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L’epopea chiamata Trainspotting: Scegli la vita
Danny Boyle riporta in scena i ragazzi di un tempo per scrollarsi il passato
Vendetta, nostalgia e voglia di futuro, scoprendo il profondo dell’intera storia

Spud (Ewen Bremner) e Renton (Ewan McGregor)
Spud (Ewen Bremner) e Renton (Ewan McGregor)
Ritornare vent’anni dopo sui passi di Trainspotting non doveva necessariamente rimettere soltanto n moto le memorie di personaggi che hanno reso immortale un film dalla carica inusuale. Ritrovare i protagonisti di allora,maturi o disfatti,individui alle prese con le accelerazioni e le contraddizioni del nuovo millennio voleva dire non farsi tentare da battuti luoghi comuni cercando al contrario nuovi input e nuclei anticonformisti altrettanto esplosivi. La comunicabilità del primo film sfoggiava la sua potenza nei luoghi visionari che implementavano il quotidiano dei protagonisti,un aspetto determinante per esprimere la completezza vitale di Renton,Spud, Sick Boy e Tommy o del tremendo Begbie,fornendo luci esaustive sul dilemma,il dramma e la commedia delle droghe sintetiche. Questi cardini resero punti di vista che sdoganarono i personaggi evitando trappole moralistiche,furono nel contempo catalizzatori in senso cinematografico permettendo di guardare quelle vicende al di fuori dei confini e delle etichette di un genere. Danny Boyle in compagnia del fido John Hodge,speciale alter ego nel riuscire a tradurre ossessioni e archetipi,in questi anni sono stati interpreti e realizzatori convinti del particolare stile realizzando di recente uno script interessante come,In Trance,che sapeva descrivere appieno le fasi irrazionali della mente quando queste irrompono sulle scene del reale. Perciò Trainspotting 2 sviluppa radici in comune anche con il precedente lavoro degli artisti inglesi sperimentando,accentuando un ponte di natura psicanalista tra l’oggi e le esperienze dei due decenni trascorsi nel film. La soluzione permetterà di avere una migliore definizione nei passaggi generazionali degli ex ragazzi,quanto meglio di scoprire alcuni interrogativi o intercettare qualche nebulosa che la prima pellicola non aveva osato e non poteva sfrondare. Trainspotting si chiudeva con la fuga di Renton (Ewan McGregor) che tradiva gli amici di sempre o d’occasione fuggendo con un malloppo per nulla suddiviso tra essi. Il finale lasciava quell’impressione anarchica,libera del protagonista che era l’aspetto più vivo e forse più in antitesi rispetto al destino degli altri,ma di sicuro in prospettiva poteva dar luogo a voglia di vendetta per rimediare al maledetto scacco. Quindi si presenta occasione in cui la nuova storia viene pensata e sceneggiata come fosse un western di grande respiro,dove le ambiguità si smuovono grazie alla rincorsa di quel denaro passato rappresentando nella sua figurazione tutte le illusioni e i fallimenti dei personaggi. D’inverso c’è la contestuale,magnetica parafrasi di una società contemporanea sproporzionatamente economista che in nome dei soldi realizza desideri oppure marginalizza senza scampo gli uomini. Il ritorno feroce di Begbie (Robert Carlyle) sui passi di Renton e i sogni di Sick Boy/Simon (Jonny Lee Miller) per costruirsi l’attività insieme alla nuova ragazza bulgara,sono una contesa assai serrata attendendo un giudizio universale per mano dell’uno o dell’altro dove ciascuno sappia giocare un vero duello del riscatto. Eroina e banconote sono i fantasmi dolorosi che forse hanno forgiato irreversibilmente i caratteri e sovrintendono le esistenze da un ventennio,tutto pare infruttuoso nello smuovere e rinnovare i loro spiriti travolti. Spud (Ewen Bremner),il più emarginato e il meno intraprendente del gruppo,per caso troverà nei racconti che rievocano quegli anni giovanili tanta verve. Potrebbe divenire il classico espediente per abitare di nuovo con nostalgia nel passato continuando imperterrito l’opera autodistruttiva. Invece le sue parole hanno forza insperata e sintassi da grande letterato,comincia a scrivere pagine appassionanti che scavano gli animi mentre descrivono le impressioni di una volta. Ora sta conoscendo l’attenzione dei vecchi amici subito rapiti da questa esperienza di ascolto,qualcosa che li colpisce dentro quasi avesse un impeto suggestivo,analitico e riappacificatore. Si rivelerà una miniera travolgente,non volendo ha scelto la vita molto più di Mark Renton e del suo innato teorema. Quel modo originale che sa rigenerare apparirà una vera opzione da traslare verso il futuro. La discesa agli inferi non ha rivitalizzato antichi timori ma farà scoprire il profondo mistero di questa epopea chiamata Trainspotting.
Franco Ferri
8 marzo 2017