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Daniel Day-Lewis e l’eleganza del filo
Paul Thomas Anderson dirige magistralmente l’attore nel ruolo del sarto
Il Filo Nascosto sa trasformarsi nel melò più bello visto da anni al cinema

Daniel Day-Lewis in Il Filo Nascosto
Daniel Day-Lewis in Il Filo Nascosto
Il bagaglio dei vestiti era una delle principali preoccupazioni del viaggiatore speciale nel film,Turista per Caso diretto da Lawrence Kasdan,in cui William Hurt riponeva,sceglieva l’abito più adatto all’occasione assecondando legittime esigenze d’opportunità o i malinconici rivoli dell’anima che avevano bisogno di rivelarsi nella foggia e nella tinta più pertinente. Questo stile di scrittura cinematografica che sa riprodurre alla perfezione sfumature dal sapore letterario,andando di pari passo con la fluttuante rarefazione di sentimenti e gesti della personalità trova nuovo coinvolgimento nel film di Paul Thomas Anderson,Il Filo Nascosto. Una connessione,stretta mutualità tra storia privata e intima nascosta conformazione,pervade di indefinibile eleganza il legame che l’uomo instaura nell’arte del cucire catalizzando tra le pieghe e nei risvolti del tessuto un profondo connubio di permeabilità trascendente,ben oltre le occorrenze del rivestimento corporeo. Questo senso di architettonica trasfigurazione dell’essere compenetra un dialogo di sensazioni e vive di refrain interiorizzati che definiscono una personalità pur se avvolta di fascinosa solitudine. Il racconto di abbozzo biografico rievoca la storia di un pezzo della London Fashion quando all’insorgere degli anni 50 il sarto Reynolds Woodcock rappresentava nel suo atelier l’esclusivo tocco del vestire per aristocrazia e dive d’epoca. Daniel Day-Lewis è avvolto in quell’abito complesso,tormentato,troppe volte stretto dall’ingombrante figura della sorella Cyril (Lesley Manville) che sa organizzare a modo il rito austero della Maison e dirigere con felpata tempra da governante la vita un po’ incuneata del creativo fratello. A Reynolds in un certo momento servirà aria nuova e s’impone l’ovattata apertura della finestra sancita dalla tuttofare Cyril. La conoscenza e la disponibilità di una giovane cameriera,Alma (Vicky Krieps),porta il carattere dello stilista su tensioni finora mai provate. Molte differenze attitudinali con la giovane,l’ostacolo freddo e determinato della sorella,sono il compendio dell’equilibrio ondivago dentro una relazione imprevedibile che porrà a repentaglio nella Casa tutta la natura professionale,percettiva,affettiva e anche sulfurea del sarto. Il film diviene una partita a due in cui il sentimento sembra prosciugarsi,riadattarsi per rendere indifeso l’altro o invece resta tentato di carpirne l’essenza più recondita,ma vale la pena viverlo perché l’amore ha reso la vita meno misteriosa proteggendola dai fantasmi e dal tempo. Tornano gli stilemi preferiti da Paul Thomas Anderson e con essi i conflitti incalzati dall’offerta dell’amore che sa spezzare i malefici,incarnati nello specifico dall’arido status quo di Reynolds. Il rimescolamento di gerarchie,la disputa per nuovi rapporti familiari sono gli accenti che conducono Alma a tentare di uscire da un opprimente alone di morte cercando ossigeno nella sfera affettiva. Una sfida accettata da lei contro ogni pericolo pur di avere l’uomo più esigente che esiste. I poli opposti si scontrano ma la scia venefica potrebbe far emergere sorprendentemente potenzialità dal potere inaspettato. La pellicola privilegia l’armonia del narrare raccontando le disarmonie,lo fa andando a scoprire le tipicità e i coinvolgimenti del gioco amoroso in un’epoca ormai lontana quando il linguaggio indiretto dei sensi era una prassi comune. Diventerà caratteristica della storia che assumerà una costante stilizzata,dove il minimalismo non avrà significati approssimativi ma guardando ai particolari e alle atmosfere con estrema cura riuscirà a dargli quella spinta dinamico espressiva che appartiene di solito alle grandi opere. Saprà mettere in scena la capacità realizzativa,una prova superiore dove non sorgano paraventi d’occasione per desistere,e fa ruotare attorno,inespugnabile,la competizione di saper amare. La imbastisce tenendo in conto quanto difficoltà e incomprensioni ardano in sé stessa e negli altri provocando imprevisti incendi che lasciano scorie purtroppo sondabili,ma il tessuto di pregio ineguagliabile serve a modellare sul disegno di verità il melò più bello visto da anni a questa parte.
Franco Ferri
15 marzo 2018