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APRILE 2019
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Il meglio e il peggio del mese
OLD MAN & THE GUN di David Lowery
Sceneggiatura di David Lowery

Con Robert Redford,Sissy Spacek,Casey Affleck,Tom Waits

Il titolo sta diventando uno special event tra il passa opinione del cinema che conta. Con ogni probabilità,ma sappiamo che nello showbiz questo non è un comandamento rigido,rappresenta l’ultimo capitolo di una carriera,la quiete artistica di uno dei più grandi attori della storia del cinema,Robert Redford. La pensione non s’addice all’artista,parafrasando Quentin Tarantino,la mancanza di nuovi stimoli potrebbe avere effetti negativi che riverberano su qualunque personalità, Prima di calare il sipario definitivo su un interprete magistrale in procinto di sdraiarsi sul divano dell’ozio,vediamo in quale modo potrebbe innalzarsi a memoria imperitura il testamento di una star senz’epoca. Per il vero potrebbe piacere il tono malinconico e teatrale dell’happy end con applauso,ma il vecchio Robert è furbo come il personaggio in cui si cala (Forrest Tucker). Sfugge a regole costituite e calza a modo il carattere dell’uomo indomito sempre pronto a nuove imprese,perché nel frattempo è già tornato sul set per un ruolino niente male in una produzione di imminente lancio (Buttons). Intanto Forrest rilancia sullo schermo episodi di vita vissuta erigendo a manifesto quella voglia di libertà che in fondo è stata la costante dinamica dei personaggi incarnati da Redford. E’ stato un uomo che ha fatto delle rapine in banca il cuore e la forma di un’indole positiva quasi rappresentassero il calore,l’equilibrio di una chimica complessa in competizione e a duello continuo con la legge. Condannato e recluso in vari istituti di pena aveva la fantasia e il desiderio di evadere che puntualmente portava a compimento ancor meglio degli eleganti per non dire inoffensivi furti. Non era il denaro ad esprimere il centro contorto della voluttà ma la costruzione di un’impresa minuziosa e perfettamente combinata che incrociava la suggestione di un’esistenza votata all’anarchia,utopico indirizzo dell’essenza libera. Quest’ultima tranche tradotta nella più pura riproposizione espressiva interessa molto il regista Lowery. Osserva gli aspetti di una valvola di sfogo per l’uomo che vogliono divenire armonici in opposizione al disagio della costrizione e della dipendenza dai codici di una società comunque ingessata. Di recente raccontò la parte più oscura e pessimista dei processi esistenziali in A Ghost Story,dove l’incupito e prigioniero fantasma di un giovane vagava tra le macerie della vita trascorsa nelle illusioni,e calpestando il fragore abissale di un incasinato post mortem. Si riprende il protagonista di allora (Casey Affleck),e l’interpone in qualità di poliziotto da caccia ma molto affascinato dal double face di Mr. Tucker. La vitalità giovanile dell’anziano e il suo modo scanzonato di vivere un crimine,associato al romantico passato di quegli anni ottanta,sembrano adattarsi all’omaggio retrospettivo del Redford liberal,senza scordarsi rimembranze sentimentali tipiche di quando affrontò il melò. Proprio per questo nel film si fissano limiti iconografici diluendo tematiche importanti,prima fra tutte l’insorgente energia che distoglie dalla terza età,contrapposta al teorema della pistola silenziosa quasi fosse una piuma per volare in alto. Per ripercorrere la similitudine di una carriera e attingere senza sosta al modello d’origine si è dimenticato il filo saggio che lega una biografia ai multiformi disegni di una società inquieta. Butch Cassidy e il Bob Woodward de Tutti gli Uomini del Presidente,uscivano da tale principio. Continueremo a ricordare quei film,ma tra qualche anno ci saremo già dimenticati dell’ultimo (penultimo ?) film di Robert Redford.