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Zero Theorem: Terry Gilliam profeta di visioni
Arriva finalmente in sala il film che non sarà più proiettato clandestinamente
L’autore sotto i tiri incrociati dei critici, chi vota l’affresco e chi detesta la trama

A cura di FRANCO FERRI

Christoph Waltz in The Zero Theorem
Christoph Waltz in The Zero Theorem
Prendendo a pieno carico le proprie,straordinarie doti di spontanea ironia,Terry Gilliam fino a un anno fa portava in giro per rassegne The Zero Theorem racchiuso gelosamente in un personale blu-ray,ma questa limitante condizione da home video,davvero insolita per un autore abituato ai grandi schermi e alla distribuzione sostenuta da marchi titolati,si trasformava in occasione di leggiadro e sarcastico humour. Per questo asseriva di essere “ una specie di pirata che proietta la copia senza diritti del film”. Nella realtà fino a pochi giorni fa The Zero Theorem non poteva essere visto nei cinema italiani per ragioni giudiziarie,il copyright del film restava sotto tutela di un tribunale per le vicende del distributore che lo aveva in precedenza acquisito. Ora,finalmente Minerva Pictures lo rileva e lo invia nelle sale doppiato,il momento diviene un piccolo evento che in qualche modo ripara al maltolto e alle disavventure artistico commerciali. La visionarietà profetica di Terry Gilliam non poteva essere oscurata,il film al di là di ogni opinione resta filologicamente prossimo ai temi delle grandi pellicole che hanno reso celebre il regista. C’è un inizio folgorante di psichedelica contemporaneità in cui giorno e notte paiono sovrapposti coinvolgendo anime e corpi. Sembrano la sintesi eccitante e scenografica dell’immensa mole di informazioni,richiami suadenti,desideri irrinunciabili a cui siamo tenacemente soggiogati per via mediatica. Pare inquadrare le umane inclinazioni quando entrano nella dimensione universale della rete e ne accettano l’indefinibile materia che sembra possedere una vera,consistente materialità di nuova concezione. Forse è un’altra di quelle storie che ha per tema le variabili della solitudine stavolta sotto l'egida di un algoritmo matematico. Sicuramente almeno nell'inizio in esterni appare come un rinnovato proscenio tentacolare,un indefinibile orizzonte da metropoli colorita in cui si scorgono nobili riferimenti. Gli scorci di Blade Runner erano plumbei e glaciali,il futuro distopico (termine generico e abusato) allora era solo agli inizi,oggi il pessimismo che ci circonda sembra di apparenza antiossidante e pieno di sirene accattivanti però la prigione dell’uomo non scorge sintomi e luce verso la fine di un tunnel. Il limite di The Zero Theorem semmai è nella dinamica,situazioni che fanno rispecchiare l’esistenzialismo dei protagonisti in una sindrome già narrata nelle opere precedenti di Terry Gilliam,mentre il pianeta del web e dell’informatica più in generale avrebbe voluto maggiore indicazione conoscitiva ed espressività sensoriale più volitiva. Per dare uno squarcio puntualizzante e riassuntivo fummo colpiti dall’opinione di un giornale di New York,The Village Voice che attraverso il critico (critica !?),Stephanie Zacharek,disse. “ La cosa che ci piace davvero è la sua inventiva visiva e,da questo punto di vista il film non delude:E’ un non sense figurativo,psicodramma futuribile. Peccato che la trama appiccicata intorno a tutta quella scenografia sia solo paccottiglia fantascientifica “.

Terry Gilliam
Terry Gilliam
Di certo colpisce gli occhi e la mente quell’inventiva,piena di allegorica scenografia tutt’intorno al volto triste di Qohen (Christoph Waltz),è figlia di un eccellente disegnatore che sa immedesimarsi in ciò che vede,sa riprodurlo mescolando esistenza e pura dimensione astratta,insomma sa traslare coerentemente in splendide inquadrature di cinema. Ad equazione significativa e piena di segmenti da studiare,nei quali certi tradizionalisti del pensiero cinefilo dovrebbero attingere linfa rinnovatrice,va sottolineato che sul set,tra i fondali del film non esisteva alcun elemento di realtà concreta,nemmeno l’interno della chiesa sconsacrata aveva fondamenta di pietra. L’apoteosi degli effetti digitali in fase di genuina creatività ha sorpreso anche un critico invero quasi sempre vicino al realismo classico,così Roberto Nepoti (La Repubblica) dopo aver visto l’ultimo Gilliam,dirà. “ L'interesse di «The Zero Theorem» risiede nell'universo futuristico degradato e circense,in perfetto stile Gilliam: Una città devastata da enormi banner pubblicitari a ogni angolo che promettono felicità,oggetti di consumo e fedi religiose. il regista ci mostra un mondo (il nostro) senza passioni e senza gioia,dominato dalle fobie e dalla solitudine “. Piace l’aspetto visivo e di sintesi che offre molto spazio al dibattito,Emiliano Morreale su L’Espresso vuol evidenziare le radici fumettistiche dell’opera ma contemporaneamente afferma alcune soluzioni poco riuscite,carpite come vedremo anche da svariati osservatori. “Si intrecciano satira e lirismo,e un'estetica barocca,particolarmente debitrice di certo fumetto anni settanta  (il francese Moebius). Qui però la sua vena è appannata,e le mille trovate baracconesche si avvitano su loro stesse in maniera troppo compiaciuta “. In questa discrasia appare convinto assertore esprimendosi in modo diretto,Federico Gironi (Comingsoon.it),dicendo. Non si può far finta di non vedere che il suo cinema sembra incastrato in mezzo ad ossessioni e fissazioni che gli fanno vivere un eterno passato. Bastano pochi minuti per capire che il film è debitore all’estetica e ai personaggi di «Brazil»,le riflessioni filosofiche sul senso dell’esistenza sono più o meno le stesse. Tra i commentatori delusi ai quali non serve neppure un tentativo di analisi deduttiva per far capire dove nasce il giudizio negativo troviamo;Maurizio Acerbi del Giornale. “ Vi deve piacere Terry Gilliam e molto,perché il suo cinema,spesso sopra le righe,non è facile da digerire in alcuni momenti,viene il mal di testa “. Niente guai fisici invece per Giorgio Carbone,su Libero gli basta la metafora culinaria e…un po’di evidente,prevenuta ostilità ! “Spiacerà a chi credeva ancora nel genio visionario di Gilliam,nonostante i flop a ripetizione. Ma anche  i fan hanno da mettersi il cuore in pace. Terry è proprio bollito. E fa bollire anche i suoi attori “.
19 luglio 2016