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NOVEMBRE 2025
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Il Meglio e il Peggio del mese
VIZIO DI FORMA di Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura di Paul Thomas Anderson

Con Joaquin Phoenix,Owen Wilson,Katherine Waterston,Josh Brolin

Il caso si addice a Doc Sportello,non tanto nell’attitudine giornaliera di un mestiere fatto di indagini e prove,quello del detective per lui incrocia fatalmente in un personalissimo desiderio d’istinto che si oppone a qualunque tipo di razionalismo. Dopo anni di osmosi con la cultura hippie in questo lavoro cerca un passo alternativo ma la casualità intesa a connubio di strane congetture gli bussa alla porta nella figura della sua ex per conoscere cosa ci sia dietro la scomparsa di un facoltoso uomo d’affari. Il personaggio è la massima espressione calata nel desiderio chimico,quella ricerca così apparentemente lineare invece trova ingresso verso un tunnel aperto da porte che tendono a richiudersi ad ogni passaggio. In perfetto parallelo con la propria natura Doc navigherà in un mare labirintico dove le coordinate del viaggio sono impossibili da rilevare. La certezza non è una valigia che sa di poter riempire ma l’esperienza lo condurrà nel percorso meno praticato,una discesa interiore alla scoperta del più desolante dei crimini,quello di aver impedito ad una generazione e forse ad un intero paese il grande raccolto nato dalla semina fatta dai figli dei fiori. Partendo dal racconto di Thomas Pynchon,parole scritte che delineano una sentita metafora degli anni tra i ’60 e ’70 quando cominciava lento,senza annunci,il declino della rivoluzione culturale. La riva più ambita dai giovani stava giocando incerto futuro mentre l’America delle libertà viveva contraddizione interna mandando i suoi figli a tirar bombe in Vietnam come fosse una madre irrazionale e tossica. Gas e acidi potrebbero essere alcune atmosfere psichedeliche che in effetti quantificano tutto uno stile di racconto inserendosi nei capitoli come specie di viaggio iniziatico alla scoperta del periodo. Paul Thomas Anderson s’interessa al refrain in ragione di una causa molto più profonda che scopre effetti nei nostri giorni. La parabola del racconto trova occhio metafisico nel veder sparita la speranza di un futuro migliore tradito dal verbo capitalista che si preparava a riprendere le redini del comando. I suoi lavori migliori hanno sempre aggancio con le distonie nascoste nelle epiche del nostro tempo,dietro l’adrenalina di Boogie Nights si celava l’oscurità senza ritorno dalla quale nasceva la redenzione,Magnolia raccontava quest’ultima in forma diversa recuperando lo stesso tipo d’immaginario formatosi nella cultura hippie. Lo sguardo attuale si compenetra in forma molto più pessimista,tuttavia il cammino di Doc frantumando le logiche dell’apparenza mutua nella pellicola una sintassi a puzzle dove la visione complessiva cosparsa di neuro narrativa lascia impressione di geniale overlook. In fondo potrebbe essere un noir,però la complessità psichedelica che arrampica la struttura del film fa in modo di comunicarci non certo gradazioni di grigio su personaggi e fatti. La luce del film sembra come riflessa da un prisma con infiniti toni di colori,intensità diverse che condensano variabili e impressioni,perché la verità o il suo diretto contrario abbiano un grado oltre l’oceano d’impercettibilità per essere carpite con lo stesso stile del film.