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MAGGIO 2018
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Il meglio e il peggio del mese
EVA di Benoît Jacquot
Sceneggiatura di Benoît Jacquot, Gilles Taurand

Con Isabelle Huppert,Gaspard Ulliel,Julia Roy,Marc Barbé

Dedicato a tutti quelli sprovvisti di talento che pensano di trovarlo cogliendo all’improvviso la mela magica. Equivale a trovare con buona dose di fortuna le password di un personalissimo accesso remoto altrui dal quale poter accedere al programma che gestisce vita e pensiero in modo mai immaginato. Se dopo non si possiede la capacità intelligente di saper usare le applicazioni che offre,per nemesi diventerà una centrifuga della disillusione esistenziale. Questo è un thriller che vira lentamente al noir,avvolge per la totale adesione nel quid psicologico suggestionando il desiderio inteso nella più ampia accezione di volere potere,come se a tutto ciò poi non corrispondesse un relativo,angoscioso prezzo da pagare beffardamente soltanto all’uscita. Storia paradigmatica di Bertrand,giovane senza qualità cui arride strana fatale combinazione nel bel mezzo di un episodio di ordinaria quotidianità. Dopo aver conosciuto una persona,grazie a una serie di coincidenze si ritrova tra le mani le chiavi di un segreto unico che nel giro di un breve lasso temporale gli permetterà di ottenere successo,cambiare completamente il corso di una vita anonima. Diviene un apprezzato scrittore la cui pièce sarà molto rappresentata nei teatri,offrendo al neo commediografo una maniera affascinante per gestire conclamata immagine da star. La vita privata trae innumerevoli vantaggi da questo status che comprende agiate condizioni di lavoro e di necessità offre virtù quando si può accedere a scenari con relazioni attraenti. La contestualità non è certo statica,il gioco della fama assicura inebrianti rettilinei ma d’improvviso presenta curve insidiose anche per i driver più navigati. L’editore capisce che è giunto il momento di una replica,una nuova opera ancor meglio propositiva e chiarificatrice di quel magistrale autore ma per il giovane tale richiesta equivale ad una sfida spiazzante. Egli sa che dovrà mentire non potendo rivelare ai suoi referenti di fiducia,compreso il lato sentimentale,l’oscuro e orrendo permesso con cui ha potuto incantare,ingannare pubblico e critica. Mentre continuare a fingere con se stesso sarebbe un test di autolesionismo mettendo a nudo il quoziente irreversibile da scribacchino improvvisato. Le capacità di ottima scrittura non s’inventano,vuole comunque ribaltare l’esito scontato del difficile esame,forse tentando una scalata impegnativa ma potenzialmente ricca di scintille letterarie. Comincia a frequentare una donna misteriosa,Eva prostituta ispida quanto ricca di sensualità,cercando in lei una vaga forma di origine,probabilmente la conoscenza,l’intima sorgente che dà ispirazione ai veri scrittori. Crede di aspirare alla scoperta profonda,alla profusione d’ineguagliabile,premonitori di suggestione che trasforma in autorevoli le parole. Un eccellente modo di saper scrivere sa rendere pulsanti le cose che stai vivendo e l’opera letteraria possiede nell’afflato dei capitoli un modus trasfigurante fra vita e vetta artistica. Scegliere il controllo su Eva potrebbe aprirgli le porte di una percezione sconosciuta,quella dei veri scrittori con la quale essi determinano il terzo livello di un racconto scritto dove viene riflessa la somma contenutistica e di stile. Cominciano giochi speculari che s’agitano spietati nella personalità di Bertrand lasciando particolari effetti tutt’intorno,di certo uno sforzo mostruoso per chi non sa andare oltre il primo livello di scrittura,ovvero la parte solo descrittiva e più elementare della costruzione narrante. Tra l’altro la questione diviene esemplare come chiarimento allegorico di un equivoco oggi piuttosto in auge,riconducendo invece il concetto all’ampio margine tra la vera condizione del talento e la finzione malevole di chi manifesta intelligenza da cartapesta. Riporta in testa rovesciando parametri e rilucendo temi incendiari argomenti cari a Roman Polanski,quando in L'Uomo nell'Ombra descriveva il ghostwriter,personaggio campione di scrittura prestato per rimediare e risolvere le storie degli altri. Anche qui emergeva caratura noir e gusto autorevole sull’approfondimento delle potenzialità invisibili versate negli ispirati codici formati dalle parole.