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GENNAIO 2020
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Il meglio e il peggio del mese
HAMMAMET di Gianni Amelio
Sceneggiatura di Gianni Amelio, Alberto Taraglio

Con Pierfrancesco Favino,Livia Rossi,Silvia Cohen,Luca Filippi

All’inizio del film una didascalia indirizza il pubblico,ma non è un semplice riferimento che localizza e focalizza la temporalità della storia. Quando appare,”In Tunisia, alla fine del secolo scorso”,si deduce che la vicenda sugli ultimi anni di Bettino Craxi nella villa di Hammamet possa premettere un punto di vista lontano,ormai tranquillizzato quantomeno adatto all’osservazione distaccata di fatti cruciali mai troppo segnati. Mentre il film s’inoltra diviene sempre più evidente che Gianni Amelio da quella dicitura prediliga un atteggiamento sterilizzante perché sviluppare con caparbietà l’equazione Craxi attingendo soltanto presunta storicità per qualcosa di vago identificato nel passato,magari annebbiato di tiepido romanticismo,produrrà d’inverso una nefasta idea di subdola censura proprio nei confronti della verità storica. Non serve la biografia decadentista sulle memorie dell’ultimo colonizzatore del novecento se questa assume astrattezza e opachi riferimenti con la politica che svolse. Craxi e la sua opera in realtà sono sempre presenti da allora nel paese con oscura perseveranza quasi che una sceneggiatura strisciante ha svolto e continui azione corrente attraverso degli altri attori e sigle rinnovate confermando l’eterna disponibilità dei gattopardi a cambiare tutto per non cambiare affatto. Fa di certo comodo essere cauti per evitare una trama che se caricata di coraggio antiretorico avrebbe messo il dito nelle piaghe mai curate di un paese. L’uomo politico è stato un diligente,alacre muratore che ha cercato di contrapporre un’altra forma di sistema scardinando le istituzioni dall’interno del mondo parlamentare. Riuscì a togliere molti diritti acquisiti dalle classi lavoratrici con sincronia micidiale facendo emergere la rinascita di quelle sembianze autoritarie che parevano sepolte,in parallelo sdoganò la questione fascista fino allora relegata a tabù da codice penale. Burattinaio e anche burattino contribuì a rompere la centralità dello stato quale fondamento di democrazia e coadiuvò al superamento di questo ruolo cardine facilitando la supremazia del potere economico. Del resto fu il primo padrino di Berlusconi spianandogli la strada nel primato delle televisioni e,se per necessità virtù,anche nel suo successivo ruolo di governante. La corruzione divenne un marchio infamante di tutto lo staff che ha travolto per immagine riflessa l’Italia ovunque nel mondo. Il partito di riferimento era divenuto una specie di club per affari piccoli e grandi che attrasse affetti da cinico rampantismo di ogni provenienza ma la sua latitanza,la fuga in Africa del nord divennero esempio negativo per non cedere ai leciti passi della giustizia,anticipando un fattore di attualissimo dibattito. Si sentono le paternità e le eredità lasciate da Bettino Craxi che restano molto radicate nell’odierno periodo,dove alla semina di quelle stagioni s’è visto crescere velocemente il fenomeno del sovranismo adesso sovraeccitato da tv senza contrasto e dal disagio di classi subalterne spazzate via da strategie mirate alle quali Craxi diede effettivamente il via. Eppure la pellicola non lega uomo e politica infida nel modo filologico che si avvince di contrasto,non racconta orizzontalmente legami sulfurei e i tanti interrogativi dentro la casta. Cosa potrebbe significare veramente Hammamet ? Quali segreti nasconde la mastodontica reggia messa a disposizione da un paese estero per un solo uomo ? Il film poteva intrecciare certe relazioni scottanti sulla falsariga di Vice,intercalando l’uomo politico e i risvolti intorno alla persona quanto ad una nazione ottemperando canoni di schietto cinema civile. Avrebbe evitato senz’altro imbarazzanti luminescenze familiari,conviviali e amatorie da Downton Abbey italica con annesso servizio di ridicola spaghetteria. Al contrario il congelamento afasico e sospensivo della vera vicenda fa risaltare la ricca dimora a luogo algido per sommarie rivisitazioni e candidi dialoghi cerchiobottisti. Il film sembra adatto nell’ipocrita espressività al rituale di ossequio,quadratura di una rievocazione obbligata attentamente elargita. Gennaio ha visto coincidere a quella del politico un’altra celebrazione illustre dedicata a Federico Fellini lasciando fin troppe perplessità per lo squilibrio mediatico a favore della prima. In un paese dove conta più la retorica su Craxi rispetto alla genialità di un Fellini,grande artista tuttora ammirato in ogni angolo del pianeta,verso quale speranza di solidità futura dovremmo ancora aggrapparci ?