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Spotlight: Dove nasce la verità
Il film sull'inchiesta del Boston Globe fa tornare di moda il cinema d’indagine
Ottimo per il giornale dei vescovi ma chi sta al governo getta acqua sul fuoco

A cura di FRANCO FERRI

Mark Ruffalo in Il Caso Spotlight
Mark Ruffalo in Il Caso Spotlight
Il Caso Spotlight
riporta in cima il cinema d’indagine,uno stretto rapporto tra sceneggiatura e fatti veri. Il dato saliente torna all’inizio degli anni duemila nel momento esplosivo dello scandalo pedofilia a Boston che vide in prima fila un giornale,Boston Globe,con una squadra di giornalisti autentici e coraggiosi,dei quali attualmente sentiamo la mancanza. Sicuramente dalla fine degli anni novanta in poi,l’excalation di internet ha determinato la decadenza dei quotidiani cartacei,ma la preveggente iniziativa editoriale di quel giornale cercava di scongiurarla,grazie ad un nuovo direttore lontano dall’ambiente locale pieno di compromessi e amicizie. Favorirono la scelta di andare fino in fondo allo scandalo della Chiesa cattolica perché la verità avrebbe interessato i lettori e rilanciato il Boston Globe. Spotlight è il nome di un reparto d’assalto della redazione predisposto alle inchieste,stona semmai il nesso con il titolo italiano che sembrerebbe assegnare il nominativo dell’ufficio come complemento al solo caso sulla novantina di preti scoperti nei loro ricatti sessuali. Oggi c’è gran bisogno di ritrovare lo spirito battagliero che scova e scopre le malefatte dei poteri,Michael Keaton,uno degli attori,accosta Stati Uniti e Italia su una brutta somiglianza,” I giornali sembrano non aver quell'incisività di un tempo quando si mettevano dietro a delle inchieste per denunciarle e poi renderle pubbliche,suppongo che anche in Italia il giornalismo battagliero si sia un po' appannato”. Il cinema americano ha sempre la sintonia giusta per far vedere ciò che indigna e dà fastidio,Il Caso Spotligth rinverdisce questo dna attraverso una vicenda costruita in profondità sulle mille carte e derivazioni che attestano grande profondità cesellando le personalità composite di tanti personaggi. Ciascuno di essi non esibisce schemi ma comunica in crescendo le proprie progettualità,le esalazioni,paure e traumi di persone coinvolte dove i carnefici spesso sono celati negli anfratti,nel tepore protettivo dei legami cittadini. I dubbi sono costante sulfurea che si mescola al coraggio intossicandolo,afferma in proposito Roberto Escobar (Il Sole 24 Ore Domenica). “ Conviene a un giornalista mettersi fuori e contro il sistema ? Il potere da combattere si fissa nelle teste degli individui e diventa rispetto,prudenza,convenienza ”. Boston a differenza di grandi metropoli americane resta una città dove regna la misura d’uomo ma con essa sono più stretti e subdoli i rapporti di conoscenza,quasi fosse provinciale,e la Chiesa può forgiare coscienze e logiche di potere. “ Già in «Mystic River» la snobbissima e clericale Boston peccava di pedofilia”,suggerisce Maurizio Porro sul Corriere della Sera ”.

Roberto Escobar
Roberto Escobar
Chi seguirà con attenzione questo originale esempio di cinema civile,anche un thriller che s’introduce nei rivoli della società,avrà a tratti l’impressione di veder descritto l’ambiente d’Italia. Del resto il gemellaggio con il Vaticano si concretizza quando il Cardinale Bernard Law,crocevia di molti interessi e malaugurato insabbiatore del caso,verrà trasferito a Roma nella Basilica di S. Maria Maggiore,e qualcuno in sala mormora,”addirittura promosso !” Silvana Silvestri de Il Manifesto ricorda.“ L’allora cardinale Ratzinger dall'Italia interveniva contro i media americani che gettavano discredito e si dovrà aspettare Papa Francesco per la condanna definitiva ”. Tra le opinioni che definiscono la pellicola,va considerata quella dell’Avvenire,quotidiano di ispirazione cattolica,che guarda a Spotlight in modo aperto al di là di ogni possibile pregiudizio. “ Non è un semplicistico atto di accusa sugli abusi e silenzi della Chiesa ma un racconto obiettivo che ha come focus principale il giornalismo di inchiesta “. Il cuore del film fa breccia,ma non tanto nella nota del Foglio che in linea con il consueto conservatorismo preferisce attaccare quelle scelte del Boston Globe. “«Il Globe» ha celebrato coloro che abbandonavano la chiesa come «illuminati» trattando il cattolicesimo come un disordine mentale”. Sicuramente Martin Baron e la sua squadra non avevano questo intento,frutto casomai di un’interpretazione integralista e di opportunità corrente,ma Federico Gironi di Comingsoon.it dirà qualcosa sul tema. “«Il Caso Spotlight» non si schiera mai contro la Chiesa tout court o contro la religione:è attento anzi racconta come le responsabilità di un silenzio omertoso siano in buona parte imputabili anche alla società laica,e allo stesso mondo del giornalismo ”. Se il film mostra grande potenzialità nel far dibattere tematiche e idee,altrettanto concede per l’analisi tecnica dove Federico Pontiggia (Il Fatto Quotidiano) scorge ambivalenza semantica. “ Avercene di questo giornalismo investigativo,e di questo cinema che gli rende giustizia con la medesima urgenza etica ”. Aggiunge qualcosa Carlo Valeri di Sentieri Selvaggi.” Nel solco tracciato da Lumet,Pakula e soprattutto Redford,ecco un grande esempio di cinema civile,molto liberal,formidabile per la solidità con cui narra la forza etica ”. Quando si legge un quotidiano governativo,quindi votato a gettare acqua sul fuoco,di una storia troppo libera,possiamo trovare critiche di questo tipo che alleggeriscono un’importanza “«Il Caso Spotlight» è un film buono,medio,normale. Tom McCarthy svolge un lavoro corretto ma senza guizzi,un film dallo stile piatto diretto in modo convenzionale ”. Così scrive Alberto Crespi su L’Unità,però se Spotlight fosse stato un prodotto italiano certamente l’avrebbe incensato,propagandato oltre ogni limite di credibilità.
28 febbraio 2016