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Il bluff di Sorrentino
Il regista escluso da Cannes era da tempo osservato speciale del Festival
Polemiche e critiche nascoste per truccare un gioco al servizio di Loro

A cura di FRANCO FERRI

Paolo Sorrentino regista di Loro
Paolo Sorrentino regista di Loro
L’uscita di Loro nelle sale ha coinciso con segnali di varia natura che non facevano presagire un maggio di trionfi. Il film di Sorrentino diviso in due parti nemmeno lunghe già entrava malauguratamente in un gioco speculativo sulla pelle e la spesa degli spettatori costretti a pagare due volte per vedere la medesima storia. A giochi fatti un montaggio maggiormente accurato avrebbe dato garanzie di snellezza e fruibilità a tutto il contenuto di un unico plot. Nel cinismo reso dal box office,Loro 1,stabilirà nei primi dieci giorni cifre al di sotto delle previsioni con media giornaliera pari a 64 presenze per sala. Questo avveniva a dispetto di un’enorme disponibilità di schermi che porterà al momento della contemporanea distribuzione con Loro 2 a fruire di quasi 900 sale. Il sostanziale monopolio ha determinato un blocco nel mercato e il rinvio dell’uscita anche di importanti film di qualità,ma nonostante la corsia preferenziale da esposizione mediatica senza precedenti la pellicola non riesce a diventare un evento memorabile. I record sono lontani,il pubblico non risponde alle sollecitazioni mettendo in luce quanto il tema centrale del film,Silvio Berlusconi,non riscuota più l’interesse virale di un tempo. Eppure quando è stato presentato il cartellone del 71° Festival di Cannes l’esclusione di Paolo Sorrentino venne equiparata all’urlo di uno scandalo. Se il Tg3 sperava in un ripescaggio improbabile quasi fosse una grottesca decisione da tavolo politico,“Sono in corso ulteriori trattative per portare Loro sulla Croisette”,il dirimpettaio Tg2 alcuni giorni dopo riferiva rischiando la farsa da miglior fake news del mese che,“Assente a Cannes la prima parte,si spera di portare al festival Loro 2”. Thierry Frémaux,critico cinematografico e delegato del Festival,era stato chiaro e definitivo dopo aver comunicato la selezione del concorso 2018 risaltando le virtù di scelte improntate alla massima valorizzazione dei giovani cineasti delle nuove tendenze. Alla resa dei giudizi finali;Loro,non è certo una pellicola di grande livello e il risultato artistico modesto stona con la volontà mediatica di crearle intorno una specie di bluff,quel comportamento simulatore che si adotta nel poker mascherando le emozioni del gioco per trarre in inganno gli altri. Chissà perché Paolo Sorrentino doveva essere comunque presente a Cannes ? Quest’ansia del tutto dovuto non trova altrettanti sostenitori nel panorama internazionale. C’é una posizione squisitamente cinefila che molti osservatori italiani non tengono in debito conto,ma nel rigoroso mondo del festival francese dove la cinematografia possiede tuttora un valore indiscutibile (a differenza dell’Italia),spinge in alto la verità più legittima. La direzione di Cannes ha preso atto di una vigorosa polemica sedimentata,un’autorevole levata di scudi che venne ingaggiata dai critici contro Sorrentino fin dal 2015. La sollevazione nata al festival di quell’anno,molto variegata nell’informazione cinematografica e presente con evidenza nelle voci cinefile ascoltate direttamente durante quelle giornate di proiezioni,faceva emergere una comune opinione che non riusciva a metabolizzare con razionalità perché ogni nuovo film del regista fosse sempre in gara alla kermesse. Per la cronaca,allora Youth – La Giovinezza fu molto criticato in negativo,pensiamo alla più corta e beffarda recensione mai scritta dal prestigioso Cahiers du Cinema,che nella lapidaria frase,”Non ne vale la pena”,sintetizzò l’identikit contenutistico del film. Il regista italiano viene accusato di fare pellicole per nulla d’autore,le sue sequenze sarebbero calderoni zeppi di stilemi da tecniche pubblicitarie che non incantano certo chi segue i percorsi virtuosi e innovativi della settima arte. Vi invitiamo a leggere,rileggere quel commento descrittivo dei fatti,(link accanto),durante Cannes 2015,da lì trovava origine l’arcano che nessuno vuol toccare. La totalità dei media italiani non rilevò mai l’aria che stava tirando preferendo il clima condizionato dal sistema tra tifo e patriottici slanci,dimenticando colpevolmente come la buona sorte di Sorrentino dopo La Grande Bellezza stava invece scemando. Il ritorno con Loro a Cannes era impensabile alla luce di un netto pollice verso intorno al film,oltretutto stavolta più del passato subordinato all’alone provinciale della vicenda che per scelta tematica e maschere iconiche limiteranno con probabilità la fruibilità alla sola penisola. Non c’è universalismo,il personaggio Berlusconi tuttalpiù interessa qualche élite politico economica internazionale ma nella gente comune del pianeta le smorfie cinematografiche del Silvio/Servillo continueranno a restare un problema indifferente. Adesso anche Paolo Mereghetti si sbilancia sul Corriere della Sera e scrive.” Loro é un compiaciuto ritratto dell’immoralità che finisce per essere ridondante e ripetitivo”.