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Atomica Bionda per abbattere il Muro
Charlize Theron in missione nella Berlino 1989 dove esplode musica e vita
Perfetta e vibrante ricostruzione del periodo che va oltre il genere spy story

Charlize Theron in Atomica Bionda
Charlize Theron in Atomica Bionda
Ci sono trasformazioni di fondo rese pratiche dai processi tecnologici e tali movimenti si possono vedere continuamente con gli occhi che suggeriscono alla mente un’idea di sintesi su come questi anni stiano sempre più contribuendo a fare del cinema una disciplina compositiva alla pari della pittura. La sequenza fotografica era consuetudine fin dagli albori ma ora la possibilità di sovrapporre in un’inquadratura o nell’intera scena qualcos’altro non deve indurre ad un pensiero restrittivo che possa bollare di superfluo l’uso degli effetti speciali. A maggior ragione se poi quest’ultimi divengono così evoluti,plastici e informali nella struttura delle pellicole che il pubblico in genere difficilmente riesce a riconoscerli dovremo umilmente studiare la loro importanza per comprendere l’illusione e le compenetrazioni in altre realtà nate dai film. La condizione dinamica permette di sovvertire una geometria di partenza consentendo a degli inserimenti opportuni di dettare uno stile di riferimento,se non della stessa scrittura,impensabile nel modo analogico;un indirizzo magnetico che vada a smuovere in senso comunicativo la scansione e le suggestioni di un’intera storia. Prendiamo,Atomica Bionda con Charlize Theron e James McAvoy,diretto da David Leitch è un film d’intrattenimento che esce dagli standard di genere. Grazie al sapiente uso di tecnica e software d’avanguardia costruisce una macchina inventiva capace di offrire contributo intellettivo permeante,di andare oltre le convenzioni da spy story e di risultare molto aderente allo sviluppo visionario di un progetto vicino all’influenza da graphic novel. Scritto da Kurt Johnstad,sceneggiatore prediletto di Zack Snyder,racconta il particolare mondo agitato dell’intelligence durante la caduta del muro di Berlino nel 1989,quando viene inviata nella città tedesca l’agente Lorraine (Charlize Theron),tipo originale e fascinoso ma abbastanza tosta che deve incontrare l’ambigua spia Percival (James McAvoy) dal quale dovrà avere una lista segreta molto importante per gli sviluppi cruciali in quella città. Il cinema sui servizi segreti ci ha raccontato delle sindromi alla Jason Bourne e degli stressanti negoziati attorno al Ponte delle Spie perché tutti credono a qualcosa e lo rinnegano in un attimo. Qui esistono tasti finora non toccati inerenti la personale natura dei personaggi innestata nelle tensioni sociali e culturali della nuova Berlino che dirige,devia,incendia e tradisce mentre avanzano nuovi e inesorabili assetti tuttora in cerca di sedimentazione sullo scacchiere planetario. Nessun libro e reportage d’epoca,nemmeno i telegiornali di allora avrebbero potuto raccontare i toni di luce e ombra,il clima che si percepiva,gli stilismi di vita nella più intuitiva,seducente e inebriata metamorfosi per far vivere o sopravvivere anche le ragioni elettriche delle spie. Berlino ’89,nei mesi che precedono l’abbattimento del Muro,non è soltanto terreno di scontro occulto tra est e ovest ma sta allargando i suoi tentacoli alle zone più permeabili della ricettività umana. Un caos benefico che sotto la pressione del cambiamento non vede più restrizioni e confini permettendo alla musica,agli after hours,al costume,di sovrapporre novità tra due emisferi. David Bowie si mescola a Nena Hagen,il cinema di Tarkovskij una volta fuorilegge diventa libera destinazione intellettuale mentre club,discoteche,design e neon sfoggiano ogni voglia d'edonismo degli anni 80. Berlino tira fuori l’artiglio da capitale in cui l’attività frenetica dei giovani ha un ruolo principe come fosse contrapposizione al vecchio regime,ma dal profondo fa ristagnare e subito dopo esplodere la subdola aderenza storica militare che sa ferire e distruggere. Nel gioco di spie in Atomica Bionda viene fuori tutto questo,mettendo in risalto una visionarietà totalmente stilizzata sotto il profilo estetico e caratteriale che avvince il racconto nell’ambizione di essere storicizzante. Il segno della virtualità costruisce e ricongiunge un’epoca senza freddezza indicando attitudini e debolezze presenti nel cinico marasma,dentro una scatola che non ha dimenticato appunti,oggetti,suoni,sensazioni. Del resto il campionamento delle cose comuni può divenire rompicapo per un acuto puzzle di originalità figurativa che a sua volta potrebbe sfociare nell’arte,come guidò antesignano Andy Warhol. Ad un certo punto del film ci si interroga se ciò possa in effetti somigliare a un clamoroso plagio,la clonazione da perfetti mediocri,però il dubbio svanisce fin dall’inizio perché nel film è forte il gusto della reinvenzione. La pellicola elabora uno stile personalizzato molto vibrante ma non si ferma alla cornice e alla ricostruzione di precisione rendendo le atmosfere di quei momenti essenziali per un affresco iconografico che non lascerà indifferenti.
Franco Ferri
7 agosto 2017