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Arancia Meccanica: Quel futuro grigio ora risiede tra noi
Compie mezzo secolo il film di Kubrick ma sa parlare con efficacia ai giovani
Affresco di forte capacità profetica che assomiglia al nostro presente sociale

Malcolm McDowell é Alex
Malcolm McDowell é Alex
Quando un compleanno ha il sapore dell’evento conferisce al festeggiato una dimensione di classe superiore che raramente si vede omaggiare. Nel particolare il 50° anniversario di Arancia Meccanica non appartiene agli standard ripetitivi pieni di retorica dove sovente l’aurea della classicità fatica a sincronizzarsi con i vivi fermenti del presente. Il vocabolo cult fu abbinato al film di Stanley Kubrick per unanime beneplacito e nella sua declinazione a carattere permanente,in quell’attimo gergale dal battito di un suono,ha concepito l’idea di una grandezza che ancor oggi contagia fissando tutto il carisma di un’opera. Arancia Meccanica dopo mezzo secolo comunica in maniera risolutiva con gli spettatori perché l’apporto simbolico e le tracce visive preferite da Kubrick sanno parlare alle menti,attraverso il linguaggio iconografico veicolano con molta fluidità la scalata a temi paradigmatici o all’acquisizione della conoscenza tout court. In questi tempi di scarso feeling tra sala cinematografica e spettatori abbiamo visto al contrario considerevole affluenza al film soprattutto ampia disponibilità del pubblico giovane. Per la pellicola non vale di certo l’etichetta della nostalgia. Pare compiersi un rinnovato ipnotismo nato dalla sua struttura molto avvolgente e originale dove andremo a riscontrare le medesime tipologie di contatto che mettono in simbiosi il pubblico con le ragioni dell’arte. Quasi avesse nella penetrante deflagrazione del quadro la stessa irruenza e pietà di un Caravaggio,oppure l’acuta concretezza di saper racchiudere tra le pieghe del racconto le chiavi dell’enigma e poter avvicinarsi alla via multilaterale delle opere Leonardesche. Nel fascino di un affresco di solito si contemplano folgorazioni sempiterne,magistrali miscele di nesso tra rappresentazione e indizi dal quid misterioso che i maestri inserivano quali prospettica di riflessione,insegnamento per le generazioni a venire. La scrittura per immagini persegue analoghi propositi della pittura e Arancia Meccanica va indirizzato su tale linea. Applica un atteggiamento metanarrativo che non sarà poi così diverso da altri capisaldi della filmografia di Kubrick fino a Eyes Wide Shut. Altrimenti potrebbe prevalere nei giudizi l’ottica sociologica cosparsa di gusto estetizzante che non restituisce il profondo fascino ma nemmeno un giusto risalto. Negli anni sono sorte critiche,che oggi possono apparire superate,per non aver saputo intercettare gli orizzonti invero sagaci della storia. Morando Morandini scriveva che Arancia Meccanica era troppo ancorato al presente sociopolitico di allora e il futuro descritto conseguisse un’indefinibile vaghezza finendo per sentenziare come,“Tra tutti i film di Kubrick risultasse il più barocco e datato”. Rivederlo adesso mostra invece il verso di un’encomiabile fruizione contemporanea confermando quanto l’impianto figurativo possa mantenerlo al di sopra delle epoche,evidenziando all’odierna sensibilità aspetti prossimi e cruciali. Non resterà assente nel corso dei capitoli l’incalzante percezione profetica di quel futuro grigio e stilizzato che con strabiliante similitudine assomiglia all’emersione attuale di un nuovo corso della società d’occidente. L’apologo violento e straziato vissuto da Alex (Malcolm McDowell) potrà sembrare con buona plausibilità il ritratto impressionista del tempo in cui viviamo,dove anno dopo anno si sta consolidando un ordine politico che vuole modificare il ruolo del potere verso le genti. Assistiamo a un rimescolamento e accettazione dei concetti dispotici,i quali cercano legittima attraverso il consenso nei sistemi democratici. Si offre veramente un patto di coesistenza sociale,la piuma invece del pugno,che abiuri la repressione storica quale metodo di Stato concedendo in cambio una silenziosa,docile e rieducata sudditanza senza più il rilievo della personalità individuale. Quanto stava accadendo al protagonista del film,la nausea per overdose visiva,la conseguente indifferenza,vedevano annullare la sua naturale predisposizione all’ostilità e all’aggressività. Intaccava purtroppo la sfera intima del pensiero con caduta dei desideri,forza creativa e annientamento dell’irrazionale humus,necessaria guida evolutiva. L’idea malsana di quel fosco futuro ora si sta insinuando nel presente attraverso visibile feedback ingigantito dall’adattamento al peggio,dalla distanza solidaristica e dall’elevata propensione al servilismo. Stanley Kubrick nelle vesti di profeta pare rivolgersi alle coscienze della nostra società vedendo nel grande piano di sicurezza disegnato nel film un'altra versione di autoritarismo conservatore assecondato per opportunità anche da segmenti pseudo progressisti. E’ tutto descritto in Arancia Meccanica,che il geniale regista trasse dal sulfureo libro di Anthony Burgess,in cui il ripetuto ricondursi al meccanicismo svettava dominatore quale massima avversione per il libero arbitrio degli uomini. Entro siffatto spazio filosofico Kubrick sviluppa e costruisce la sua visionaria proposta attraverso un filo discretamente esoterico che permette una lettura variegata. Sarà Rock e Classico nel medesimo istante facendosi amare,portando discussione oltre i confini delle età. Questa è la sua eterna attualità.
Franco Ferri