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Il veliero di Tin Tin solca le acque dell’oceano fantastico
“Il Segreto dell’Unicorno”di Spielberg alla ricerca di nuovi spazi espressivi
Attori e cartoon fusi in uno stile di animazione che annulla le differenze

Immagine tratta da ''Le Avventure di Tin Tin'
Immagine tratta da ''Le Avventure di Tin Tin'
Il lavoro di Spielberg è approdato ad un nuovo capitolo che può sembrare a prima vista una divagazione oppure una vacanza produttiva di un uomo dalle mille capacità. Senza dubbio non potremo comprendere nel dettaglio Le avventure di Tin Tin,e trovargli un opportuno spazio nella sua filmografia,se prima non familiarizziamo con il percorso ottenuto dai vari segmenti di format che hanno contraddistinto il segno di un’opera veramente notevole. In passato ebbe la capacità di intraprendere una delineata rivoluzione che molti riuscirono a comprendere solo molto dopo. Riuscì egregiamente a rielaborare le sembianze del mondo fantastico,quello per intenderci appartenuto agli albi di avventure,ai fumetti intrepidi,innestandoci dentro i contenuti del mondo reale con tutte le gradazioni che appartengono al cinema cosiddetto adulto intrise di psicologia,dramma e senso etico.

Steven Spielberg
Steven Spielberg
Quel mondo in definitiva era la realtà dei mondi materiali ma Indiana Jones rivelava attraverso essi un’energia di mitopoiesi grazie allo straordinario camaleontismo prodotto da un cinema che sa confondere vita con mito,oltre le linee dimensionali e architettoniche dei fondali. Il Segreto dell’Unicorno,primo episodio di una futura trilogia,invece grazie a nuove,ancora più sofisticate tecnologie,rivela traccia che conduce a una marcata differenza. I canoni culturali appartengono di nuovo al fumetto,in questo caso di Hergé,però l’operazione innesta una marcia del tutto opposta. Il format pone in prima rappresentazione l’universo fantastico che diverrà non più oggetto ma soggetto primario in cui il mondo degli individui e dell’esistente dovrà interagire commutando forma e movimento,entrando in osmosi e plasticità con le modalità e le tempistiche del cartoon. A tal punto si pongono le basi certe di un senso dell’azione mai misurabile con precedenti concezioni,non più a metà strada fra l’action movie e l’animazione e viceversa,bensì riqualifica un genere che per i suoi nuovi connotati senza confini consegna ampi margini di libertà artistica. Nella sostanza l’aspetto formale de Il Segreto dell’Unicorno riesce a pieni voti nel supportare le tematiche congeniali e tipiche di Spielberg. Il tutto potrà lasciare insensibili i devoti ad un certo conservatorismo culturale ma di sicuro ci fa intravedere possibili e ulteriori strade cinefile.
Franco Ferri