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GIUGNO 2019
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Il meglio e il peggio del mese
DOLOR Y GLORIA di Pedro Almodovar
Sceneggiatura di Pedro Almodovar

Con Antonio Banderas,Nora Navas,Asier Etxeandia,Penélope Cruz

Riesce a donare forza compenetrante senza lasciar rivoli di eccesso,un modo perfezionista che sottrae a conseguenze sentimentaliste riuscendo a tenere uno splendido equilibrio tra le tracce del melò e il più ragguardevole intreccio drammaturgico. Pedro Almodovar ha senz’altro meditato profondamente quest’opera che rappresenta una vetta,la parabola dell’artista esprime l’innato flusso,così fluido,armonico e personale da spingerlo autorevolmente una spanna sopra di altre celebrate pellicole della sua filmografia. Come i grandi autori arriva al capolavoro quando i raffronti con il passato divengono stringenti,pieni di reminiscenze tematiche e sublimanti fascinazioni stilistiche,ma resta certo che il certificato valore cristallino del film non deriverà affatto dall’abilità di una pianificata agenda d’immagine. Dolor y Gloria appare avvinto da una tenuta narrativa molto esistenziale che non vuole abbagliare a tutti i costi. Nonostante semplicità possiede nei capitoli l’enorme capacità comunicativa di riuscire a sedurre gli animi,saper trasportare intelletto e sensibilità di ognuno oltre le zone caotiche,quelle attraversate nelle stagioni inermi della vita in cui contatti e profusioni appaiono lontani quanto purtroppo ridotti in avvilenti catene che favoriscono solitudine e reprimono la creatività. Sa sviluppare l’energia sincera di un dialogo che deve nascere dentro proponendosi a tutte le forze attorno,siano esse avvolte d’insondabile crosta oppure si presentino costituite di rilevanza logica. Questa forma di divenire,che non deborda mai nelle posticce amarezze del patetismo o nelle zuccherose leggiadrie,troverà compiutezza di alta consistenza e di rinnovato respiro narrante conducendo Almodovar ad un certo cambio di passo rispetto ai precedenti lavori. Si può avere un perfetto connubio con il mondo che sta innanzi e ancor meglio possedere l’eccellente qualità culturale per tradurlo in trama ammaliante,di sicuro sarà molto più complesso compenetrare e stabilizzare un senso del racconto in conversazione penetrante all’interno e nell’attiguo habitat di una personalità. Dubbi e dolori sono stati il fulcro dell’antitetico,del paradosso vitale e del tentativo in arte di rianimare la creatività. Nel cinema l’ansiogena trattativa interiore ha visto protagonisti Fellini,Allen,Bergman, ma con strana ricorrenza di una casualità dal volto premiante segnò per i suoi autori il riconoscimento con capolavori che firmarono mirabili carriere. Diventerà la chiave di svolta anche in Dolor y Gloria raccontando la duplice bivalenza tra fama e sofferenza che snerva l’artista mettendo alla prova la sua integrità. Non soltanto afflizione dello spirito che nega il piacere al creativo,ma sussiste la frustata nel corpo dove il dolore va a rappresentare il tormento del fisico forse quale diretta conseguenza di uno speciale legame. Il magma che regna nell’impercettibile,la lotta furibonda nelle pieghe del pensiero,rivelano in parallelo presenza di talento e unicità,ma molto spesso somatizzano nel palinsesto degli arti o nel metabolismo corporeo effetti assai deleteri. Aspetti discretamente misteriosi su cui la storia imprime forza poggiando in essi un’escursione tra la passione di rimanere se stessi e il voler costringere la mente a superare gli ostacoli che hanno determinato l’impasse nell’alter ego voluto dal regista spagnolo. Per l’appunto Salvador Mallo rimane incapace di nuovi slanci,il sapore delle energie e il potere mirabile delle cose amate un tempo adesso sono inefficaci,provocando un distacco,rimanendo vittima di angosce e travagli fisici. Almodovar mette sul piano la discrasia tra passato e presente,prova con piccole dosi di realistica casualità a rivoltare il percorso del protagonista attraverso un’organica rappresentazione che rielabori il triste fato dell’uomo. Cerca un raccordo osmotico con le stagioni e le esperienze trascorse,riprendere il passato in modo proficuo e positivo può rimettere in circolo una dimensione tonica. Perché il flashback della vita divenga una dimensione senza discontinuità dove possano radicare nel presente le immagini di età,luoghi,persone e dipinti esprimendo una rinnovata autorevolezza poetica ed esistenziale. C’è un posto in cui parole,situazioni e figure trovano la sussistenza concreta proposta dall’immaginario,spazio taumaturgico che riporta alla vita e all’amore. Può guarirti l’anima e dà il coraggio per curare il corpo,non è un Eden cui Almodovar aspira per compiacere il pubblico con facile filosofia ma contestualizza proprio il suo primo desiderio,primordiale se non adolescenziale,che ritorna entusiasta e fatto di grande vitalismo. Si chiama per l’appunto cinema,Dolor y Gloria,narra fin dal sottofondo i capisaldi di questa magnifica e autentica forma d’arte.