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NOVEMBRE 2022
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Il Meglio e il Peggio del mese
L’IMMENSITA' di Emanuele Crialese
Sceneggiatura di Emanuele Crialese, Francesca Manieri, Vittorio Moroni

Con Penélope Cruz,Luana Giuliani,Vincenzo Amato,Elena Arvigo

La prima sequenza del film va sottolineata nella sua semplice e quanto mai esplicativa azione perché subito metterà gli spettatori nella condizione di poter scrutare con occhio accorto il resto del film. Il giovanissimo protagonista in cima al palazzo sta legando le antenne tv del condominio con delle corde che conducono a lui,quasi potesse divenire il totem centro catalizzatore di una presunta energia proveniente dallo spazio. Pare non riuscirci affatto nonostante un immane sforzo che congiunge volontà e fanciullesca fantasia. Eppure per intuito istruirà da lì in poi su tutte le velleità di una storia che non andrà mai a decollare,sostenuta da un carattere inefficace e totalmente abulico a scavare nelle profonde inquietudini. Non togliamo di certo l’incanto a chi vorrà vedersi la pellicola,ma il primo approccio è un fulmine profetico sul resto che si rivelerà minuto dopo minuto,mattone per mattone,lasciando alla fine il sentore della delusione. Di certo il malcontento e l’insolvibilità sono un metabolismo che prima di schiantarsi sul pubblico sembrano appartenere a personaggi avvolti da un’esistenza triste triste. Il retaggio del film però avrebbe la pretesa di esaltare una dimensione metanarrativa con accenti e tagli lirici. Farsi sfiorare dal sogno (troppo abbozzato) per godere di una fase vitalista e farsi baciare da quel tocco di taumaturgica immensità (poco percettibile) sulla quale ergersi oltre le barricate della realtà grigia. L’immensità è la storica canzone romantica interpretata da Don Backy e Johnny Dorelli che suggerisce già nel testo i temi della presente vicenda e verrà ricompensata con citazioni di repertorio. Più in generale il materiale visivo delle teche Rai,oltre al motivo che dà il titolo,impronta il tempo e gli sfondi dell’immaginazione popolare auspicando una colata di emozioni magari un po’ruffiana ma di entropico sortilegio per chi vede. Siamo in un imprecisato anno dei ’70,anche se la storia sembra inquadrare e smuovere un tempo più ampio fino al decennio precedente grazie a iconici richiami,ma in quell’epoca era molto sentito il contrasto con il passato,le sue cristallizzazioni e l’avanzare di nuove esigenze. Le differenze colpiscono in famiglia tra un desueto potere patriarcale,aperte contraddizioni cosparse di violenza e solitari sforzi per esprimere la natura interiore (ci sono ancor oggi),indicando sicure prove dalla complessa soluzione per ognuno dei familiari. Il fascino della tv pare liberatorio (ma è illusione) tra la voce possente di Patty Pravo,il leggendario rumore della Carrà e il geniale primo rap della storia cantato e mimato da Celentano. I video d’archivio rappresentano il rifugio ispirativo e salvifico per il piccolo Andrea/Adriana ma saranno l’unica tranche con molto minutaggio che d’inverso può scaldare di verace suggestione gli spettatori del film. Crediamo che la patina bianco/nera di qualche parte della pellicola non riesca a implementare nel contesto del personaggio cardine uno sguardo potente del suo mondo,oltretutto in presenza di una prosa congegnata soltanto a girarci attorno alle situazioni. L’Immensità in definitiva per comprensibile effetto lascia fondata opinione di essere l’ennesimo lavoro del filone nostalgia,che seppur depistata e velata da fragili paraventi sa riemergere in forza integrale. Il film non possiede del resto una filigrana che lo renda palpitante e oggettivamente condivisibile alle generazioni presenti,ma accentuerà nel comune denominatore le tipicità del cinema italiano contemporaneo ormai estraneo ai racconti di rilievo.