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Le regole del David non sono quelle dell’Oscar
I Taviani e Moretti salvano l’edizione 2012 da una deriva qualitativa
Lo status del cinema nazionale con troppi titoli funzionali alla casta e poco alla virtù

Grazia Volpi,David per 'Cesare'
Grazia Volpi,David per 'Cesare'
Se Cesare deve Morire non fosse stato insignito a sorpresa dell’Orso d’Oro a Berlino,siamo sicuri che ben difficilmente sarebbe stato protagonista al David di Donatello di quest’anno. Questo per comprendere come di solito ci si comporta in Italia a fronte di un successo,per altro meritato,che viene da lontano. In ogni caso il film dei Taviani ha portato un soccorso necessario per tappare le notevoli falle che da anni si catalizzano nell’arruolare il presunto meglio di una cinematografia. Cinque premi sono stati appannaggio della storia di ispirazione shakespeariana ambientata a Rebibbia mentre con tre soli premi viene ricompensato Habemus Papam di Nanni Moretti,praticamente il film italiano più completo uscito da diverse stagioni ad oggi. Gli altri vincitori,Romanzo di una Strage di Marco Tullio Giordana prende anch’esso tre riconoscimenti e soprattutto il film di Paolo Sorrentino,This Must be The Place realizza uno score sorprendente mettendo in borsa sei David. Specialmente premi tecnici per la storia con Sean Penn comprendenti fra gli altri,trucco,acconciature e canzone ma anche quello alla sceneggiatura che contribuisce più di ogni altro ad alimentare forti polemiche per una pellicola la cui presenza nel ranking di un premio prestigioso appare eccessiva. Si dovrebbe tener conto,come nel caso del film dei Taviani,di un’eco proveniente dall’opinione internazionale,che nello specifico di This Must be The Place da quasi un anno risulta un elenco di giudizi abbondantemente negativi.

Michel Piccoli,Migliore Attore
Michel Piccoli,Migliore Attore
Pollice verso per un altro film,Magnifica Presenza di Ferzan Ozpetek,film di basso clichè che aveva ottenuto otto candidature lasciando la solita traccia di sopravvalutazione sul regista,incidentato successivamente con probabilità da una crisi di coscienza dei votanti,i quali lo hanno lasciato a mani vuote. Continua ad evidenziarsi un certo disagio nella scrematura della selezione ufficiale e se quella dell’anno passato pareva essere una lista da parodia,l’attuale fotografa un paio di virtuosità giustamente scolpite nell’albo d’oro e troppi titoli riempitivi più adatti all’esigenza strumentale di una casta. Consideriamo le numerose categorie inserite nel David,attualmente stabilite in ventitré riconoscimenti,troppe nel confronto con altre premiazioni e non sempre rispondenti ad un’effettiva quantificazione professionale. Diamo un’occhiata per esempio al miglior effetti speciali visivi,competenza fondamentale che ha raggiunto in molte cinematografie eccellente bagaglio per la riuscita di una produzione. Vediamo che dove sono risultati vincitori Stefano Marinoni e Paola TrIsoglio per Romanzo di una Strage,trovavamo in sede di nominations anche L’arrivo di Wang,ovvero quanto di più amatoriale si possa vedere in giro. Non tutte le responsabilità sono da attribuire all’organizzazione del David semmai in un rapporto di causa effetto,dove la causale è lo status della cinematografia nazionale,corrisponde per conseguenza un raccolto inadeguato con cui dover quadrare il cerchio in tutti i casi. Stare sempre in mezzo fra l’essere e il non essere dando la preferenza a un illusorio centro di gravità,questa è la vera tragedia dell’arte.
F. F.