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Film Italia: Fuori dal Ghota, Lontani dagli Oscar
Le massime premiazioni mondiali evidenziano l’assenza del cinema italiano
Una crisi ormai cronica ma stampa e potere la schivano con effetti artificiosi

A cura di Franco Ferri

Cinema italiano lontano dai maggiori premi
Cinema italiano lontano dai maggiori premi
Candidature pronte per la lineup degli Oscar 2026 e ancora una volta il cinema italiano,il cerchio magico di quegli spocchiosi film che all’interno dei confini nazionali vengono sempre considerati con eccesso di protezione,è fuori dal più prestigioso riconoscimento internazionale. Per maggior specificità informativa ricordiamo tra l'altro che alcun rappresentante della bandiera tricolore è stato inserito nelle nomination delle massime premiazioni. Non ci saranno rappresentanti italiani ai Bafta britannici,ai Goya di Spagna e a Parigi per i Césars,tantomeno compariranno in concorso alla Berlinale. Nessuno potrà evocare su palcoscenici autorevoli i titoli che in patria vengono riveriti,ossequiati,gratificati con disinvolta facilità. La crisi è molto seria,ma in questa sede sono trascorse stagioni da quando abbiamo cominciato a esaminare che gli scarsi risultati economici,la permanente indifferenza all’estero,la marginalità diffusa,non erano allarmi isolati ma segnali di un metabolismo in declino macroscopico. Il confronto internazionale è fondamentale per orientare e far evolvere una cinematografia che vorrebbe essere industria culturale all’insegna di lectio magistralis sul campo,e da anni l’Italia non ne azzecca una. Le storie che si realizzano non sembrano uscire da una scuola di cinema all’avanguardia e fuori dei confini questo diviene un problema molto evidente che aumenta negli anni. Nella stragrande maggioranza valutiamo esempi retrivi,statici,che non saranno conduttori di spiccata idealità e moderna fruibilità. Approssimazioni tematiche e scadenti versatilità di linguaggio ormai croniche sedimentano superfici di una non cultura del cinema,che da decenni dilaga chiudendosi all’esterno con pessime risultanze divenute ben appariscenti per non lasciare critiche. Il laboratorio delle idee si è perso in nome di smisurata conformità e appiattimento su un totale utilitarismo di comodo che non riesce più a saper raccontare il paese ai contemporanei. Tornando agli Oscar notiamo come stia avanzando con rapido e salutare dinamismo una grande attenzione verso paesi in ascesa sul versante cinematografico. Bill Kramer (Academy of Motion Picture Arts and Sciences) sostiene che “I paletti tra film Usa e film internazionali sono saltati c’è molto interesse per le opere che arrivano da Medioriente,Africa,Sud America”. Sotto il profilo del box office statunitense le pellicole non in lingua inglese che sono più viste vengono dall’India e ancor più si ribadisce,“Fanno breccia nel santuario del cinema americano,Norvegia,Brasile,Spagna,Grecia “,dice Alessandra De Luca (Avvenire). Aggiungiamoci la Francia che negli ultimi anni ha avuto il primato europeo degli Oscar vinti e anche nell’edizione attuale presenta qualche nomination di forte appeal. La polemica sui “film italiani a mani vuote” sta comunque montando. Pedro Armocida (Il Giornale) urla convinto,”L’Italia è scomparsa dai radar”. S’inserisce nel coro affranto Federico Pontiggia (Il Fatto Quotidiano),”Italia assente I botti li fanno gli altri”. Non più tardi di un anno fa durante La Notte degli Oscar trasmessa dalla Rai l’opinionista venne premuto dalla classica domanda sul perché non ci fosse un film italiano tra la cinquina in lingua straniera e affermò,”Servirebbe un più ampio e maggior coinvolgimento di tutto il «Sistema Italia» per averlo in gara”. Forse meditava la cavalcata dei patrioti,l’arrivo a Hollywood di Confindustria e della Meloni con tutti i ministri? Sono parole fuorvianti generalmente tipiche di politici o lobbisti,piuttosto necessitava ad un critico saggio l’uso di equi coefficienti qualitativi che,al di là del fattore nazionalistico,avrebbero fatto comprendere come le pellicole più consone erano già sotto i fari dei votanti. “No,l’Italia non ha proprio niente di cui vantarsi”,dichiara stizzito il Mereghetti Paolo (Corriere della Sera),”L’assenza degli italiani servirà a far riflettere chi ad ogni soffio di vento è pronto a fare un comunicato trionfante”. Questa è una dichiarazione da vero critico responsabilizzato,impermeabile a qualunque pressione calcolata. Siamo stati i primi a divulgare nelle settimane che precedevano l’Oscar 2025 il tentativo un po’ grottesco del Ministero della Cultura di accreditarsi fantomatici successi mondiali del cinema italiano. Se il pianto va di moda tra i critici/cronisti nondimeno ci fa sorridere di buona lena quanto afferma Gloria Satta (Il Messaggero).”«La Grazia» di Paolo Sorrentino non è tra i dieci finalisti dell’Oscar miglior film”. La notizia negativa è priva di basi fondanti,deriva imprudentemente da una furba fake news. Addirittura volevano Sorrentino nella categoria più importante dell’Academy Awards? Intanto non esiste realtà d’informazione per il semplice motivo che al momento delle selezioni e previsioni fatte da esperti internazionali del settore La Grazia non era stato affatto previsto,mai ha trovato sostenitori e prestigiose citazioni che avvalorassero una qualche candidatura. Si avverte palese la rinnovata conferma entro i confini nazionali di un sopravvalutatissimo Sorrentino mentre il suo ultimo film,al pari dei precedenti,nel panorama estero non è riuscito a decollare. Niente premi a parte l’Italia,d’incontro incassi microscopici che dopo due mesi di cinema negli Usa hanno superato appena 132.000 dollari,(lo volevano in pole position?) e in Francia bagnava un esordio da 41.000 presenze raddoppiando i record negativi di Parthenope. Siamo certi che La Grazia otterrà benevolenza più affettuosa quando usciranno le candidature al David di Donatello ma è un altro modo di vedere la cinematografia locale. Chi ha menzionato con leggerezza la sua probabile nomination all’Oscar faceva da involontaria esca per la promozione del film. Tuttavia se si fossero rivolti con prospettico senso di conoscenza verso l’orizzonte internazionale non avrebbero facilmente ceduto ai rumour fragorosi degli uffici stampa che di solito usano in maniera surrettizia per lanciare i loro film.