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Il Meglio e il Peggio del mese
LA NOTTE DEL 12 di Dominik Moll
Sceneggiatura di Gilles Marchand, Dominik Moll

Con Bastien Bouillon,Bouli Lanners,Lula Cotton-Frapier,Anouk Grinberg

Personalità stilistica e criteri stimolanti nel saper raccontare una storia sono denominatori che appartengono a questa pellicola nata da un episodio criminale realmente accaduto qualche anno fa. Un omicidio irrisolto che seppur in assenza di concrete piste investigative ha rilanciato nel lavoro interesse e coinvolgimento servendosi delle tracce umanocentriche nella trama. Rispetto alla cronaca di riferimento si compone di elementi di finzione e si sposta nel sud della Francia dove troverà intreccio significante. Clara è una ragazza che vive in paese,vicino a Grenoble,durante la nottata di quel 12 ottobre tornando a casa verrà brutalmente uccisa con il fuoco. L’indagine prende corpo gestita dalla locale gendarmeria,i detective che se ne occupano sono il giovane Yohan e il più anziano Marceau. Ambedue nella congiuntura evanescente del caso mutuano proprie difficoltà e i transfer derivati aprono nel quadro del film ad un’impronta noir. Però la definizione più esatta per La Notte del 12 sarà quella di Polar,genere di eccellenza che pone al centro gli uomini delle forze dell’ordine protagonisti attraversati dal dualismo tra luce e ombre. La Francia ha una grandissima tradizione culturale diffusa,di certo popolare per la presenza anche di una tv tematica,appunto Polar,evidenziando quanto un genere affondi solide radici nelle genti. L’espressività del Polar fa emergere una visione del mondo pessimistica e disillusa,i suoi eroi non sono difensori e guardiani di un ordine prestabilito com’era codificato in molte pellicole prima degli anni quaranta,ma sottolineano il lato umano dell’emarginazione ad ogni livello rivelando ingiustizie etiche e sociali. Lasciano aperto tenacemente un orizzonte di malinconica speranza sebbene le storie che raccontano siano quelle dei vinti,ma non c’è dubbio come questi contributi abbiano creato una prolifica prima linea per la critica cinematografica e non solo. Il regista e sceneggiatore Dominik Moll si dimostra navigato con tali paradigmi mettendo a fuoco il film dentro il moderno cinismo di una cronaca nera che riscrive e guarda oltre. La Notte del 12 innanzitutto fonde la costruzione investigativa e psicologica con l’ambiente delle location in cui l’assurdo femminicidio viene commesso. La tetra durezza del territorio,immerso nella decadenza autunnale che anticipa i rigori dell’inverno subalpino,traccia sfumature somatizzate tra i risvolti di un cupo e sordido carattere dove sembra non trovare partecipazione alcun grido di dolore. Gli occhi chiusi della notte seguono il misfatto e si aggrappano silenti ai passi successivi dell’inestricabile delitto lasciando i poliziotti nella disperata impresa che consegni una pista fuori dal buio. Avere anche un pixel in più dall’estratto di una videochiamata potrebbe schiarire indizi celati dal nero,e intanto sale l’ossessione al di là di un limite ragionevole tra l’essere uomo e il pensare da detective. Solitudini e angosce che sfociano nell’alveo del personale vengono alleviate dal rimembrare citazioni di Paul Verlaine. Tra Marceau e Yohan esiste consapevolezza come il controverso caso faccia parte dello stesso indefinito progetto fatale che aleggia beffardo nelle loro vite private. Marceau non crede più nell’illusione catartica offerta da un’eventuale soluzione positiva,mentre Yohan capirà suo malgrado l’importanza di non mettere giammai in discussione una prospettiva seppur tenue. L’abilità registica che rasenta la maestria diverrà quella di lasciare alla curiosità e alla verve dello spettatore tutto il compito (razionale) di scoprire chi possa aver commesso l’assassinio. Molti squarci e qualche personaggio ambiguo inducono a possibilità praticabili mentre l’intero dossier per prassi sta andando in archiviazione. Il lavoro (autorevole) del film si concentra invece sulla natura originaria del delitto e sulla caparbia ricerca interiore che Yohan si autorizza quando a sorpresa il procuratore generale donna deciderà dopo tre anni di riaprire l’indagine con la volontà di scoprire il vero colpevole. La nuova scelta é una giusta causa per la memoria della ragazza,un tempo solare e genuina,nel medesimo istante tenderà a restituire identità,luce ascetica alla stessa esistenza del giovane investigatore che si sentiva confuso come dentro un labirinto. In puro Polar il disegno delle tonalità grigie compone una propria versione del destino determinato a scompaginare (riordinare) vite diversamente perdute.