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L’anno che finì l’Ordine Divino
In anteprima la pellicola svizzera che ha sbancato al Tribeca Film Festival
Presto Arriverà in Italia,intanto é in lizza per la cinquina dell'Oscar Straniero

Marie Leuenberger e Marta Zoffoli in una scena
Marie Leuenberger e Marta Zoffoli in una scena
Tra i film che hanno sorpreso pubblico e critica nei primi mesi del 2017 c’è sicuramente il film svizzero,Die Göttliche Ordnung (L’Ordine Divino),una storia che va ben al di là della rivisitazione di un periodo sociale di grandi cambiamenti come furono gli anni a cavallo tra i sessanta e settanta. Diretto da Petra Biondina Volpe ha trovato consacrazione internazionale vincendo tre premi al Tribeca Film Festival di New York e di fatto è divenuto un evento che lo rilancia con grandi potenzialità di interesse presso il pubblico cinefilo di mezzo mondo. Marie Leuenberger (Nora) alla kermesse newyorkese vincerà il premio di miglior attrice,la sua è un’impronta fondamentale per il film perché da lei partono tutti gli input e i mutamenti psicologici che andranno a catapultarsi sull’ambiente secolarizzato come una freccia inattesa,aprendo d’incanto le porte dell’evoluzione. Eppure quel personaggio che cambierà per sempre il paesaggio svizzero,chiuso nei dogmi di una cultura alpina,riflettendo il carattere dell’habitat all’inizio resta intimidito e introverso. Scoprirà pian piano il pianeta della femminilità avanzata,osservando da lontano per poi avvicinarsi i primi vagiti dei brillanti,nuovi moti riuscendo a comprendere quanto possano essere più tonici rispetto ai ruoli che la storia fin’allora riservava alle donne. Siamo nel 1971,l’orologio svizzero è in ritardo di tre anni sulla rivoluzione sessantottina,tutto appare fermo come in decenni ormai lontani,la società conserva e produce lavoro mentre la famiglia resta il baluardo indistruttibile di un ordine divino da rispettare e tramandare ad ogni costo. Se in Italia potevi scioperare quando qualcosa non piaceva,lì non era assolutamente possibile tanto più se il contenzioso non riguardasse tanto il diritto,la natura economica delle cose ma il rapporto morale e culturale della subalternità femminile. Così un gruppo di mogli del villaggio comincia a frequentarsi all’insaputa dei coniugi per confrontarsi su rispettive esperienze,guardando a potenzialità suggestive. L’apporto di Graziella (Marta Zoffoli),un’italiana trapiantata,dal credo pratico e libero diverrà un punto di riferimento addirittura anche per le più anziane contribuendo a dare omogenea convinzione di lotta per tutte. Le tendenze si assimilano ma non sono mode passeggere,il cambiamento diviene una canzone incessante che raggiunge l’interiorità. Solo ora la locale rivoluzione comincia a guardare alla sessualità,creativa espressione dell’io,e con essa a piaceri che una società bigotta rendeva inesistenti e proibiti. Il corpo fisico contiene scoperte da modulare che non lasciano insensibile il carattere estroverso delle donne elvetiche,una fuga in avanti per prendere in contropiede l’insensata logica della tradizione ma ancor meglio per progredire senza compromessi. La pellicola variegata da influenze di stile assai intriganti possiamo considerarla una commedia drammatica e al tempo stesso un dramma venato di spruzzate commedianti però non sarà mai un freddo calcolo retrospettivo. A differenza di altre storie che giocano sull’icona di quegli anni non vivremo vividi rimpianti retrò o nostalgie ad effetto. L’impianto della storia preferisce visioni d’intimità e aderenza empatica sui personaggi rendendo le loro sensibilità molto vicine a quella contemporanee,come se le porte da aprire cogliessero sempre un principio eternamente decodificabile. Die Göttliche Ordnung (L’Ordine Divino) ha una prosa sciolta e impressiva che consigliamo apertamente al pubblico italiano amante di trame frizzanti e intelligenti. Siamo felici perché il film arriverà nelle sale italiane nel prossimo inverno distribuito da Merlino Distribuzione che curerà il lancio sul grande schermo e intanto spera nella candidatura all'Oscar per il film in lingua straniera rappresentando la Svizzera.
Franco Ferri