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Don Chisciotte: L’uomo che cambiò Terry Gilliam
Un grande film realizzato dopo una lunga e travagliata genesi
Dall’esperienza che ha forgiato l’artista temi e linfa di piena fantasia

Don Chisciotte: Jonathan Pryce e Terry Gilliam
Don Chisciotte: Jonathan Pryce e Terry Gilliam
Le coincidenze fatali sono quelle che ognuno pensa d’inseguire con spasmodico metodo tentando di realizzare un sogno o un progetto. Con sarcastica e labirintica riproposizione invece appaiono in modi difformi a quelli attesi. Assumono il controllo delle circostanze con un palinsesto imprevisto che rimodella le strategie personali ponendole in revisione,ma le rivela ugualmente ricche di segni auspicati quasi fossero un sortilegio perfezionista. Possiamo condensarlo così quanto capitato a Terry Gilliam tra il periodo nel quale cadeva nel baratro quella fantasia vigorosa,obbligata chiamata Don Chisciotte e l’aspirazione di trovargli un degno posto nel suo cuore e nello spirito del cinema. L’abnegazione del regista verso il personaggio sotto molti aspetti ha elaborato nella sua personalità un fattore formativo,costruendo una specie di alter ego in cui si mescolano suggestioni caratteriali,aspirazioni culturali,che miscelate al senso mitico e antiretorico di quell’uomo stravagante creato da Miguel de Cervantes poneva basi improcrastinabili per dirigere il film della vita. L’Uomo che Uccise Don Chisciotte non si poteva più fare,le immagini tratte dal documentario,Lost in La Mancha,dove vediamo Jean Rochefort e Johhny Depp nei primi fotogrammi di una storia ormai maledetta sembrano i fantasmi e le ombre di qualcosa destinato all’oblio. Quest’evento diviene una delle ossessioni che solitamente portano alla distruzione però Gilliam non demorde (Leggi l’intervista),ha dentro sé forte volontà di portare in porto la barca dissestata. Conoscendo il mondo del cinema deve per forza diventare l’imprenditore di se stesso per dare una svolta artistica e finanziaria all’idea produttiva. Ora l’ossessione sta preparando qualcos’altro,non è più smania autolesionista ma assume il pieno potere di essere la forza trainante,sceneggiatrice meglio autorevole insegnando gentilmente all’autore una dialettica inaspettata e geniale. La via d’uscita da un tormento interiore senza tregua si presenta in sorta di psicanalisi interna che mette di fronte ragione al contrasto con le molte insondabili sofferenze patite in questo viaggio per conquistare il suo Don Quixote. L’illusione e la disillusione si davano cambio a vicenda generando la continuità del nulla,con ogni probabilità faranno restare in piedi provvidenzialmente le bandiere di una creativa utopia. L’alterno conflitto fa intravedere i segnali del coraggio di fronte alla paura,come pure gli incessanti e mutevoli risvolti del duello hanno grado di forte pregnanza in fase elaborativa. Le tematiche svisceraste animosamente dall’uomo e dall’autore che ormai Terry ama,plasma e rifiuta come fossero macigni,per magia dell’ispirazione o per opportuna e contigua,capacità simbiotica con l’arte diverranno linfa di piena fantasia. Formano una corrente in discesa inarrestabile che esclude a priori freni inibitori conducendolo sul sentiero prossimo dell’inventiva proficua. Sfocerà inevitabilmente sui capitoli del nuovo e identificabile Don Chisciotte (Jonathan Pryce). Credo e dubbio,epica e realtà,magnetismo della fantasia con estrapolazione delle tante realtà disponibili,incalzano la vicenda esortando tutti i personaggi,sconvolgendoli in una guerra interiore mai stabile che li sovrappone e li riappacifica al fine di rendere palese la trasformazione di loro stessi. Difficilmente Don Chisciotte,Sancho e Toby,Angelica e Dulcinea avrebbero avuto un impatto artistico di eccellenza senza quella genesi disagiata. L’Uomo che Uccise Don Chisciotte,risulterà tra i migliori della filmografia di Terry Gilliam,non è un capriccio produttivo,presenta le fattezze del talento multidimensionale ritraendo alla perfezione le sembianze di un maestro. Frizzante ed evoluto prende a pieno la bontà di una formula liberatoria,contiene la sincera e personalissima disamina di un artista che riesce a mettere a frutto un ventennio di tormentata configurazione. Scopriremo una pellicola stupenda e memorabile che un giorno non farà fatica a definirsi con pieno diritto il testamento di un grande del cinema.
Franco Ferri
2 ottobre 2018