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Moretti debutta a Parigi al top,Sorrentino fa flop
Il cammino del cinema italiano in Francia e Spagna
Il ruolo della critica non sdogana i brutti film

Michel Piccoli in 'Habemus Papam'
Michel Piccoli in 'Habemus Papam'
Il successo o il fallimento di un film deve essere valutato attentamente anche attraverso il particolare filtro che si attiva dopo le varie presentazioni internazionali. Questo lo si dimentica spesso in Italia dove si tende a preferire parametri puramente locali. L’occasione dell’uscita in alcuni paesi europei di pellicole italiane ci ha offerto un importante tavolo di confronto. La fine dell’estate ha visto l’uscita in Francia di molti film presentati a Cannes ed è stata una bella sorpresa per Nanni Moretti e il suo Habemus Papam. Proiettato in trecento schermi ha abbondantemente superato le 500.000 presenze,che rappresentano non soltanto il record personale per Moretti ma è il massimo al box office transalpino di un film italiano dai tempi de La Vita è Bella.

Sean Penn
Sean Penn
Il risultato lo pone poco al di sotto de La pelle che Abito di Almodovar ma nettamente sopra Melancholia di Lars Von Trier.Un ruolo attivo lo hanno avuto le buone recensioni apparse fin dai giorni di Cannes mentre la prevalenza di opinioni negative ha senza dubbio frenato le ambizioni produttive di This Must Be the Place di Paolo Sorrentino. Uscito con buon battage e la cospicua base di centocinquata cinema,dopo la prima settimana non va oltre la sedicesima posizione,raggiungendo complessivamente alla seconda 110.000 spettatori per poi scomparire dalle programmazioni. L’analisi espressa da Serge Kaganski per il seguitissimo Les Inrockuptibles,pare aver avuto grande influenza motivando che fin dalla prima mezz’ora This Must Be the Place è un insieme di scene senza capo,né coda mentre il tempo successivo evidenzia un Sorrentino regista irresponsabilmente osceno che condivide una caricatura dell’America dove il rock è una malattia infantile,lasciando nel film il nulla da salvare.

Gianni Di Gregorio in'Gianni e le Donne'
Gianni Di Gregorio in'Gianni e le Donne'
Altro paese e reazioni altrettanto sarcastiche per una pellicola di differente impatto segnano l’uscita in Spagna di Manuale d’ Amore 3,dopo che il pubblico iberico aveva già potuto vedere gli episodi precedenti. Con tre settimane di programmazione in un centinaio di sale è stato visto da poco più di 60.000 spettatori in un’antologia di giudizi non esaltanti. Su tutti si può sintetizzare quello de El Pais,il quale vede nel film una sorta di magia audiovisiva che pare riportarci nel clima che si viveva in Spagna negli anni ’50 e segna un punto di vista estetico concepito sul Berlusconi – pensiero intriso di fantasie maschili mai sopite con femmine sempre disponibili. Oltre trenta cinema hanno dato ospitalità a Gianni e le Donne diretto da Gianni Di Gregorio,raggiungendo dopo alcune settimane 19.000 biglietti venduti. Meno esplosive e più tenui le opinioni sulla pellicola come quella del critico Mirito Torreiro che vede nella proposta un certo fascino per qualcosa lontano dal gusto cinematografico contemporaneo.
Franco Ferri
5 ottobre 2011