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Beatles, Sgt Pepper e l’occhio della percezione
Dopo quello di Ron Howard un altro documentario esplora un cambio di passo
A cinquant’anni dalla comparsa di un mitico album la rivoluzione dei Fab Four

Ringo, George, Paul, John in Sgt Pepper
Ringo, George, Paul, John in Sgt Pepper
Non possiamo negare ai Beatles di aver catalizzato la più grande capacità messianica del novecento. Concepire spontaneamente e liberamente un fenomeno di massa che rivedeva con molte novità il concetto di mito andava a rappresentare l’osmosi tra le giovani generazioni e quella forma d’incarnazione più esaltante dai tratti vagamente mistici vicina al senso divino. La loro musica,i loro testi,un magnetismo scatenato che donava alle canzoni un’energia taumaturgica tale da compenetrare e cambiare il senso della vita mettendo in moto la più pura,latente fantasia dentro ogni ragazzo. Questa è la storia,lo lascia trasparire con gli anni,scrivendo e consegnando nelle sue pagine qualcosa di ben superiore a cronache d’epoca passionali,report d’isterismo e canzoni travolgenti. Il decennio sessanta apriva ad una voglia di libertà subito raccolta dai nati nel ben mezzo o appena dopo la seconda guerra mondiale,ma il bello è che tutto ciò,nonostante cambi di passo e tentativi di revisione sballati,rimane vivo e avvolto di ideale alone prospettico. I Beatles,insieme ad altri giganti della musica di quel periodo,restano tutt’oggi molto ascoltati lasciando ai magici pezzi che vibrano nell’aria la più alta eredità fatta di motivi immortali e suoni in perfetto sincrono contemporaneo. Quindi riescono ancora a comunicare con un valore altissimo al di là di fattori di esclusiva pertinenza sociologica di quel tempo,che se fossero stati prevalenti li avrebbero relegati allo status scaduto di comuni oggetti d’epoca. I quattro di Liverpool anche per questo riescono a tenere accesi i fari della ribalta attuale attraverso splendidi esempi di documentario. Nella stagione corrente sono arrivati sul grande schermo due lavori che in qualche modo segnano fasi molto importanti e complementari nella carriera di John,Paul,Ringo,George. Il primo è stato,Eight Days a Week,realizzato da Ron Howard ha voluto indagare sul mito della band che durante il breve arco di tre anni vide raggiungere una celebrità planetaria. Un’enorme quantità di materiale tra immagini,foto,interviste,ampi spezzoni di concerti per condurci in una full immersion illuminante dove come in un film biografico entriamo in empatia con quel vento di passione collettiva e con i più curiosi elementi attorno alle faticose tournée. Le prime date negli stadi furono una necessità di ordine pubblico per evitare folle gigantesche assiepate intorno ai teatri dei concerti. L’esibizione del 1965,a New York al Shea Stadium,fissa storicamente l’inizio dei grandi happening sotto le stelle. Da qui cominciò l’evoluzione rapida dei sistemi di amplificazione da spazi aperti,mentre quella sera per far giungere i suoni in ogni punto dell’impianto furono utilizzate le trombe interne dello stadio,ma era un dettaglio insignificante per l’ondata di spettatori che avevano ad un palmo di respiro i loro Beatles. Stessa impetuosa mole di filmati,interviste e contributi di persone che conoscevano bene certi momenti in The Beatles: Sgt Pepper & Beyond di Alan G. Parker,però gli intenti e tutte le forme di apprendimento sottintendono una ricettività più sofisticata. Il documento in quell’uragano di elementi mediatici alla pari del precedente ricompone splendidamente la formula introspettiva di un fenomeno inserendo tante cellule,le più disparate e anche le più discordi opinioni,alla fine avremo netta la solidità di un organismo narrativo utile sia alla rievocazione che alla comprensione di episodi oltre la leggenda. Nasce per l’occasione del cinquantenario di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band che si celebra in questi giorni con una nuova edizione remixata in cofanetto multimediale. Il film seppur consequenziale rispetto a quello di Ron Howard vira in altra dimensione partendo da un momento di crisi del gruppo,quando le tante serate live stavano diventando un po’incubo mettendo a repentaglio il gusto per i Fab Four di esprimere ancora il vero senso della personalità artistica. Sono giorni di distanza tra i quattro e l’allegra esplosione del successo,eppure sanno guardare innanzi,alla catartica sorgente della trascendenza che sarà l’inizio di un incontro fondamentale coi temi della spiritualità. Conoscere Maharishi,carismatico della tradizione indiana,porta i Beatles a contatto con la meditazione e all’insieme di una cultura che avrà forte influenza sul loro lavoro sebbene ciò attiri strali di critiche e d’incomprensione. Gli altri dicevano che la band non s’interessava più di musica,invece tutto stava facendo coincidere l’inizio di una rivoluzione. Il documentario esplora sottilmente con pareri,contrasti e immagini d’epoca quello stato di coscienza alterato da scetticismo,esperienze psichedeliche,droghe e nuove sensazioni. Nei fatti Sgt Pepper avrà una vista e una sonorità deliberatamente percettiva,diverrà il primo concept album della storia,e conterrà canzoni dalla metrica inusuale dove per la prima volta la melodica Lennoniana assumerà geometrie schiettamente sperimentali entrando di diritto nel pianeta rock. Cinema e musica per un’esperienza espansiva nel miglior senso della parola,raccomandiamo quest’ultimo documentario a coloro che l’hanno perso.
Franco Ferri
2 giugno 2017