ovvero la prima parte dell’articolata fenomenologia vedendo in particolare i suoi personaggi sospesi e ammaliati in un sogno a occhi aperti dal gusto di avventura. Il film si lascia vedere con dignità,un compitino diligente e accattivante che ha scelto di non sconvenire troppo e rendersi fruibile a chiunque. Io Capitano non affronta affatto per tocco e scomodità un qualsivoglia dislivello sulle tematiche siano esse controverse o politiche. Se restiamo però nel solco esclusivo della cinematografia traccia una via notoria di emigrazione che senza nasconderlo mira alla condivisione ecumenica. La costruzione drammatica risente di tensioni alleggerite nel definire,gli aspri conflitti,la vera crudeltà sul sentiero della salvezza,il volto scavato della miseria,e nonostante la scelta localizzante si denota la vista da straniero distante dal patrimonio culturale del territorio. La messa in scena nelle lingue,senegalese e adiacenti,é un approccio attendibile ma di rilievo compiaciuto che non sorregge le profondità locali e non accredita d’incanto passaporto di realismo. Al proposito invitiamo a ricordare o guardare,Atlantique (2019) di Mati Diop,che rese un grande ritratto delle vite emigranti in una Dakar intensamente evocata tra archetipi,duplicità e strade spietate. Matteo Garrone fa scorrere il sentiero verso Lampedusa ma l’abbandona ad un epilogo aperto dall’aria un po’ pilatesca che accresce le sensazioni di lacune pregresse. Tra i flutti della sua fiaba dark non si sente l’odore pungente che esala dall’illusoria fuga da una sorte atavica,non fa irrompere la vergogna dei diritti revocati,ritaglia un modello di sintesi dove servirebbe qualche grammo di necessaria sostanza in più a scapito di taluni cliché superflui. Racconta di poveri diavoli nel sacco della filiera criminale africana ma tra trafficanti di gente,venditori di morte,bande mafiose,scafisti d’occasione visti a casa loro,la storia esentata da ambigue e esterne responsabilità rischia di avvallare le tesi di sovranisti e contrari all’accoglienza. Questa non è una buona cosa. Un paradosso narrativo che il film richiama implicitamente senza riuscire a scrollarlo di dosso.