Primo Piano
Crossfire
Film Joker
Box Office World
Premi & Festival
Trova Cinema
La Vetrina
In Sala
Scrivici
SETTEMBRE 2020
TOP
DOWN

Vuoi consultare i Film Joker dei mesi precedenti?
Scegli il mese e clicca su Vai

Il Meglio e il Peggio del mese
VOLEVO NASCONDERMI di Giorgio Diritti
Sceneggiatura di Giorgio Diritti, Tania Pedroni, Fredo Valla

Con Elio Germano,Francesca Manfredini,Pietro Traldi,Denis Campitelli

Le biografie possono rappresentare un’arma a doppio taglio specie quando sono passaporto per una comoda via di fuga dal presente. Nel continuo ricorso a procedimenti culturali super retorici che predominano nel paese la sovrabbondanza delle vite illustri ha di certo saturato fino al tormento. Capitoli didascalici e giaculatorie di prolissa ufficialità vanno ad attirare gli ingredienti commestibili,meno sinceri dei celebrati in questione lasciando sempre all’insolvenza il profondo quesito che interroga sui valori fondanti di una vita. La piega di sicura derivazione televisiva poteva colpire di nuovo se pensiamo quanto Antonio Ligabue avesse in sé nel curriculum di pittore tormentato tutte le carte in regola per far servire la tavola imbandita di carattere colorato,sotto controllo del misurino e immerso nella diversità ovvia quale gioco semplicemente manieristico. Per nostra fortuna i soliti sospetti sono alle spalle magari collocati e un po’colmi nel vecchio tv format di Salvatore Nocita dedicato appunto al controverso artista padano. Giorgio Diritti serve una sua concezione di dipinto cinematografico,ha ragioni fondate per trasferire sullo schermo con proprie attitudini un ritratto che privilegi l’osservazione più intima dei dettagli correlati alle risposte difensive dell’uomo come punto di riferimento,per sopravvivere,per creare e per farsi amare. Porta via il Ligabue dai luoghi delle superflue consuetudini scegliendo la fisicità fotografica,la verosimile disarmonica grinta del pittore,che nasce dalle tragedie facendo emergere quel cosmo di riluttanza verso gli altri,sofferto e immagazzinato nei tremendi anni di adolescente. Sarà il periodo di annullamento sociale in cui solitudine e rabbia repressa mettono a prova impossibile le dinamiche mentali del giovane,eppure Toni trasferito in seguito nella regione del grande fiume troverà azione fluida,imprevista attraverso una forte realizzazione di quadri e sculture. Gli sguardi solari sulla natura traducono in tela un naif che fa scorgere subito qualcosa di nuovo,il tocco di pennello ruvido,squarciato,nevrotico plasma i colori con stile espressionista rendendo oggettivo quanto opera e creatività trovino attuazione inconscia dal dramma sempre presente in Ligabue. Nonostante le contiguità e gli stringenti rapporti tra uomo e arte non siano molto conoscitivi tantomeno articolati,e questo fissa un limite del film,resta palese che Diritti segua un percorso personale già collaudato. Il regista fin dall’esordio in Il Vento fa il suo Giro evidenziò un modo di raccontare,interfacciato e con sprazzi di profonda tensione letteraria,che non appartenevano e appartengono ad alcun altro esponente del cinema italiano. La tendenza continuò in Un Giorno Devi Andare e per un autore dallo stile praticamente straniero in patria diviene facile esprimere ed espandere nei lavori (per ironia della sorte) un denominatore soverchiato dall’estraneità. Volevo Nascondermi,come avremo compreso è biografia sui generis,dove gli episodi centrali accadono sommariamente ma la figura di Ligabue viene rappresentata principalmente nell’ancestrale dicotomia tra uomo e terra che divide,unisce fino a sembrare anch’esso un affresco di taglio espressionista. Quando sentirsi straniero,nel senso di ordine psicologico,schiude una costante di contrapposizione e lotta,ma apre con benigna paternità all’orizzonte che può amalgamare nell’indole di un territorio. Nel caso di Ligabue diverrà un mezzo per dimostrare ai compaesani,al circondario del lusingatori sempre più vasto,un’identità rispettabile portando la condizione del proprio fabbisogno oltre il soffrire,al sogno del riscatto,impraticabile soltanto un decennio prima. Primi piani e controcampi sottolineano nel montaggio l’idea delle sequenze rivelatrici di particolari che conducono allo stato d’animo e all’inquieta manifestazione di se stessi evitando il perfido affidamento su descrizioni ad effetto prevedibile legate alle convenzioni.