Primo Piano
Crossfire
Film Joker
Box Office World
Premi & Festival
Trova Cinema
La Vetrina
In Sala
Scrivici
DICEMBRE 2018
TOP
DOWN

Vuoi consultare i Film Joker dei mesi precedenti?
Scegli il mese e clicca su Vai

Il meglio e il peggio del mese
IN GUERRA di Stéphane Brizé
Sceneggiatura di Stéphane Brizé, Olivier Gorge

Con Vincent Lindon,Mélanie Rover,Jacques Borderie,David Rey

Dicono con retorica che le guerre non ci sono più da quando la pace ha preso il sopravvento alla fine della seconda guerra mondiale. Almeno nell’apparenza dei popoli dell’Europa occidentale e d’America questo è un dato di fatto che invero anno dopo anno pare incrinarsi ad un’osservazione meno superficiale. Non sappiamo con precisione se il perenne e profondo desiderio di contrapposizione guerriera sia una costante della natura umana sempre pronta all’emersione che non risparmia nessuno. In settori più ampi le strategie d’attacco e i disegni di supremazia oggi hanno segnato un punto di evoluzione,buon per loro,che cambia i tradizionali canoni del conflitto ponendo il concetto di esercito al training di nuove funzioni per determinare il dominio sugli altri. Combattiamo una guerra invisibile dove tutti sono e saranno chiamati ad affrontarla attraverso mezzi più sofisticati in cui tenzoni e offese non vengono delegate al fragore delle armi ma alla rarefazione dell’impatto e all’insolita,avvilente meschinità di quell’avida figura esibita nelle regole del denaro. Potenze vecchie,nuove,battagliano per l’egemonia con le armate finanziarie di mercenari forgiate dalle multinazionali dove essere colpiti mortalmente non significa perdere il corpo,chi viene sconfitto abbandona la speranza e arretra nell’ordine sociale,calpestato nella dignità. Stéphane Brizé rientra in questa disputa aggiornando il carisma di una lingua che sa parlare con dovizia e illustrare di attualità stringente. Nel suo,La Legge del Mercato,aveva trattato del perfido,letale rapporto che lega l’uomo di questi anni alla perdita di diritti inalienabili in nome della cosiddetta libertà di mercato. In Guerra,è presente uno scatto ancora maggiore perché l’idea antagonista non riporta in modo accademico manicheo al passato della lotta di classe. Nelle inclinazioni del film c’è un’anima antropologica sociale a tutto campo che espone chiaramente quanto il desiderio di non cedere alla sopraffazione abbia trasversale impegno in ogni grado della società francese. Una sintonia cinematografica che risulterà viva e parallela proprio in virtù della cronaca di queste settimane sotto il protagonismo dei Gilet Gialli. La pellicola fa rivivere le grandi pagine del cinema civile,Brizè trova in Vincent Lindon l’alter ego di un progetto che non stona con quanto fece in analogia Gian Maria Volonté. Eppure in Italia tali film adesso non trovano più capacità e coraggio d’iniziativa,ma del resto è tutta la società che pare incurvata su se stessa. La storia sarà raccontata a mo' di docufiction,in cui la fiction entra come elemento di ausilio filmico per catturare e permeare in distinguibilità i fatti di due realtà,quella articolata vera e quella riassuntiva riportata dai media. L’unico attore professionista è Lindon,mentre gli altri sono presi dalla vita e interpretano ruoli diversi che conoscono in maniera da riprodurli con naturalezza. Vedremo il dietro le quinte,lo svolgersi di una documentazione in atto che attesta trattative fra sindacati,dirigenza,nei crescendo di una disputa senza appello. Al centro la chiusura di uno stabilimento per ricambi auto che dà lavoro a 1100 operai decisa dalla proprietà multinazionale propensa alla delocalizzazione in paesi dove il costo della mano d’opera è cinque volte inferiore. La perdita dell’azienda sarebbe letale per tutta l’economia di quella regione già provata dalla crisi,ma ciò che fa più indignazione è come i soci finanziari di quest’impresa troverebbero ulteriori utili proprio dalla messa in liquidazione della fabbrica. Laurent Amédéo è il portavoce delle istanze lavoratrici,sedersi ai tavoli di fronte agli imprenditori transnazionali significa avere in partenza l’handicap di una legislazione sbilanciata a favore delle imprese. Con stile verbalmente proteso inizia la battaglia,la raffica di intenti,la rabbia e le ansie del dubbio. Nell’indole di questa strategia del capitalismo non servono fratture e neanche concessioni,ma serve stabilizzare gli eventi,cercare divisioni,scaricabarile,fughe di responsabilità che innalzino insormontabili muri di gomma. Ad un certo punto sembra che non esista più l’interlocutore tanto hanno reso invisibili,indistinguibili le armi del denaro,ma la guerra non puoi vincerla quando l’avversario ti svuota facendo finta di venirti incontro. La pellicola ha coerenza e motiva i personaggi,sa dargli splendido dinamismo alzando il quorum drammatico con un sorprendente finale che attua nell’idealità della vicenda un profondo,pessimista quanto mai vincente,significato simbolico.