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OTTOBRE 2020

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Il Meglio e il Peggio del mese
LACCI di Daniele Luchetti
Sceneggiatura di Domenico Starnone,Francesco Piccolo,Daniele Luchetti

Con Alba Rohrwacher,Luigi Lo Cascio,Laura Morante,Silvio Orlando,Giovanna Mezzogiorno

Si cerca di cogliere il fulcro dell’amore raccontando le scelte delle relazioni,ma quando si frantuma il cuore del sentimento raccoglieremo soltanto le macerie di condivisioni perdute. Potrebbe apparire un aforisma d’idealismo imperterrito o molto più probabilmente l’epitaffio da sogno infranto di quei feuilleton inossidabili che in format rinnovati sorreggono gagliardamente anche ai nostri giorni hit e fan delle trame melò. La storia prendendo per buona la stringa iniziale sottolinea l’ulteriore quadro rappresentabile in una sovrastruttura soffocante quale il matrimonio che a volte,per l’espressione complicata di un avvolgente mezzo,tende ad essere confuso con il fine in quanto presunto covo dell’amore tout court. Sono i lacci e laccioli che legano la coppia durante l’unione a svolgere delle regie impercettibili mettendo in evidenza le divergenze dettate dalle ritorsioni oppure d’inverso quella specie di calamita opportuna,magari un po’ingannevole,atta a favorire il ritorno all’ovile. Nelle conseguenze dinamiche i lacci esprimono anche il razionale ricorso alla tregua,l’ultimo testimonial per riannodare i fili offerto a coloro che stanno per venir spazzati via dalla tempesta,nello specifico i figli. Lacci ben legati diventano anche quelli di chi ha forse conosciuto per brevi stagioni qualche zampillo d’amore,ma ora è saturo di abitudini e consuete sopportazioni dell’uno sull’altro. La vicenda nella letteraria ascendenza aveva trovato nelle subdole ferite che procurano i laccioli il quid lacerante,dove fors'anche riallacciare speranzosi propositi attraverso una forma modulata sul dialogo epistolare dei protagonisti. Lettere infuocate ma sottilmente desiderose di verità e d’armistizio da chi è stato deluso,tradito. Altre pagine scritte sull’onda postuma quando le tensioni spremute dal tempo rimandano ponderate riflessioni personali per estrapolare un senso riparatorio e con maggior probabilità per evitare il baratro. Il film per traslare il libro dovrà scorgere mediazione espressiva tra il risalto semantico dei lacci e un intrecciato,arduo fraseggio comunicativo. La rarefatta atmosfera delle parole,un racconto asimmetrico che poggia in primis su sensazioni nette pretende un adattamento cinematografico particolare. La vicenda di Aldo e Vanda si complica,il loro matrimonio si sbriciola a causa del tradimento,quando lui preferisce Lidia alla moglie. La situazione nel tempo avrà strascichi senza confini perché l’unione tra i due non s’interrompe mai definitivamente,si circonda di rancori pretendendo chiarezze con ambiguità insostenibili ma praticabili. I figli avranno parte considerevole sono vittime e in quanto tali vorrebbero occasioni di riscatto,rimpianto per sé stessi e i genitori. I lacci stringono legami distruttivi ma potrebbero lusingare miracoli di ricomposizione. La pellicola non vuole atmosfere vivide da psicodramma dell’amore. Piuttosto la sceneggiatura vorrebbe equilibrio alla ricerca di una stilizzazione tra ambiente e vissuto,ma nella sostanza pare lasciare intorno ai personaggi un effluvio da romanzetto minimalista. Le parole ruotano intorno,tra citazioni colte di letteratura come quella di Scott Fitzerald carpita dalla radio,ma è segno di atmosfera saprofita e verbosa. In maniera distintiva il difficile nel plot era trovare il jolly,una vera unità di stile e racconto tra le varie anime che in definitiva rimarrà latitante. Con furbesca e riduttiva iniziativa si adotta uno spezzettamento che favorisca differenti soluzioni quasi fossero vari episodi autonomi sul tema controverso delle relazioni. L’idea delle stripes e il gioco riflesso che queste potrebbero provocare per surrettizio immaginario lasciano agli spettatori tutta l’incombenza di scoprire il disegno del puzzle,un denominatore dalla resa comunque fiacca. Gli interpreti differenti che ruotano e si alternano in cronologia nei ruoli chiave di questa storia fanno rivelare,depurando ogni candida ingenuità,un escamotage dal sapore produttivo per favorire la vetrina di molti attori da locandina. Non è per niente spiazzante,infine risulterà un espediente vecchio e foriero di caduta artistica. Nel 2009 ci fu qualcosa di analogo,Terry Gilliam per la morte prematura durante le riprese del protagonista Heath Ledger,rischiò che il film,Parnassus,restasse incompiuto. Perciò decise di far girare le scene mancanti in quello stesso ruolo a svariati,noti attori. Nel film questi con le loro facce molteplici apparivano come un gioco mentale e speculare che il protagonista riservava alla propria identità come rappresentassero una costruzione dal profondo. Non si rivelò affatto un estro vincente ma una posticcia trovata per soccorrere lacune certe. Per analogia risuscitata anche oggi i lacci non erano evidentemente della taglia giusta per riempire tutti i buchi del palinsesto.