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MAGGIO 2021
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Il Meglio e il Peggio del mese
IL CATTIVO POETA di Gianluca Jodice
Sceneggiatura di Gianluca Jodice

Con Sergio Castellitto,Francesco Patanè,Elena Bucci,Amélie Mazoyer

A volte ci si dimentica quanto le impressioni di un‘opera cinematografica possano avere una forza determinata a spalancare altri orizzonti,un’influenza per aprire le porte di ogni coscienza nel momento in cui c’è bisogno di comprendere più in chiaro i segni culturali della contemporaneità. Un film storico o una biografia che riconduce ad epoche lontane deve avere in sé chiavi di lettura fruttuose nel presente. Tutto questo sembra completamente avulso nella messa in scena degli ultimi anni di Gabriele D’Annunzio,dalla quale sarà improbabile estrapolare una conoscenza inedita,una sensibilità autentica e un’empatia che autorizzi visioni oltre il tempo contingente dell’uomo. Anzi la riesumazione del personaggio nel ventunesimo secolo mostra compatto quel sospetto di appeal datato del suo carisma e dell’opera che apparivano già tali dopo la seconda guerra mondiale. Non comprendiamo affatto e crediamo che non ci fosse alcuna necessità di presentare la figura di D’Annunzio come fosse stata una povera vittima del fascismo imperante. In maniera capziosa e fuorviante assistiamo ad un altro tentativo di rilettura revisionista che sottolinea con vis macroscopica alcuni accadimenti comunque noti omettendone altri di primario risalto. D’Annunzio fu un intellettuale poliedrico tra gli ultimi decenni dell’ottocento e l’inizio del secolo seguente,l’importanza letteraria che affermò risalta il periodo fervido del Decadentismo ma non riuscì mai a diventare una sorta di Thomas Mann italiano. Le eclettiche azioni,anche dispersive,che lo videro protagonista spaziarono dall’impegno politico per l’interventismo nella prima guerra mondiale fino alla nascita dei nazionalismi europei dei quali fu fervente portabandiera. D’Annunzio e il fascismo resterà sempre un connubio di parentela ideale nonostante alcune divergenze insorte. La forma inequivocabilmente elitaria e razzista delle sue concezioni già risuonava nel passo tratto da Le Vergini delle Rocce,Il mondo è la rappresentazione della sensibilità e del pensiero di pochi uomini superiori”. Ciò che il poeta ha realizzato,scritto,professato,rimarrà associato nel bene e nel male all’insita origine del fascismo ma l’uomo non potrà mai essere accostato per destino alle vittime,troppo innumerevoli e poco illustri,che il regime perseguitò con metodo. Sbaglia Sergio Castellitto che per promuovere il film,sdoganare di nuovo ai nostri giorni D’Annunzio,si lascia andare con eccessiva faciloneria accostandone la grandezza a quella definita in epoche successive da Pier Paolo Pasolini. La sua tesi è costruita su flebili risonanze che definirebbero comune,forte ascendenza del pensiero dei due personaggi sull’opinione pubblica seppur in tempi diversi. La discutibile analogia non considera fondamentali diversità,l’opera e i concetti Dannunziani sono il derivato di un intellettuale che era prima di tutto uomo di potere stabilendo in ciò influenza decisiva verso la costruzione stessa del fascismo. Il linguaggio,le scelte e lo spirito critico di Pasolini a tutto campo sono stati sempre contraddistinti dal credo verso i più deboli. La sua ricerca linguistica squisitamente controcorrente ha indicato senza sosta mondi alternativi evitando spinte retoriche abiurando ogni tipologia di compromesso. Anche per questo il lavoro Pasoliniano resta vivo e profetico trascorsi decenni dalla scomparsa. Per uno sguardo specifico la pellicola porta in luce gli anni del personale esilio del poeta nella maestosa dimora di Gardone Riviera (Il Vittoriale,finanziato dallo Stato italiano per volere di Mussolini). Sono gli anni che vedono il Vate in polemica mentre si sta cementando l’asse Mussolini-Hitler ma il vecchio Gabriele è malato e gli stimoli creativi appaiono blandi. Fa amicizia con un Federale inviato dal regime e la vicenda fotografa un inutile esercizio per carpire i mezzitoni di una stagione esistenziale che diventano sfuggenti,aleatori,quando si vorrebbe far emergere lo status di “una cattiva rappresentazione” politica ormai lampante nel crogiolo della storia patria. Con sibillina sintesi Il Cattivo Poeta promuoverà una discutibilissima esposizione cercando di separare in buona misura quegli uomini dalla corresponsabilità storica nella dittatura Mussoliniana. Gabriele D’Annunzio e Comini.l’amico federale,stanno per essere travolti dalla drammatica tempesta alla quale loro stessi hanno certamente dato volontà. La politica distruttiva del regime non nasce dal nulla e l’azione collettiva sarà conseguenza di decisioni individuali consciamente condivise. L’atteggiamento del film di costruire assoluzioni posticce e innocentismo di nuovo corso non è accettabile.