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Favino tradito dall’Oscar
Il Traditore non entra tra le nomination del Miglior Film Internazionale
Delusione sulla stampa ma il fatto era da tempo verdetto annunciato

A cura di Franco Ferri

Per Favino e Il Traditore niente Nomination Oscar
Per Favino e Il Traditore niente Nomination Oscar
La figura di Tommaso Buscetta,interpretata da Pierfrancesco Favino nel film di Marco Bellocchio;Il Traditore,era divenuta una specie di portabandiera fin dalla primavera dell’anno appena passato quando la pellicola fu presentata in concorso al Festival di Cannes. Nonostante non ricevesse alcun premio il lavoro venne trattato dai media italiani alla stregua di virtuale trionfatore e questa spinta è stata senza dubbio decisiva per la candidatura italiana alle Nomination Oscar 2020. Possedeva già una caratura internazionale e in quanto a potenziali competitor il cinema italiano negli ultimi dodici mesi non ha saputo offrire di meglio. Alla resa dei conti non entrerà nell’ultima scrematura di nove titoli che si contenderanno le ambite poltrone per la Notte degli Oscar ma questo se analizzato con attenzione,seppur sottostimato,era un dato atteso. Il Traditore complessivamente è una buona storia,di certo superiore a tutti i film italiani degli ultimi tempi,ma negli appuntamenti fondamentali del cinema sì è dovuto scontrare con pellicole memorabili molto prossime a rimanere nella storia di questi tempi cinematografici. L’ambito internazionale del 2019 fin da Cannes si è concentrato su alcune vicende diversissime tra loro eppure capaci di segnare con i propri indiscutibili valori un’attrattiva universale. Dopo il sontuoso Parasite,non vanno dimenticati,Dolor Y Gloria,I Miserabili o Atlantique,che rappresentano l’apice,ed in questi match tra giganti il film di Bellocchio è stato anche un po’ sfortunato ad incontrarli. L’accaduto ha messo fine alle speranze,c’è recriminazione sui giornali e Il Corriere della Sera fa da apripista affermando,“ «Il Traditore» aveva suscitato interesse all’estero per la capacità di discostarsi dai cliché dei film di mafia”. Però l’assioma resterà un tormentone nazionale perché il film finora è stato premiato unicamente in Italia mentre fuori dei confini solo al Festival di Siviglia ha ricevuto un’onorificenza (Pierfrancesco Favino). Da qui ai prossimi mesi conterà una quindicina di mercati dove potrà uscire in sala,Usa compresi,nonostante la propaganda reciti il solito balletto di novanta paesi interessati,il miglior dato al momento proviene dalla Francia che comunica un impatto valente il 116° posto (355.916 presenze) nella classifica 2019. La delusione nomination non stempera e Pedro Armocida su Il Giornale scrive ,” Non è bastato attirare i giurati dell’Academy sul fatto che il film arriverà negli Usa distribuito dalla Sony “. Il postulato dell’articolista se avesse una qualche ragione prospettica dovrebbe tener conto che Dolor Y Gloria avrebbe avuto per forza migliori chance,è sotto il marchio della stessa Sony e con quel parametro da business il film di Almodovar presenta un biglietto da visita negli Stati Uniti vicino a 4 milioni d’incasso. Mentre il suo totale nei ricavi internazionali fissa al momento 35 milioni di dollari,che danno la misura complessiva di un interesse globale decisivo molto maggiore del Traditore. Sono aspetti molteplici importanti quando si debbono stilare giudizi per l’informazione e questo giornalismo che non guarda mai fuori dei confini nazionali si presta all’inalterabile balletto provinciale. Tutta la vita del film fin dall’apparire è sostenuta dall’eccessivo,l’effluvio di una propaganda che ha visto come in precedenza commentato,Bellocchio sotto l’ala del sovranismo,ovvero il riverbero di una moda socio politica diffusa in ogni branca di pensiero. Anche nel cinema assistiamo all’esaltazione del locale evitando sguardi e confronti con le pellicole che arrivano da fuori,così possiamo leggere limitazioni culturali da rabbrividire. Il titolo dell’Unione Sarda è molto esplicativo al proposito circoscrivendo il disappunto sul Buscetta/Favino escluso dall’’Oscar,” Personaggio dai toni verdiani che gli Usa non capiscono”. Tuttavia la Notte degli Oscar non è una serata all’Opera,eppure anche La Stampa ci mette del suo per rimarcare superficialità e sembianze marginali. Credeva che sarebbe bastata,” La ricostruzione fedele dell'epoca,il rispetto e la rivalutazione della lingua siciliana”, per fare della pellicola una storia da Academy Awards. Sembrano non prevalere più nei critici e in chi scrive sull’argomento specificità culturali e di verifica del linguaggio cinematografico. Soprattutto conoscenza perfetta del settore qualificata a strutturarsi quale organica ad un divenire dell’arte e delle contemporanee forme di comunicazione. Per fortuna qualcuno ha ancora la capacità di sintetizzare la presente fenomenologia stoppando le tante amenità nel tema odierno. Cristina Piccino su Il Manifesto ricorda con lucidità per quali motivi un fatto discusso troverà l’epilogo equilibrante. “Al «Traditore» manca qualcosa che nelle altre opere candidate al’Oscar è dettaglio dominante:Una riconoscibilità,banlieue,scontro di classe,immigrazione,metafore atroci e culture risucchiate dalla modernità,il film di Bellocchio è invece un film di mafia,storico in senso tradizionale”. Comprenderemo all’istante perché le nomination al Miglior Film Internazionale dell’Oscar 2020 saranno giuste.