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La pellicola che fa vincere l’Oscar
Il supporto in poliestere ancora il preferito dai registi e tecnici di Hollywood
Nonostante la corsa al digitale e bugie assurde le sue qualità sono sempre vincenti

12 Anni Schiavo, uno dei film più recenti in pellicola
12 Anni Schiavo, uno dei film più recenti in pellicola
Secondo la logica di un punto di vista mediatico che viene fatto passare per assoluto,la  pellicola cinematografica sarebbe un supporto non più adeguato all’esigenze della produzione di film e non più corrispondente all’evoluzione della tecnologia digitale. L’informazione segue l’onda maggioritaria ma per inesperienza o assenza di capacità specifiche in chi la realizza,non riuscendo a cogliere importanti e fondamentali diversità,più o meno involontariamente finisce per divenire pubblicità al grande business digitale. La qualità dell’immagine,specialmente quella che esalta la gamma delle tonalità dei dettagli,delle sfumature di luce in rapporto ad una definizione di alta performance come esige la proiezione su grandi schermi,verrebbe meno senza l’ausilio della pellicola. Attualmente viene prodotta da gruppi industriali (Fuji e Kodak) il cui nome é stato spesso associato nelle cronache ad eclatanti quanto bugiarde chiusure di attività. La scelta di una pellicola a seconda delle esigenze viene assortita dall’8/16mm fino ai formati 35mm e ai recenti S35 (3 perforazioni) e 65mm con alte prestazioni. Nessun direttore della fotografia che abbia un grande livello di professionalità e un certo livello di ambizione rinuncerebbe ai rulli in poliestere. In pratica se volessero vincere un premio Oscar sanno quanto possono valere i preziosi frame. Non sono certamente dei fotografi nostalgici,anzi conoscono con esattezza il valore e le prospettive di tutte le tecnologie in campo. Uno di loro che ha preferito rimanere nell’anonimato afferma con buona dose di ironia sintetizzando le differenze,”In una sequenza di chiaroscuro ci vorrebbe una camera 16K per carpire tutta la luce che sa prendere la pellicola”. Hollywood è attenta alla gestione delle risorse ma nei budget di produzione lascia ancora cospicuo margine per la spesa della pellicola che,quasi superfluo ricordarlo,resta costosa. La maggior parte dei film che si sono visti di recente o si vedranno in sala hanno il dna istantaneo di una pellicola oppure integrano con essa le capacità espressive della tecnologia digitale. Emmanuel Lubezki ha vinto di recente il premio Critics’Choice Awards  per la miglior fotografia di Gravity diretto da Alfonso Cuaron ed è candidato per la stessa all’Oscar. Il film modula una serie di immagini che sono state proiettate in doppia versione compreso il 3D. Per arrivare a questo risultato sul set furono usate speciali macchine Arriflex sia in versione digitale che in pellicola 65 mm abbinata con il brevetto digitale Codex,il tutto adattabile per i successivi processi di post produzione e stampa. Fra gli altri candidati alla preziosa statuetta degli Academy Awards,filmati con l’eclettismo del mezzo in fotogrammi troviamo l’asiatico Grandmaster e A Proposito di Davis mentre vogliamo ricordare tra i più recenti Hunger Games-La Ragazza di Fuoco,12 Anni Schiavo,American Hustle,La Vita Segreta di Walter Mitty,The Butler,I Segreti di Osage County e The Wolf of Wall Street. La produzione full – digital sembra prevalere per ovvie ragioni economiche in quelle a basso budget (horror) e indipendenti. Rimanendo in tema di nomination all’Oscar,Nebraska per la fotografia di Phedon Papamichael si serve dell’adattabilità di questa tecnologia per esprimere un’immagine in simil bianco e nero che è la risultante di un viraggio digitale che abbassa in un attimo tutte le tonalità di colori sempre tenui. Per l’Oscar straniero solo La Grande Bellezza fu girato in pellicola,gli altri Omar,Il Sospetto, Broken Circle Breakdown,L’Image Manquante fanno risaltare con l’assunzione del digitale ragioni diametralmente opposte a quelle hollywoodiane. Intanto per supplire a carenze troppo evidenti della tecnologia 2k,si fa strada l’idea di andare con continuità versoi il 4k che in un certo qual modo renderà obsoleto l’attuale,recentissimo sistema di proiezione. Il vero scoglio è qui,perché in definitiva si potrà dire qualunque cosa ma la pellicola nelle sue fasi evolutive ha sempre lasciato sugli schermi un alto grado di performante qualità dell’immagine. Non altrettanto possiamo affermare nei confronti di quelle su hard- drive che spesso mettono in disappunto la stessa riproduzione di un film realizzato con i fotogrammi nello chassis.
Franco Ferri
27 gennaio 2014