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Spagna e Francia,un asse improntato alla qualità
Premi Goya e i Césars sono l’alternativa europea agli Oscar
I film vincenti rinnovano i generi con qualità,conquistando il pubblico dei cinema

La stagione dei premi nazionali in Europa ci offre occasione per vedere in rassegna gli aspetti climatici che le varie cinematografie stanno registrando. In anticipo con l’Oscar e a cascata fino a tarda primavera ogni paese lancia i suoi film presumibilmente migliori nel palcoscenico domestico riconoscendoli con l’autorevolezza di un premio che,in un certo qual modo stabilisce rapporto diretto con confronti e tendenze. Preferendo queste ultime alla sacralità insindacabile di un bel regalo di ottima oreficeria,ci sono sembrati degni di attenzione i Premi Goya assegnati in Spagna e i Césars,riconoscimenti del cinema francese. Non che i Bafta Awards inglesi si siano espressi per valori di minor considerazione ma in questi emerge un’idea di valutazione molto attinente ai mercati anglofoni inglobando produzioni miste che portano a similitudini marcate con gli Academy Awards. Tutte hanno apprezzamento per uno stretto rapporto con il pubblico interpretandone la volontà decisiva nello scegliere il grande schermo,indirizzando nel contempo quel pizzico di cinefilia che sarà la grande madre dei nostri pensieri. In Spagna il trionfatore con sei premi Goya è stato il film No habrá paz para los malvados ,un thriller articolato diretto da Enrique Urbizu (già sceneggiatore per Roman Polanski) che nell’autunno scorso ha polarizzato l’interesse nelle sale iberiche.

Quattro premi sono andati a Blackthorn,un western di Matteo Gil (co-sceneggiatore di Agora) interpretato da Sam Shepard,Eduardo Noriega,Stephen Rea. Una storia che ritorna in modo originale sulla figura del bandito Butch Cassidy,venti anni dopo la sua presunta morte datata 1908. La Pelle che Abito di Pedro Almodovar prende altrettante statuette ma incuriosiscono le tre assegnate a Eva di Kike Maillo,una vicenda fantasy,intrigante,ambientata in un futuro dove umani e robot convivono. Due Goya per La Voz Dormida di Benito Zambrano,melodramma di adattamento post-guerra sulla repressione franchista mentre per il miglior film straniero prevale,come in ogni dove,The Artist. Proprio il film muto vivrà onori e gloria nel suo paese di nascita,la Francia,che gli tributerà sei Césars su dieci candidature divenendo di fatto il trionfatore della serata. Di buon livello lo score de L'Exercice de l'État di Pierre Schöller interpretato da Olivier Gourmet e Michel Blanc che vince in tre categorie.

L’anno scorso aveva vinto il premio della critica internazionale al festival di Cannes,è una pellicola che colpisce per l’impatto con l’attualità ovvero la contingenza e l’emergenza economica dovuta al problema delle privatizzazioni nelle ferrovie. Anche Polisse di Maïwenn vinse il Premio della Giuria a Cannes 2011 e i Césars gli corrispondono due riconoscimenti. Finalmente per Carnage di Roman Polanski un premio prestigioso che significa César per la migliore sceneggiatura,al contrario un po’ deludente Quasi Amici con una sola statuetta consegnata a Omar Sy,miglior interprete,su nove nominations consolandosi con la commedia Le donne del 6° piano di Philippe Le Guay attestato per la migliore attrice,Carmen Maura. Abbiamo visto sorprendentemente come in Spagna c’è propensione a valorizzare i generi rinnovandoli con peculiarità,tendenza ormai consolidata da vari anni che fa di quella cinematografia un punto in progress del cinema europeo in sala. Altrettanto variegato il panorama francese che nell’anno dei trionfi Hollywoodiani e di un grande box office continentale sa presentare prototipi di qualità ineccepibile.
Franco Ferri